«No al rosso a vita, almeno sei Regioni sono già fuori rischio»: Salvini vede Draghi e torna in pressing per le riaperture

Il leader della Lega a Palazzo Chigi: «Abbiamo parlato di dati, è un dovere riaprire dove si può. Il premier è d’accordo»

Dopo essere stato scaricato da alcuni dei ristoratori scesi in piazza il 6 aprile a Roma, e dopo le proteste culminate in scontri con le forze dell’ordine, Matteo Salvini torna a invocare la riapertura delle attività economiche. Oggi, infatti, in un incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi, ha chiesto non solo l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza anti-Covid ma anche (e soprattutto) il via libera alle riaperture delle attività economiche, nonostante lo scetticismo dei ministri “rigoristi”. «È un dovere riaprire la seconda metà di aprile, se i dati lo permetteranno. Già oggi ci sono almeno sei regioni fuori rischio. Non credo al rosso a vita. Con Draghi abbiamo parlato di dati: dove è tranquillo è un dovere riaprire. Draghi lo ha condiviso», ha detto Salvini.


L’incontro con Draghi

Un incontro che il leader della Lega ha definito «molto utile, positivo e costruttivo in cui si è parlato di salute e lavoro, le uniche due emergenze di cui la Lega si sta occupando», ha detto al termine dell’appuntamento, che è cominciato alle 15 ed è durato all’incirca un’ora a Palazzo Chigi. Un colloquio che, in realtà, era stato annunciato da tempo: «Dopo Pasqua mi vedrò con il presidente del Consiglio e gli chiederò di riaprire dove possibile sulla base di dati scientifici», aveva detto venerdì scorso.

I contrasti con Speranza

«Tenere chiusi gli italiani dopo Pasqua, anche se la scienza dice che si può riaprire in sicurezza, sarebbe un sequestro di persona. Con il premier tutto bene, con qualche ministro di sinistra un po’ meno, perché la l’ideologia vale più della scienza», aveva aggiunto Salvini, riferendosi (nemmeno troppo velatamente) al ministro della Salute Roberto Speranza.

Bersani difende il ministro

Oggi il presidente del Consiglio Draghi non ha incontrato solo Salvini ma anche Pierluigi Bersani che si è schierato dalla parte di Speranza. «Non si può fare propaganda scaricando le tensioni su chi ha il compito di tutelare la salute», avrebbe detto al premier prima di affrontare il delicato tema dei rapporti nella maggioranza. Nel governo, infatti, ci sarebbe «chi sta facendo due parti in commedia». Ovvero Salvini che «prima dice sì e poi fa opposizione da fuori».

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ROBERTO MONALDO/LAPRESSE

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