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Variante Delta, Crisanti: «Troppo tardi per le zone rosse». E attacca Londra: «Non sta arginando il contagio»

Il professore di Microbiologia ha commentato le decisioni del governo italiano e di quello britannico, mostrandosi critico con entrambi: «Bisognava essere più cauti»

«Questa variante Delta è stata una sorpresa per tutti: non solo è altamente trasmissibile, ma infetta con frequenza allarmante anche le persone che hanno fatto una sola dose di vaccino». Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia dell’Università di Padova a Buongiorno, torna a riflettere sugli sviluppi della pandemia di Coronavirus alla luce delle mutazioni del virus. Crisanti ha invitato la politica a riflettere sull’impiego del Green pass, il certificato verde che permette di viaggiare senza restrizioni anche (per ora) a chi ha ricevuto una sola somministrazione. «Se non vogliamo tornare in una situazione di chiusure e restrizioni in autunno – ha detto – più investiamo adesso e minore è la possibilità di trovarci in una situazione difficile dopo». Davanti alle misure troppo permissive della politica, per Crisanti non è giusto attribuire la responsabilità dei nuovi focolai al comportamento dei cittadini. «Non possiamo attribuire agli italiani nessuna colpa», ha detto. «Se il messaggio è quello che non c’è più pericolo, che tutta Italia diventa zona bianca, allora non ci possiamo lamentare se prendono treni o autobus affollati, o se vanno in vacanza. La battaglia – ha aggiunto il microbiologo – a questo punto è assolutamente politica. Se consentono al virus di diffondersi e emergono varianti resistenti al vaccino qualcuno la responsabilità se la dovrà pur prendere».


«Zone rosse mirate? Troppo poco e troppo tardi»

Al momento, l’ipotesi di applicare delle zone rosse mirate per contenere la variante Delta è per Crisanti «troppo poco e troppo tardi»: «Si doveva impostare una cosa del genere un mese fa, quando c’erano i primi casi. Con il 20-25% di casi di variante Delta sparsi per l’Italia non riesco a immaginare come si possa fare».


Le critiche al Regno Unito e i dubbi sulla finale di Euro 2020

Davanti alla nuova impennata di contagi nel Regno Unito, che il 28 giugno ha registrato 22.868 nuovi contagi (record da gennaio), Crisanti ha rivolto le prime critiche al sistema inglese: «Io comincio a essere molto critico anche con le autorità inglesi – ha detto – che permettono la trasmissione di una variante che è potenzialmente in grado di superare le difese indotte dalla prima vaccinazione, con il pericolo che si selezionino varianti resistenti al vaccino». Anche sulla finale di Euro 2020 a Wembley, dove sarà permesso un riempimento degli spalti fino al 75%, ci sono forti dubbi: «Se a Londra i casi continuano ad aumentare, penso che bisognerebbe riflettere, soprattutto sulla capienza e sui criteri di ammissione allo stadio».

Il vantaggio dell’Italia sull’Inghilterra

Dobbiamo aspettarci il peggio anche in Italia? Per il professore resta comunque una differenza importante tra Italia e Inghilterra: «In queste ultime quattro settimane lì c’è stata una media di 14-16 gradi, mentre in Italia ha fatto molto più caldo. Questo si sa che ha un impatto. Se in Italia la variante Delta si diffonderà, lo farà a un ritmo inferiore dell’Inghilterra e spero che questo ci dia il tempo per implementare misure di controllo».

Immagine di copertina: ANSA/FILIPPO VENEZIA

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