Vaccino anti-Covid, quanto dura l’immunità? L’ipotesi di un richiamo annuale per battere le varianti

La comunità scientifica si interroga sulla capacità delle varianti di indebolire la risposta immunitaria dei vaccinati. E ipotizza un richiamo annuale come accade per l’influenza

Il biotecnologo e divulgatore scientifico americano Ian Haydon è noto per la sua partecipazione alla sperimentazione di una terza dose del vaccino di Moderna. L’esperto ha recentemente esposto in una intervista telefonica per la CNN, le perplessità e le speranze attorno ai vaccini a mRNA. Le principali preoccupazioni restano quelle riguardanti le varianti del nuovo Coronavirus di maggiore preoccupazione (VOC). Molte ansie vengono da quella sudafricana (B.1.351), che sembra dare indizi della capacità di evadere la risposta immunitaria.


Tutto questo potrebbe portare, come vediamo nell’influenza, a dover somministrare un richiamo ogni anno? La questione è dibattuta da oltre un anno, ma è ancora difficile avere una risposta certa, se prima non abbiamo chiari altri due aspetti: i vaccini anti-Covid – in particolare quelli di Pfizer e Moderna – garantiranno protezione anche rispetto a varianti capaci di eludere la risposta immunitaria? Quanto potrà durare in generale l’immunità indotta dai vaccini? I dati a disposizione, che continuano ad arrivare in fase di somministrazione, anche da parte di Johnson & Johnson e AstraZeneca, non sembrano al momento preoccupanti.

Cosa sappiamo su immunità ed efficacia

Haydon riferisce all’emittente americana di aver ricevuto recentemente una terza dose del vaccino di Moderna. In pratica un richiamo, attraverso cui sarà possibile verificare se garantisce una immunità anche rispetto alle varianti. I ricercatori inoculeranno un secondo gruppo con la versione “originale” del vaccino, in modo da confrontare i risultati rispetto alle dosi adattate alle varianti.

In una eventuale fase endemica, nella quale buona parte della popolazione finisce per essere contagiata, si teme l’eventualità di dover continuamente somministrare dei richiami. Diventa così sempre più importante capire con certezza quanto dura l’immunità garantita dai vaccini. Supponiamo che sia più longeva di quella naturale, ma non abbiamo ancora dati definitivi. 

«Sebbene le prove iniziali suggeriscano che l’immunità dalla vaccinazione contro il coronavirus fornisce una protezione di lunga durata – continua la CNN – i produttori di vaccini hanno iniziato a produrre e testare versioni dei loro vaccini che proteggono da varianti preoccupanti del virus. Ciò include la versione B.1.351 vista per la prima volta in Sud Africa, che porta una mutazione che, negli esperimenti di laboratorio, sembra permetterle di eludere un po ‘la risposta immunitaria umana».

Dovremo fare un vaccino ogni anno?

Secondo un report di Science, la fase endemica potrebbe significare invece uno spostamento della malattia dalle fasce più anziane ai giovani, con forme lievi. Questo porterebbe a non necessitare affatto del vaccino in futuro. Si tratta ancora di ipotesi. In generale non è escluso che future varianti dimostrino la concreta necessità di dover somministrare il vaccino periodicamente, come succede con l’influenza, anche se forse non sarà più prioritario come in questi tempi.

In Italia è tornato sul tema Matteo Bassetti:

«Credo che con il vaccino anti Covid succederà quello che accade con il vaccino per l’influenza, ne va fatto uno ogni anno. I virus mutano, cambiano faccia: dobbiamo essere in grado di intercettare eventuali cambiamenti».

Vaccini a prova di variante sudafricana

In Sudafrica la prevalenza della omonima variante può spiegarsi anche con una maggiore incidenza di altre infezioni. Pensiamo alla alta diffusione nella popolazione di AIDS e TBC. Il vaccino di Pfizer sembra confermare una certa protezione dal SARS-CoV-2. L’immunità dopo la seconda dose non dovrebbe essere inferiore a sei mesi. Questo significa che potrebbe durare anche di più.

C’è anche chi scommette in un vaccino somministrabile una sola volta, come Scott Hensley dell’Università della Pennsylvania.

«Non sarei sorpreso se questo fosse un vaccino che riceviamo solo una volta», ha affermato l’immunologo ai microfoni della Cnn. L’esperto si rifà però a sperimentazioni su modelli animali. «Le risposte anticorpali suscitate da questi vaccini a mRNA sono incredibilmente alte – continua Hensley – Da quello che sappiamo tramite i modelli animali con altri vaccini a mRNA che sono stati testati in precedenza […] quelle risposte anticorpali sono incredibilmente longeve e non diminuiscono nel tempo».

A rendere la risposta immunitaria così efficiente è proprio la tecnologia a mRNA, già studiata contro l’influenza, l’Ebola e il virus Zika. È molto probabile che questi buoni propositi si estendano anche a Moderna, che recentemente ha “sospeso” i diritti sui suoi brevetti con le case farmaceutiche impegnate nello sviluppo di altri vaccini anti-Covid. Uno studio apparso sul New England Journal of Medicine nel dicembre 2020, suggerisce una risposta immunitaria efficiente e durevole. Staremo a vedere.

Foto di copertina: geralt | vaccini anti-Covid.

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