Il voto nelle grandi città verso il rinvio a ottobre, la lezione dal Portogallo: dopo le elezioni la situazione peggiore in Europa

La verità è che tutti hanno buoni motivi per chiedere il rinvio delle amministrative. Il Pd di Nicola Zingaretti, ad esempio, non è ancora pronto con i candidati

Archiviata la crisi di governo, il prossimo appuntamento in agenda sono le elezioni comunali, previste per maggio. Ma c’è già chi spera in un rinvio, come Lega e Forza Italia che si augurano di poter spostare il segnaposto sul calendario dalla primavera a settembre o addirittura ottobre. Quando la ministra Luciana Lamorgese lo convocherà per consultarlo, Matteo Salvini ha già stabilito che metterà sul piatto la volontà di posticipare le elezioni. Come spiegato in un retroscena su La Stampa, per la Lega un confronto duro in campagna elettorale avrebbe, inevitabilmente, «un riflesso politico sugli equilibri di governo».


I rischi già visti in Europa

La scelta, in realtà, ha anche motivazioni più pratiche, oltre che strettamente politiche. Con la pandemia di Coronavirus in corso, non sarebbe opportuno dare il via a una campagna elettorale senza comizi, o incontri in teatro. Sarebbe un investimento a perdere per l’impossibilità di interagire con gli elettori. Allora meglio rinviare a settembre o a ottobre quando, tutti se lo augurano, «saremo fuori dalla fase acuta della pandemia, al termine del piano vaccinale», fanno sapere fonti vicine alla Lega.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva già messo in guardia sui rischi di tornare al voto in occasione dell’ultima crisi di governo. In Paesi come Portogallo gli effetti sono stati preoccupanti: due settimane dopo il voto del 24 gennaio si è registrato il più grande peggioramento della pandemia in tutta Europa.

Tutti hanno buoni motivi per chiedere il rinvio

La verità è che tutti hanno buoni motivi per chiedere il rinvio delle amministrative. Nonostante il Pd di Nicola Zingaretti, ad esempio, non si sia tirato indietro – convinto di poter vincere nelle grandi città d’Italia come Torino, Milano, Roma, Napoli -, così come la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, né il centrodestra né lo schieramento attorno al Pd è pronto con i candidati.

L’unico dato certo è che votare di qui a pochi mesi si corre il rischio di far impennare la curva epidemiologica. Ci sono ancora diverse settimane prima di dover decidere: spetterà alla ministra Lamorgese stabilire una data certa entro la metà aprile. Per farlo dovrà consultare ogni singolo partito ma anche tener conto dell’andamento dell’epidemia.

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