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Austria, come funziona il lockdown per i No vax: «Ogni cittadino deve aspettarsi i controlli»

Nei bar di Vienna i primi clienti cacciati: «Ma è giusto così. Chi mette in pericolo la salute degli altri deve starsene agli arresti domiciliari»

Nell’Austria che ha varato il lockdown per i non vaccinati la scena che si ripete è sempre la stessa. La racconta oggi un reportage de La Stampa, che parte da un bar di Vienna: un signore mostra un certificato medico, si arrabbia perché non lo fanno entrare, i camerieri chiamano la polizia. «È già successo tre volte questa mattina», dice al quotidiano Alexander Danet, il cameriere dell’esercizio. Per entrare bisogna essere vaccinati o guariti da Covid-19, nient’altro. Per questo ora negazionisti, No vax e No Green pass non possono più frequentare questi locali e altri. Niente negozi, bar, ristoranti, teatri, cinema, concerti, partite di calcio. Possono uscire per andare al lavoro mostrando un tampone molecolare. Oppure muoversi per fare la spesa e per ragioni di salute. E basta. «Oggi Vienna è più vuota», dice l’ingegnere Wolfang Mayer. «Ma è giusto così. Chi mette in pericolo la salute degli altri deve starsene agli arresti domiciliari».


Il neo cancelliere Alexander Shallenberg ha definito «vergognosa» la percentuale degli austriaci che hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino: 67% (in Italia, 87%). Ha spiegato che le minacce sono servite ed è cresciuto il numero di austriaci che è andato a farsi immunizzare. Il provvedimento riguarda 2 milioni di austriaci su 8,9 milioni. E il ministero dell’Interno Karl Nehammer ha annunciato il nuovo corso senza troppi giri di parole: «Potrà succedere in ogni momento. Non importa dove o quando. Ogni cittadino austriaco deve aspettarsi di essere controllato dalla polizia». Il ministro ha sguinzagliato i 32 mila agenti in servizio con l’ordine di chiedere il certificato vaccinale in qualsiasi contesto. Ogni singolo intervento di pubblica sicurezza comprenderà anche la domanda: lei è vaccinato?


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