Coronavirus, via libera del Cts alla riapertura degli impianti sciistici dal 15 febbraio. Ma solo nelle zone gialle

Il Cts ha bocciato la proposta delle Regioni di riaprire gli impianti anche nelle zona arancione ma con una capienza ridotta al 50% su funivie, cabinovie e seggiovie

I gestori degli impianti di risalita possono tirare un sospiro di sollievo: il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera alla ripresa dello sci a partire dal 15 febbraio, ma soltanto nelle zone gialle. Gli impianti nelle zone rosse e arancioni rimarranno dunque chiusi per evitare assembramenti che potrebbero portare a un ulteriore aumento dei casi di Coronavirus. Alla fine il Cts ha bocciato la proposta delle Regioni in base alla quale gli impianti avrebbero potuto riaprire anche in zona arancione ma con una capienza ridotta al 50% su funivie, cabinovie e seggiovie e, allo stesso tempo, ha istituito l’utilizzo obbligatorio di mascherine Ffp2.


Il piano presentato dalle Regioni prevedeva anche un tetto massimo per il numero di skipass vendibili ogni giorno e per gli accessi e le consumazioni nei bar e ristoranti. Inizialmente prevista per il 7 gennaio, la riapertura degli impianti sciistici è stata rinviata a dopo le vacanze natalizie. Il 2 gennaio il ministro della Salute Roberto Speranza l’aveva rinviata sulla proposta della conferenza della Regioni e delle Province autonome che avevano chiesto del tempo aggiuntivo per poter adattare gli impianti secondo le ultime indicazioni del Comitato tecnico scientifico.

I gestori chiedono la rimozione del divieto di spostamento tra Regioni

Il Presidente nazionale Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani (Uncem) è comunque soddisfatto: «Ora si può ripartire, con buon senso, regole chiare e impegno di tutti. Attendiamo di vedere i documenti del Cts ma siamo sempre stati convinti che le proposte delle Regioni fossero adeguate», dichiara. Anche il presidente della regione Veneto Luca Zaia è positivo: «Si tratta di un bel segnale che da un lato ci regala una grande tranquillità perché il via libera arriva direttamente dal mondo scientifico e, dall’altra parte, fornisce l’occasione per un rilancio della montagna in concomitanza coi mondiali di sci di domenica prossima».

I gestori però sono soddisfatti a metà. «Ora va tolto il divieto di circolazione tra le Regioni – dichiara la presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari (Anef) Valeria Ghezzi – abbiamo bisogno di sapere che si possa venire in montagna. Non voglio pensare che le imprese interrompano la cassa integrazione per i dipendenti e poi venerdì prossimo ci dicano che non tolgono il divieto di spostamento. Abbiamo già subito tantissimi danni e decine di aziende sono in crisi di liquidità».

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