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Londra annuncia il boicottaggio diplomatico alle Olimpiadi di Pechino: «Nessun biglietto prenotato per i ministri» – Il video

Il Regno Unito risponde all’appello degli attivisti sul rispetto dei diritti umani in Cina e decide di non inviare rappresentati del governo ai giochi invernali. Lo stesso annuncio è atteso dagli Usa

Il Regno Unito ha approvato il boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi invernali a Pechino del 2022. Lo ha annunciato in un discorso alla House of Commons Jacob Rees-Mogg, leader della Camera dei Comuni e lord presidente del Consiglio. «Nessun biglietto è stato prenotato per i ministri del governo britannico», ha detto Rees-Mogg, in risposta a una domanda del deputato Sir Iain Duncan Smith, copresidente dell’Alleanza interparlamentare sulla Cina (una rete che coinvolge oltre 200 legislatori a livello internazionale, che ha richiesto il boicottaggio diplomatico dei Giochi in diversi Paesi). Una presa di posizione drastica, volta a incrementare la pressione sulle autorità cinesi rispetto alla questione delle presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e Hong Kong. «Spetta al Comitato Olimpico Britannico decidere se gli atleti andranno o meno. Per quanto riguarda i ministri del governo, se desiderano recarsi nella Repubblica popolare cinese, posso dire che non è stato prenotato alcun biglietto», ha precisato Rees-Mogg.


Il boicottaggio di Biden

La decisione anticipa gli Stati Uniti, dove è atteso nei prossimi giorni lo stesso annuncio da parte dell’amministrazione Biden. La proposta è sostenuta trasversalmente da molti funzionari americani, sia repubblicani che democratici, tra cui la presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi. A spingere i governi a questa presa di posizione ha contribuito anche il caso della tennista cinese Peng Shuai, scomparsa nel nulla dopo aver denunciato violenze sessuali da parte dell’ex vicepremier di Pechino. La donna ha poi condiviso un messaggio sui social lasciando, però, molti dubbi sulla spontaneità delle sue affermazioni e accrescendo la preoccupazione internazionale sulla censura del governo cinese.


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