Il ritorno di Parler. Il social sovranista cancellato dopo l’assalto a Capitol Hill ha trovato una nuova casa

Anche se è tornato online sul provider Epik, rimane impossibile scaricarlo da App Store e Play Store

Un nuovo server e un nuovo Ceo. Parler è tornata in rete, dopo che Amazon l’aveva tagliata fuori dai suoi server in seguito all’assalto a Capitol Hill. Non tutti possono usarla: per fare un nuovo profilo sarà necessario aspettare almeno qualche giorno. Ad ospitare Parler sarà il provider Epik, un servizio di web hosting che tra i suoi clienti ha anche Gab, altro social netwrok dell’alt-right, The Daily Stormer, testata neo-nazi, e 8chan, la versione più cupa di 4chan (nota anche per aver ospitato il manifesto dell’attentatore di El Paso). Non solo, nei mesi scorsi Epik aveva già accolto le sue porte a Patriots.win, il forum nato da Donald.win dove si radunavano i sostenitori di Donald Trump. Come abbiamo documentato nelle ore dopo l’assalto a Capitol Hill gli utenti di questo forum avevano continuato a scambiarsi proclami di guerra.


La piattaforma ora si prepara a una nuova fase. Oltre al server infatti ha cambiato anche il suo Ceo. A guidare Parler ora c’è Mark Meckler, fondatore del think tank ultra conservatore Tea Party. Già nel dicembre 2020 Meckler aveva chiarito su Twitter le sue posizioni nei confronti delle Big Tech: «Twitter fa schifo… Dico, fa seriamente schifo. Odiano la libertà di parola. Soprattutto quando a chiedere di esercitarla sono i conservatori. Unitevi a Parler». L’app di questa piattaforma invece è ancora difficile da trovare: è stata bloccata sia su App Store che su Play Store.

I 20 milioni di utenti nel Twitter dell’alt-right

Anche se Parler è di nuovo online, entrare non è così semplice. Abbiamo fatto un test con un account creato prima del blocco e sia da mobile che da pc sembra che il social stia avendo qualche problema ad accogliere i vecchi frequentatori. Un problema che al momento può essere legato alla difficoltà di gestire l’accesso in simultanea di milioni di utenti, la società infatti ha dichiarato che prima del blocco deciso dalle Bigh Tech si erano registrati 20 milioni di profili. «Parler è stato creato per offrire una piattaforma che protegge la libertà di parola e valorizza la privacy e il discorso civile», spiega Meckler. E aggiunge: «La rete è determinata a tornare nonostante sia stata messa offline da coloro che desiderano mettere a tacere decine di milioni di americani».

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