La provocazione della ministra Fabiana Dadone: «Test antidroga ai parlamentari? Nessuno ha risposto»

La ministra ha appena ottenuto la delega all’Antidroga. Dopo le critiche del centro-destra, arriva la proposta: «Facciamo tutti un bel test antidroga, dimostriamo coerenza ai giovani». Ma tutti tacciono

Da quando la ministra Fabiana Dadone ha ottenuto la delega all’Antidroga è stata duramente attaccata dal centro-destra che non ha digerito, Giorgia Meloni in primis, la decisione del governo Draghi di affidarle la delega all’Antidroga. Alcuni esponenti del centro-destra si sono chiesti se fosse giusto affidare proprio a lei la legalizzazione della cannabis. «Io sono incensurata, non assumo sostanze stupefacenti e affronto nel merito ogni questione politica. I miei detrattori possono dire lo stesso?», ha replicato la ministra. Poi è passata dalle parole ai fatti: «Qualcuno vuole farmi passare per drogata? Dimostriamo coerenza ai giovani, facciamo un bel test antidroga io e i parlamentari proibizionisti». «Ma non ho avuto adesioni», ha detto oggi al Corriere.


«Hanno usato argomentazioni bieche e vuote»

La ministra Fabiana Dadone ha commentato così l’attacco del centro-destra: «La cosa che mi ha ferito di più – ha raccontato – è che hanno detto che non rappresento un modello positivo per i giovani. Hanno usato argomentazioni bieche, strumentali, vuote». Come anticipato in esclusiva da Open, la ministra Dadone è stata anche la prima a parlare, dopo anni, di Conferenza sulla droga, pandemia permettendo. Un appuntamento che manca dal 2009.

«La priorità resta la cannabis terapeutica»

Non ha visto la docu-serie Sanpa (che parla della figura di Vincenzo Muccioli) e non ha dubbi che la politica adottata in Italia, che vede ad esempio la cannabis come un tabù, ha causato soltanto problemi: «L’approccio proibizionista è tipico delle destre, che la mettono come droga sì o no, come se fosse un pacchetto completo. Non possiamo non renderci conto che il panorama delle dipendenze è vasto e vario. E poi non c’è solo la droga, ci sono anche l’alcol e la ludopatia», ha spiegato.

Ecco perché la legalizzazione della cannabis porterebbe molti vantaggi

Ma la cosa più urgente, ha precisato la ministra, resta la cannabis terapeutica: «Ho ricevuto molte chiamate di persone con sclerosi e distrofie che chiedono aiuto perché devono andare a trovare la marijuana per strada, commettendo reato. Non mi sembra una cosa civile. Perché il Parlamento non può affrontare il problema e discuterlo?». E quello della cannabis terapeutica, della coltivazione in casa, della legalizzazione delle droghe leggere sarà senza dubbio uno dei temi più caldi dei prossimi mesi in Parlamento.

I dati, come documentato da Open, sono chiarissimi: proibire la cannabis non serve a niente, i ragazzi sanno dove trovarla facilmente. E non è finita qui: legalizzarla significherebbe non solo combattere la criminalità organizzata ma anche evitare che i giovani continuino ad acquistare cannabis tagliata con piombo, lacca e lana di vetro (pericolosissime per la salute). A questo si aggiungano maggiori introiti per lo Stato e meno pressioni su carceri (pieni di spacciatori), tribunali e procure (ingolfate da processi lunghi e dispendiosi).

Foto in copertina: FACEBOOK\FABIANA DADONE

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