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In Venezuela l’ecatombe dopo i terremoti, oltre 900 morti: più di 50mila dispersi. Tajani: «Anche tre italo-venezuelani» – Foto e video

26 Giugno 2026 - 19:46 Anna Clarissa Mendi
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Si mobilita la macchina dei soccorsi. «Tra oggi e domani arriveranno nel Paese 100 soccorritori italiani», ha annunciato il ministro degli Esteri. Sul fronte sanitario la situazione è critica: ospedali al collasso e carenza di medicinali
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Oltre 920 morti e 50mila dispersi è il bilancio, ancora provvisorio e destinato ad aggravarsi, dei terremoti che hanno colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì 24 e giovedì 25 giugno. Tra le vittime ci sono anche tre cittadini italo-venezuelani; cinque i feriti e 35 i dispersi. A fornire un aggiornamento è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo durante un punto stampa a Dubrovnik, dove si trova in missione. «Le persone con cittadinanza italiana registrate come residenti in Venezuela sono circa 150mila, quindi non sappiamo ancora con esattezza cosa potremo trovare sotto le macerie», ha dichiarato. Tra oggi e domani raggiungeranno il Paese i primi soccorsi italiani: partiranno l’Unità di crisi della Farnesina, i vigili del fuoco e la Protezione civile per sostenere le operazioni di emergenza e assistere la popolazione colpita dal sisma. «In tutto arriveranno un centinaio di esperti specializzati negli interventi in caso di calamità naturali», ha aggiunto Tajani.

Si mobilita la macchina dei soccorsi

Ma l’Italia non è l’unico Paese ad aver attivato la macchina dei soccorsi. La comunità internazionale si è mobilitata rapidamente per sostenere il Venezuela. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), sono già in fase di dispiegamento 25 squadre internazionali, tra unità di ricerca e salvataggio e team medici, per un totale di circa mille soccorritori. Altri contingenti sono attesi nelle prossime ore. «Il sistema umanitario internazionale si sta muovendo rapidamente e su vasta scala», ha dichiarato a Ginevra il portavoce dell’Ocha, Jens Laerke, spiegando che la mobilitazione avviene attraverso la rete dell’International Search and Rescue Advisory Group (Insarag), che coordina squadre nazionali specializzate nelle operazioni di ricerca e soccorso in caso di calamità.

ANSA/EPA/RONALD PENA R | Edifici distrutti in Venezuela, 26 giugno 2026

Delle 25 squadre già attivate, 17 sono unità di ricerca e salvataggio provenienti da Cile, Colombia, Repubblica Ceca, Ecuador, Francia, Germania, Italia, Giordania, Paesi Bassi, Qatar, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Sono inoltre in fase di dispiegamento squadre da El Salvador e Messico. «La priorità assoluta in questo momento è la ricerca e il salvataggio», ha ribadito Laerke. Sul campo è impegnata anche la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc), insieme ai migliaia di volontari della Croce Rossa venezuelana. «Dopo due notti, le persone sono ancora terrorizzate all’idea di rientrare negli edifici danneggiati e molte continuano a dormire all’aperto. Con le comunicazioni ancora interrotte in alcune aree, famiglie e servizi essenziali restano isolati», ha spiegato in collegamento da Panama la direttrice regionale per le Americhe, Loyce Pace.

Ospedali al collasso, si teme l’emergenza sanitaria

Alla tragedia provocata dal terremoto si aggiunge l’emergenza sanitaria. In Venezuela gli ospedali sono al collasso, tra carenza di ambulanze, farmaci e materiali di primo soccorso, mentre in molte aree sono stati allestiti reparti di emergenza improvvisati, anche all’aperto. Il sisma ha colpito un sistema sanitario già fortemente indebolito da anni di crisi economica, scarsi investimenti e fuga di personale qualificato. «Il sistema sanitario si sta deteriorando da molti anni. Un’emergenza di queste dimensioni lo trova nelle peggiori condizioni possibili. La situazione è molto preoccupante», ha spiegato alla Cnn Marino González, esperto di politiche sanitarie e membro dell’Accademia nazionale di medicina del Venezuela.

ANSA/EPA/RONALD PENA R. | Persone dormono in strada dopo il sisma in Venezuela, 26 giugno 2026

Mancano medicinali, strutture e materiali di primo soccorso

Il ministero della Salute ha annunciato l’attivazione della rete di otto ospedali pubblici dell’area metropolitana di Caracas, affiancati da dodici cliniche private destinate alle attività di triage, stabilizzazione e ricovero dei feriti. La situazione più critica resta però quella di La Guaira, tra le zone più colpite dal terremoto. Nonostante la vicinanza alla capitale, l’area soffre di gravi difficoltà logistiche legate alla conformazione del territorio e alla limitata disponibilità di strutture sanitarie. Molti pazienti devono quindi essere trasferiti negli ospedali di Caracas, mettendo ulteriormente sotto pressione il sistema dei trasporti e le strutture della capitale. Alle carenze di attrezzature e medicinali si aggiunge quella del personale sanitario. Negli ultimi anni migliaia di medici e infermieri hanno lasciato il Venezuela nell’ambito del massiccio esodo che ha interessato il Paese. «La necessità più urgente è disporre di unità specializzate per i politraumi», ha sottolineato González. «Servono reparti dedicati, ma anche attrezzature, tecnologie e personale altamente qualificato, come chirurghi traumatologi e medici intensivisti».

ANSA/EPA/BORIS VERGARA | Soccorritori scavano tra le macerie, Venezuela, 26 giugno 2026

Ingv: «Probabili ulteriori scosse di magnitudo elevata»

Secondo Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ulteriori scosse di magnitudo elevata potrebbero verificarsi nei prossimi giorni in Venezuela. «Non possiamo prevedere con certezza cosa accadrà – sottolinea l’esperto – ma i nostri modelli probabilistici ci dicono che nuove scosse almeno di magnitudo 6.0 sono molto probabili», ha detto all’Ansa. Mentre nelle prime ore dopo il terremoto i dati disponibili presentavano un certo margine di errore, anche a causa della scarsità di stazioni di rilevamento della rete locale, adesso l’Ingv e molti altri istituti in tutto il mondo stanno ricevendo nuove informazioni che aiutano a capire meglio cosa è successo. «Stiamo acquisendo altri dati satellitari interessanti – afferma Stramondo – il quadro comincia a chiarirsi».

Foto copertina: ANSA/RONALD PENA R | Un edificio distrutto dal terremoto in Venezuela, 26 giugno 2026

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