«Usare i seggi elettorali per somministrare i vaccini». Da Como una proposta per rimediare ai disastri lombardi

L’idea – opposta alla strategia dei grandi hub messa in campo dal Pirellone – arriva dal coordinatore della Protezione civile di Mozzate: «È implementabile in ogni comune e non serve la prenotazione». Finora è stata ignorata

Usare i seggi elettorali durante il weekend, quando le scuole non sono frequentate dagli studenti, per somministrare senza alcuna necessità di prenotazione i vaccini contro il Coronavirus. Innanzitutto agli anziani e ai soggetti più fragili, che hanno difficoltà a raggiungere i grandi hub, ma potenzialmente a tutta la popolazione lombarda che intende immunizzarsi. Il modello, pensato soprattutto per i paesi medio-piccoli, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, è stato ideato dall’ingegner Luca Cozzi, coordinatore della Protezione civile di Mozzate, in provincia di Como. Ma la sua proposta, finora, è caduta nel vuoto: «Ho sottoposto questo piano il 24 gennaio 2021 a tutte le istituzioni. Ho scritto al ministro della Salute e all’allora commissario straordinario Domenico Arcuri, a Regione Lombardia, all’attuale premier Mario Draghi e all’Anci: nessuno mi ha risposto», racconta Cozzi a Open.


In compenso Regione Lombardia ha deciso di abbandonare ogni tipo di programmazione per gli over 80 che non hanno aderito alla campagna e per quelli che ancora non sono stati chiamati. Dal 7 all’11 aprile potranno vaccinarsi andando al centro più vicino (quale?), con un documento d’identità e la tessera sanitaria. Chi ha difficoltà a camminare è invitato a rivolgersi al proprio medico o a chiamare il numero verde 800.894545: gli addetti, promette l’assessore al Welfare Letizia Moratti, «prenderanno in carico la segnalazione e prenoteranno l’appuntamento per la vaccinazione a domicilio».

L’idea di Cozzi, al contrario, si basa su una serie di considerazioni semplici, ma tutt’altro che banali. E soprattutto precise: i seggi elettorali sono presenti in tutti i comuni d’Italia, sono facilmente raggiungibili anche a piedi e soprattutto la suddivisione della popolazione in sezioni elettorali è un criterio già collaudato, è noto attraverso la tessera elettorale e non richiede alcuna prenotazione. «Sarebbe sufficiente dividere le persone in giornate, a partire dai più anziani. Ho fatto una simulazione prendendo come riferimento la popolazione over 16 di Mozzate: 6.618 persone. Per vaccinare tutti basterebbero due weekend, più due weekend per fare il richiamo. I 16enni e i 17enni andrebbero nella stessa sezione dei genitori».

LUCA COZZI | Vaccini anti-Covid, la simulazione del modello organizzativo basato sulle sezioni elettorali per la popolazione over 16 di Mozzate, in provincia di Como.

Il piano di Cozzi non prevede la chiusura delle scuole, in quanto le somministrazioni avverrebbero nel fine settimana, con successiva sanificazione degli ambienti. Per la logistica e la predisposizione di ambienti e percorsi, verrebbero impiegati i volontari della Protezione civile, mentre per le iniezioni e il successivo monitoraggio si farebbe ricorso ai medici di base, con l’aiuto di medici e infermieri residenti sul territorio da coinvolgere come volontari con un avviso pubblico. Rispettare la catena del freddo per la corretta gestione del vaccino Pfizer non sarebbe un problema, perché il preparato resiste per cinque giorni a una temperatura compresa tra 2 e 8 gradi centigradi.

Spiega ancora Cozzi: «Basterebbe portare nelle scuole un classico frigorifero domestico, con mantenitori di freddo per aumentare la stabilità della temperatura e un piccolo gruppo elettrogeno in caso di mancanza di corrente. Non è necessario alcun ultracongelatore, perché i vaccini arriverebbero nelle sedi prescelte il venerdì pomeriggio e la domenica sarebbero terminati».

LUCA COZZI | La procedura per la vaccinazione della popolazione over 16 di Mozzate riassunta in 11 punti.

La logica è quella di “coprire” l’ultimo miglio. Il trasporto delle fiale dall’hub più vicino al paese di destinazione verrebbe effettuato con mezzi della Protezione civile o della polizia locale, in un semplice contenitore termico, il venerdì pomeriggio. Le fiale, sorvegliate durante la notte da un presidio della stessa Protezione civile, si scongelerebbero progressivamente e sarebbero pronte per sabato mattina. In alternativa, le consegne nei vari comuni potrebbero avvenire con mezzi frigorifero gestiti dalle autorità sanitarie regionali e scortati dalla polizia, esattamente come avviene normalmente il sabato mattina prima delle elezioni, quando bisogna distribuire ai seggi le schede elettorali.

La vaccinazione vera e propria, infine, verrebbe organizzata con un frazionamento per anno di nascita a livello di giornate e per cognome a livello di orari tra mattina e pomeriggio, in modo da assicurare un afflusso ordinato ed evitare assembramenti. Ogni cittadino saprebbe quindi che il tal giorno alla tal ora dovrebbe semplicemente recarsi nel suo seggio portando con sé un documento di identità, la tessera sanitaria e la tessera elettorale. «Mozzate ha 9 mila abitanti e gli ospedali più vicini sono a Tradate e a Saronno, che distano circa 10 km. Perché costringere i cittadini, soprattutto gli anziani e i fragili, a spostarsi per raggiungere gli hub? Siamo capaci di far votare milioni di italiani in uno o due giorni, possibile che non siamo capaci di usare lo stesso modello per fare le vaccinazioni?», si chiede ancora Cozzi.

ANSA / MATTEO BAZZI | L’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti, durante la conferenza stampa al termine della visita all’ospedale allestito presso Fieramilanocity.

Per registrare gli immunizzati basterebbero dei pc portatili connessi a internet e dotati di una pistola per la lettura dei codici a barre delle tessere sanitarie, equipaggiati con un software che legga i dati necessari e li trasmetta alla Regione in tempo reale, per caricarli sul fascicolo sanitario elettronico. In alternativa, i dati potrebbero essere salvati sui pc stessi e successivamente caricati nel data base regionale al termine della giornata. «La mia più grossa delusione», aggiunge amaramente Cozzi, «è il silenzio totale di tutti gli interlocutori a cui ho scritto. Il mio modello è semplice, ma estremamente efficace e implementabile ovunque, perché in tutta Italia la consistenza media delle sezioni elettorali è di 1.000-1.200 persone. Nella provincia di Como, che ha circa 200 comuni, sono previsti solo tre punti di somministrazione. E oggi mio padre, che ha 82 anni, non sa ancora quando verrà vaccinato. Se ci penso, provo una grande delusione».

La proposta piace a Sara Santagostino, sindaca di Settimo Milanese e presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci di Ats Milano. I primi cittadini chiedono a Regione Lombardia di organizzare una campagna vaccinale territoriale da affiancare a quella dei grandi hub. Ma cosa intendono esattamente? «Abbiamo presentato il nostro progetto al Pirellone il 24 marzo, finora non abbiamo avuto risposte», spiega Santagostino a Open. I sindaci chiedono innanzitutto linee guida generali e uguali per tutta la Lombardia. In secondo luogo, vorrebbero che venisse valorizzata l’esperienza dell’ultima campagna anti-influenzale: «Era partita malissimo per un problema informatico ed è durata più del solito, perché si è chiusa a febbraio del 2021. Ma alla fine ha portato a somministrare circa 200 mila vaccini in più rispetto agli anni precedenti». Le farmacie hanno ricevuto i vaccini anti-influenzali dalla Regione e li hanno distribuiti ai medici di medicina generale, senza poterli vendere ai loro clienti com’era avvenuto negli anni precedenti.

«Vorremmo replicare questo modello anche per la campagna di vaccinazione di massa anti-Covid con AstraZeneca, ma Regione Lombardia ha deciso di puntare sui grandi hub. Non capiamo perché, visto che per quanto riguarda gli over 80 siamo già in una situazione grottesca. Non viene rispettata la territorialità delle persone e ancora oggi i cittadini vengono spediti non nel centro più vicino, ma in quello che Aria trova libero». Dopo l’accordo siglato del governo con le farmacie, insomma, i sindaci del Milanese chiedono che la Regione prenda ufficialmente posizione: «In Lombardia vale solo la campagna massiva fatta nei grandi hub, oppure ci si potrà vaccinare anche in farmacia, come già avviene per esempio in Liguria? Per il momento, i vertici regionali non fanno altro che ribadire la priorità dei grandi hub. Noi invece vogliamo la garanzia che un certo numero di dosi venga consegnato alle farmacie. Io ho dei cittadini over 80 che devono fare 40 km per andare a vaccinarsi. Come si fa a dire che così ci si prende cura delle persone?».

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