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Afghanistan, la musica è finita: blitz dei talebani nelle stazioni radiofoniche

27 Agosto 2021 - 09:00 Redazione
epa09418133 Zabihullah Mujahid, Taliban spokesman talks with journalists during a press conference in Kabul, Afghanistan, 17 August 2021. The new Taliban leadership that swept to power in Afghanistan has said it would not seek revenge against those who had fought against it and would protect the rights of Afghan women within the rules of Sharia law. Mujahid added the Taliban would work to avoid any return to conflict or for Afghanistan to become a hub for terrorism that would threaten other countries in the region.  EPA/STRINGER
Mujahid, portavoce dei miliziani, ha ribadito al "New York Times": «Non ci sarà democrazia»
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La restaurazione jihadista dell’Afghanistan prosegue. L’arte, i diritti civili, la democrazia sono già lontani ricordi per chi non è riuscito a scappare dall’aeroporto di Kabul. E il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid – appena promosso a ministro dell’Informazione – inizia a smantellare le deroghe alla sharia rigida che, in un primo momento, i talebani avevano ventilato. Le ragazze andranno a scuola, ma in «classi separate e soltanto quando è possibile» afferma in un’intervista al New York Times. La musica è «vietata dall’Islam»: trasmissioni radiofoniche chiuse e programmi televisivi senza sigle. Mujhaid cambia il modo di comunicare. Adesso parla alla stampa internazionale attraverso conferenze stampa ufficiali e con la popolazione locale sui social. L’ideologia talebana resta la stessa. «Non ci sarà democrazia», ribadisce, e l’Emirato sarà retto soltanto dalle legge islamica, la sharia, in una delle sue interpretazioni più dure: gli studenti in barba e turbante sono allievi del predicatore indo-pachistano Abu al-Ala Maudadi.

Dunque, la «musica è proibita», ma non ci saranno, almeno ufficialmente, punizioni corporali per chi continuerà ad ascoltare i propri cantanti preferiti: «Spero che riusciremo a persuadere le persone a non fare cose del genere, invece di fare pressione su di loro». Ma i blitz nelle redazioni radio sono già avvenuti, con alcuni esponenti del mondo artistico afgano uccisi dalla furia jihadista. I talebani non agiscono seguendo una gerarchia piramidale rigida, piuttosto sono composti da gruppi che si muovono spesso come cani sciolti. E così, per spiegare come mai è «sconsigliato» il lavoro per le donne, Mujahid afferma: «Le nostre forze non sono ben addestrate da questo punto di vista e potrebbero maltrattarle. Meglio che le donne restino in casa», per adesso.

Tuttavia Paolo Luigi Branca, docente di lingua e letteratura araba alla Cattolica di Milano, spiega alla Stampa: «Le fonti della legge islamica sono il Corano e la Sunna, cioè i detti del profeta Maometto. Il Corano ha poche centinaia di versetti giuridici, mentre la Sunna nei primi due secoli d’Islam è stata ritenuta la fonte principale. Il Corano non parla mai di musica. Nella Sunna, nell’interpretazione di alcuni detti del profeta è prevalso che la musica ecciti, come vino e alcol. Dunque induce al peccato. Ciò contrasta con alcuni episodi della vita del profeta», afferma. Secondo il docente, non saranno vietati tutti i tipi di musica: magari gli inni a Maometto e le canzoni religiose senza l’uso di strumenti non dovrebbero essere vietate. «L’uso degli strumenti – conclude Barca – come percussioni e soprattutto fiati e archi, viene considerato una cosa diabolica».

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