Variante Delta: le quattro regioni a rischio zona gialla

Abruzzo, Campania, Marche e Sicilia potrebbe perdere l’area bianca a breve a causa della crescita dei contagi. Intanto il ministero della Salute pensa di introdurre un nuovo parametro per i cambi di colore

Ci sono quattro regioni che rischiano la zona gialla: Abruzzo, Campania, Marche e Sicilia. Sono i primi effetti della variante Delta che si sta espandendo in tutta Europa e anche in Italia, con i contagi che iniziano la loro risalita, e il cui impatto nel Paese ora è al 30% e viaggia verso il 70%, un dato che dovrebbe essere raggiunto nel mese di agosto o addirittura alla fine di luglio. Secondo i calcoli basati sugli attuali parametri sono quindi quattro i territori che nel giro di due settimane si ritroveranno ad avere un’incidenza di 50 casi di contagio da Coronavirus ogni 100 mila abitanti. A ipotizzare il nuovo scenario era stata la Repubblica sabato scorso: il calcolo, a quanto pare, si è dimostrato verosimile. Un altro campanello di allarme sarà anche il superamento del 40% del tasso di occupazione delle aree mediche e del 30% di quello delle terapie intensive.


Quattro regioni a rischio zona gialla

Secondo le informazioni circolate finora, il ministero della Salute sta prendendo in esame la possibilità di introdurre, come nuovo parametro, un numero minimo di tamponi per definire il tasso di rischio delle regioni. Ansa spiega che si tratta di un indicatore decisionale di cui si era parlato nelle scorse settimane ma che non era stato ancora precisato. Nello specifico, per la zona bianca potrebbero essere richiesti almeno 150 test ogni 100 mila abitanti. In questo computo, tra le proposte, c’è quella di inserire anche i test che vengono effettuati per lo screening, dunque per il tracciamento. Altre ipotesi, che dovranno essere vagliate dagli esperti, riguardano il cosiddetto Rt ospedaliero, vale a dire il tasso occupazione dei posti letto: al momento la soglia minima di rischio è uguale o inferiore al 40% per i posti letto in area medica e al 30% per la terapia intensiva, ma potrebbe passare rispettivamente al 30% e al 20%. Questo parametro non è finora contemplato in zona bianca ma viene attualmente valutato a partire dalla zona gialla.


Gli esperti, la variante Delta e le regioni in cui crescono i contagi

Le questioni non saranno risolte subito, e al momento le valutazioni del prossimo monitoraggio della cabina di regia di venerdì prossimo rimangono le stesse di sempre. «Quando ci si avvicina ad un periodo di maggiore circolazione del virus con un minore impatto sugli ospedali, si rischia la zona gialla, motivo per cui le Regioni chiedono di modificare i parametri, ma questo non significa che non si debba potenziare il tracciamento», dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, in un intervento a Radio Cusano Campus. «Se il sistema di colori è tarato come primo parametro sull’incidenza settimanale, è evidente – conclude Cartabellotta – che alcune regioni rischiano la zona gialla». Diversa è la posizione di Matteo Bassetti che invece definisce un probabile ritorno alla zona gialla come «stupidaggine». «Dobbiamo far rispettare le regole che ci sono. Prima di chiudere di nuovo bisogna essere seri con le persone e far rispettare le misure che ci sono», ha spiegato il primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova.

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