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Venezuela, dopo il terremoto resta la paura. Il racconto di una cooperante a Open: «Le scosse di assestamento alimentano l’angoscia»

26 Giugno 2026 - 12:40 Olga Colombano
Migliaia di persone ancora irreperibili e case da verificare mentre mancano i beni essenziali
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Le scosse sismiche che hanno colpito il Venezuela nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno (la notte tra il 24 e il 25 giugno in Italia) sono state le più forti registrate nel Paese negli ultimi 126 anni. Le immagini e i video arrivati anche in Italia colpiscono, ma sono soprattutto i numeri a inquietare. Le scosse di magnitudo 7.1 e 7.5, a distanza di pochi minuti, hanno lasciato circa 70 mila famiglie senza casa, almeno 235 vittime e oltre 4.300 feriti. Se la fase più critica sembra ormai alle spalle, la paura resta. Come racconta a Open Rhaimart operatrice venezuelana di AVSI, si continua a vivere nella paura perché le scosse di assestamento continuano e poi «ci sono molte persone scomparse e questo è la cosa più angosciante, la più dolorosa».

Il giorno festivo che ha evitato conseguenze peggiori

Tra i pochi aspetti che hanno limitato le conseguenze del sisma, spiega la cooperante, c’è il fatto che il terremoto abbia colpito durante un giorno festivo. «Molti di noi erano a casa e abbiamo potuto metterci al sicuro insieme alle nostre famiglie. Se fosse stato un giorno lavorativo sarebbe stato ancora più caotico cercare di tornare nelle nostre case». Tra la sera del 23 e il 24 giugno, infatti, in Venezuela si celebra San Juan, San Giovanni Battista, una ricorrenza molto sentita che affonda le proprie radici nell’epoca coloniale, quando agli africani ridotti in schiavitù venivano concessi alcuni giorni di riposo per celebrare il raccolto. Se da un lato la festività ha evitato conseguenze ancora più gravi, dall’altro il terremoto ha colpito soprattutto le persone più fragili. «Vicino alla mia comunità ho visto tanti anziani soli. Molti vivono senza i figli, emigrati all’estero, e questo rende tutto ancora più difficile. Ci sono poi bambini molto spaventati e persone con disabilità: sono loro quelli che stanno soffrendo di più, insieme a chi vive già in condizioni di vulnerabilità».

Un Paese già fragile

Il terremoto si è abbattuto su un Paese già segnato da anni di crisi economica e, nell’ultimo periodo, da una nuova fase di tensione politica dopo l‘arresto del presidente Nicolás Maduro nell’operazione condotta dagli Stati Uniti. A questo si aggiungono servizi pubblici carenti e infrastrutture già fortemente indebolite. «Il sistema sanitario e tutti i servizi pubblici che dovrebbero garantire assistenza in una situazione come questa avevano già enormi difficoltà prima del terremoto, il che rende ancora più difficile affrontare questa situazione», spiega Rhaimart. «Per questo affrontare l’emergenza è ancora più complicato». Le scosse hanno inoltre danneggiato diverse vie di comunicazione e la rete elettrica. A fare il punto è stata la vicepresidente ad interim Delcy Rodríguez, secondo cui il terremoto ha provocato diffuse interruzioni delle infrastrutture pubbliche, soprattutto a Caracas e nel vicino stato di La Guaira, l’area più duramente colpita.

Video da La Guaira, una delle aree più colpite, filmato da Miguel Rodríguez (AVSI)

I bisogni più urgenti

La priorità, in queste ore, restano due: mettere in sicurezza chi ha perso la casa o vive in edifici che potrebbero non essere più agibili e trovare i dispersi. «Molti immobili non hanno ancora avuto una valutazione sulla loro abitabilità, per cui c’è il rischio che molti di questi edifici siano pericolosi e le persone non dovrebbero stare lì», racconta Rhaimart. Accanto alla sicurezza degli edifici preoccupa il numero delle persone disperse. Sul sito Desaparecidos Terremoto Venezuela, creato per raccogliere le segnalazioni di familiari e amici, sono state pubblicate oltre 57 mila le richieste di ricerca di persone di cui si sono perse le tracce dopo il sisma e solo 7700 risultano localizzate.

Accanto alla necessità di trovare i dispersi e rifugi sicuri, restano urgenti anche i bisogni essenziali come acqua potabile, alimenti, medicinali e prodotti per l’igiene personale, racconta l’operatrice.

Il lavoro di AVSI e la campagna fondi

Mentre proseguono le verifiche sui danni, AVSI sta coordinando la propria risposta insieme ai partner locali. «Facciamo parte di diversi cluster e forum locali. Stiamo monitorando costantemente la situazione e valutando il modo migliore per contribuire, così da essere pronti a intervenire appena sarà possibile», spiega la cooperante. La fondazione è presente anche nello stato di Falcón, dove alcune aree sono rimaste senza elettricità. Intanto AVSI ha lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere la popolazione colpita. «Siamo pronti a distribuire cibo, kit sanitari, beni di prima necessità e a dare assistenza a migliaia di persone che hanno perso tutto. Ogni contributo può fare la differenza», è l’appello di Fiammetta Cappellini, responsabile delle emergenze umanitarie della fondazione.