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Il piano del governo Draghi per il Green Pass per lavorare e l’obbligo vaccinale

Il governo Draghi è pronto a varare un piano per l’obbligo vaccinale e per l’estensione ai lavoratori del Green Pass. Ma prima è necessario l’ok al vaccino da parte di Ema e Aifa. In arrivo per fine settembre

Il governo Draghi è pronto a varare un piano per l’obbligo vaccinale. E vuole estendere il Green Pass obbligatorio per i lavoratori della Pubblica Amministrazione e quelli a contatto con il pubblico. Lo ha cominciato a dire il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa ieri. E prevede una road map in due step. Il primo è quello dell’estensione del Certificato Verde Covid-19, che secondo l’esecutivo può costituire un incentivo alla vaccinazione per tutti. Il secondo è quello di varare la legge che introduce l’obbligo, che è fattibile in tempi brevi secondo i costituzionalisti e potrebbe riguardare alla fine soltanto alcune categorie o fasce di età (quelle più a rischio contagio e morte). Ma prima ha bisogno di un passo decisivo. Ovvero è necessario che anche in Italia e in Europa con i vaccini succeda quello che è accaduto negli Stati Uniti, dove la Fda ha approvato il farmaco di Pfizer. Il vaccino dovrà anzitutto essere dichiarato dall’Ema (Agenzia europea del farmaco) e dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) non più farmaco emergenziale ma ordinario.


La Food and drug administration ha approvato in via definitiva il vaccino Pfizer dai 16 anni in su, mentre persiste l’uso emergenziale per i ragazzi tra 12 e 15 anni e per gli immunodepressi. L’Ema deve esprimersi entro la fine di settembre. Soltanto a quel punto potrà partire l’iter legislativo per portare il vaccino obbligatorio in Parlamento. E, ragiona oggi La Stampa, se alla fine si arriverà all’obbligo, anche solo per alcune categorie o fasce specifiche della popolazione, vorrà dire che non la campagna di vaccinazione di massa non è riuscita a convincere quei 10 milioni di italiani al di sopra dei 12 senza nemmeno una dose, tra i quali oltre 3 milioni di ultracinquantenni. Il raggiungimento dell’obiettivo dell’80% di copertura della vaccinazione, che è comunque possibile toccare a fine settembre, non basterà visto che la variante Delta mette più a rischio contagio.


Lo scenario delineato oggi da la Repubblica prevede che il governo vari l’obbligo vaccinale attraverso un decreto legge che dovrà poi essere convertito dal parlamento. Già oggi l’obbligo vaccinale vale per alcune categorie (medici, infermieri e personale sanitario) con il decreto 44 del 1 aprile 2021. Chi rifiuta il vaccino rischia la sospensione dal lavoro e dallo stipendio e la destinazione ad altro incarico. Ma questa vale soltanto fino al 31 dicembre 2021, data di scadenza fissata dalla legge. L’obbligo vaccinale, spiega ancora il quotidiano, potrebbe riguardare l’intera popolazione compresa nella campagna vaccinale (dunque al momento gli over 12), solo alcune fasce di età o alcune categorie di lavoratori più a rischio contagio e trasmissione del virus. Potrebbe essere esentato chi non è compreso nella campagna vaccinale perché non esistono farmaci approvati in via definitiva dall’Aifa e coloro che per accertato pericolo di salute non possono sottoporsi alla somministrazione.

Il Green Pass per lavorare

Nel decreto dovranno però essere definite anche le sanzioni per chi decide di non vaccinarsi. Potrebbe trattarsi di una multa, una responsabilità penale o la sospensione dal lavoro o dalle attività che prevedranno l’obbligo. Il precedente legislativo c’è: il decreto vaccini del ministro Lorenzin, convertito in legge nel luglio 2017, ha portato il numero di vaccinazioni obbligatorie a dieci per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni e per i minori stranieri non accompagnati. Sono obbligatorie le vaccinazioni contro la poliomielite, la difterite, il tetano, l’epatite B, la pertosse, l’Haemophilus influenzae tipo b, il morbillo, la rosolia, la parotite e la varicella. Altrimenti non ci si può iscrivere a scuola. Attualmente l’obbligo vaccinale contro Covid-19 è in vigore in Turkmenistan e in Indonesia. In Grecia e Ungheria, come in Italia, l’obbligo vale per il personale sanitario mentre in Francia è stato esteso ad alcune categorie come i pompieri.

Per il Green Pass obbligatorio per lavorare invece il percorso potrebbe essere graduale. I primi saranno i dipendenti pubblici, con un provvedimento simile a quello che ha introdotto il lasciapassare nella scuola. Una norma del genere potrebbe essere inserita nel decreto 6 agosto in fase di conversione in Parlamento. Per dire addio allo smart working per i lavoratori statali. Questo costituirebbe un primo passo per poi andare in tempi brevi verso l’obbligo per i lavoratori del settore privato. In Commissione alla Camera sono stati approvati la proroga di due mesi per i tamponi a prezzo calmierato (fino al 30 novembre) e il riconoscimento della validità dei test salivari molecolari ai fini del rilascio del Green Pass. Per i lavoratori privati si immagina di muoversi prima nei confronti dei settori a contatto con il pubblico: trasporti, ristorazione, eventi culturali, sport. E cominciando da quei luoghi in cui vige il paradosso dell’obbligo per l’utenza ma non per il personale.

I test salivari per il Green Pass

I tamponi a prezzo calmierato nelle farmacie saranno intanto disponibili fino al 30 novembre. E basterà anche un test salivare per ottenere il certificato verde provvisorio, mentre sarà valido 12 mesi per i vaccinati e per i guariti. Il via libera in Commissione Affari sociali della Camera: per ottenere il Green Pass valido 48 ore, oltre ai test antigenici e naso-faringei, sarà valido anche il test salivare, più facile da utilizzare soprattutto con i bambini. In base ai tassi di contagio, invece, nell’aggiornamento settimanale della mappa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) finisce in rosso il Lazio (oltre il 4% con Basilicata, Calabria, Marche, Sardegna, Sicilia e Toscana) mentre la Campania torna in giallo.

L’obbligo è comunque legittimo. L’articolo 32 della Costituzione infatti, chiarisce il giurista Amedeo Santosuosso dell’Università di Pavia, «prevede la possibilità di imporre un trattamento sanitario obbligatorio attraverso una legge determinando così un obbligo generale per i cittadini. Una legge di questo tipo sarebbe giustificata dai benefici documentati che il trattamento, in questo caso il vaccino, porterebbe alla comunità ed ai singoli». Gli studi scientifici, rileva, «dimostrano infatti gli effetti positivi dei vaccini ed un requisito alla base di una legge che prevede l’obbligo per un trattamento sanitario è proprio il vantaggio per la comunità e anche per i singoli individui. Ci sarebbero dunque tutti i requisiti per una legge di questo tipo». Quanto ai tempi, afferma, «questi dipendono dal Parlamento: in questo caso si tratta di una questione politica più che giuridica». Ad ogni modo, precisa l’esperto, «è comunque possibile, anche in mancanza di una legge nazionale, procedere a obblighi vaccinali specifici per singole categorie lavorative».

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