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Il colloquio tra Johnson e Draghi, l’appello di Timmermans, i negoziati a oltranza: cosa è successo oggi alla Cop26

La conferenza sui cambiamenti climatici si sarebbe dovuta concludere oggi. Ma i negoziati proseguono e si tenta di trovare una sintesi per il documento finale. Il racconto della giornata punto per punto

Doveva essere la giornata decisiva e conclusiva della Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ma i 197 Paesi partecipanti non sono ancora riusciti ancora a mettere nero su bianco la versione definitiva del documento finale. La giornata si è aperta con la pubblicazione di una versione aggiornata della bozza d’accordo, contenente migliorie nelle specifiche-tecniche di intervento e ritenuta più «stringente e incisiva» rispetto al documento iniziale. Malgrado ciò, la nuova bozza è stata considerata da più parti «insufficiente» e «insoddisfacente» rispetto agli obiettivi prefissati per far fronte alla crisi climatica e all’ambizioso obiettivo di contenere le temperature globali sotto il tetto di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Critiche anche sul tema dell’azzeramento dell’impiego del carbone e di altri combustibili fossili. L’obiettivo resta quello di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45 per cento rispetto al 2010 entro il 2030, sino ad arrivare a zero emissioni nette di CO2 nel 2050.


Restano in bilico alcuni accordi relativi alla decarbonizzazione entro la fine del 2022. Questi implicherebbero la revisione degli impegni politici e l’impegno per una maggiore trasparenza da parte dei singoli Stati, in applicazione dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi. Al contempo, però, sono stati rafforzati gli obblighi relativi agli aiuti finanziari promessi dai Paesi più sviluppati a quelli in via di sviluppo a sostegno della transizione verde. Sono però svanite le clausole temporali che invitavano i Paesi più ricchi ad attivare entro il 2023 il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per i paesi in via di sviluppo. Il presidente della Cop26, Alok Sharma, ha sollecitato tutti a trovare una sintesi, chiedendo a tutti i Paesi «soluzioni pragmatiche e praticabili». I negoziati dunque continuano, e si andrà avanti per tutta la nottata. Alcuni non escludono che la conferenza possa chiudere i battenti nel fine settimana. 


Cosa è successo oggi

  • La telefonata di Boris Johnson al presidente Mario Draghi: il primo ministro britannico ha contattato telefonicamente il premier italiano. Secondo quanto riferito da un portavoce di Downing Street entrambi si sono trovati d’accordo sull’implementazione degli stanziamenti economici da destinare alla riduzione delle emissioni. L’obiettivo è quello di aumentare gli aiuti finanziari raggiungendo l’obiettivo di 100 miliardi di dollari da impiegare per la lotta ai cambiamenti climatici.
  • L’appello dell’attivista Vanessa Nakate: «I mirabolanti stanziamenti pubblici e privati promessi dai Paesi ricchi a quelli più svantaggiati per sostenere la transizione verso la sostenibilità climatica e consentire loro di limitare gli effetti del surriscaldamento climatico che già subiscono, vanno versati, non evocati sulla carta». A dirlo è l’attivista Vanessa Nakate, protagonista al fianco di Greta Thunberg nelle proteste contro i cambiamenti climatici. «La verità è che le promesse non fanno smettere le persone di soffrire o il pianeta di surriscaldarsi: noi stiamo ancora aspettando – ha aggiunto – e questo è profondamente ingiusto tenuto conto che i Paesi più poveri, più esposti agli effetti della crisi climatica, sono i meno responsabili dell’innalzamento globale delle temperature»;
  • Gli attivisti hanno continuato a protestare fuori dalla sede della conferenza e, nel pomeriggio, decine di delegati dei vari Paesi sono usciti per unirsi a loro.

Il tweet del giorno

L’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha pubblicato un tweet in cui viene sottolineato che «le decisioni che verranno assunte oggi alla Cop26 determinato il futuro di tutto il pianeta».

L’appello del giorno

«Le nostre terre stanno scomparendo, le isole Tuvalu stanno letteralmente affondando. Le decisioni che verranno assunte in questa sede per noi rappresentano questione di vita o morte. Non si tratta di un film: è la realtà». A dirlo con fermezza e commozione è stato il ministro del Clima e delle Finanze delle Isole Tuvalu, Seve Paeniu, che durante la sessione plenaria ha riferito che il governo del Paese ha accolto con ottimismo la «passione, l’impegno e le promesse» dei leader mondiali nei primi due giorni della conferenza. «Ma quell’ottimismo – ha osservato Paeniu – non si è tradotto, almeno nei negoziati e nella relativa sintesi della bozza d’accordo, in atti concreti», spronando dunque tutti a un maggiore spirito di collaborazione verso il raggiungimento degli obiettivi della conferenza.

Il video del giorno

Il discorso del vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, dal forte impatto emotivo e personale ha riscosso un gran successo tra i delegati. «L’obiettivo dei 1,5°C si traduce nel risparmiare un futuro invivibile per i nostri figli e nipoti», ha esordito Timmermans. E dopo aver mostrato all’intera l’assemblea plenaria la foto del nipote di un anno, il delegato europeo ha proseguito: «Io voglio che mio nipote, che ha solo un anno, possa vivere una vita di pace e prosperità, così come voglio che accada per i figli e nipoti di tutti. In questo caso si tratta di una questione personale, non di politica». E Timmermans, passando da una dimensione personale a quella politica, ha poi incalzato: «Non vivo a Palau. Non vivo alle Barbados. Non vivo alle Isole Marshall. In quei luoghi la questione è però ancor più personale perché le persone già vivono con i piedi nell’acqua: noi siamo responsabili qui e oggi di una possibile inversione di rotta. Dobbiamo assicurarci che i principali responsabili delle emissioni riducano le loro emissioni in modo da mantenere in vita 1,5°C. Questo è il tema che deve restare al centro delle nostre conclusioni odierne: dobbiamo mobilitare tutte le risorse che possiamo». 

Foto in copertina: EPA/ROBERT PERRY

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