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Inchiesta plusvalenze, Juve nella bufera: sistema calcio «malato», intercettazioni choc e interrogatori a raffica

42 operazioni attenzionate, 282 milioni di plusvalenze sospette. John Elkann: «Sono fiducioso nell’operato della magistratura»

L’inchiesta sulle plusvalenze va avanti e fa tremare il mondo del calcio. Juve in primis. La Procura di Torino vuole vederci chiaro anche perché dalle intercettazioni emergerebbe il coinvolgimento di altri club (elemento interessante per la giustizia sportiva che procede parallelamente a quella penale ma che, spesso, alla fine, si lascia influenzare dai risultati delle inchieste dei pm, ndr). Il primo a essere stato sentito dai pm è il direttore sportivo Federico Cherubini, trattenuto per oltre 9 ore sabato pomeriggio, mentre ieri, 29 novembre, è stata la volta di un altro dirigente della Juve, l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene, sentito come persona informata sui fatti. Arrivabene e Cherubini al momento non sono indagati. Le intercettazioni, tra l’altro, in questa inchiesta, hanno segnato la svolta facendo emergere un sistema calcio «malato». «Peggio di così c’è solo Calciopoli», avrebbero esclamato uomini vicino ad Agnelli.


«Provano a fare una nuova Calciopoli, tanti coinvolti ma si parla solo di Juve», ha detto poco fa il dirigente sportivo Luciano Moggi. Nel mirino degli inquirenti sono finiti i conti del club bianconero dal 2018 al 2021 e nello specifico 282 milioni di plusvalenze considerate sospette. Deriverebbero da operazioni connotate da valori fraudolentemente maggiorati e che sarebbero state usate per mettere in regola i bilanci del club. La Juve è coinvolta nell’inchiesta per responsabilità amministrativa insieme a sei dirigenti ed ex dirigenti (si va da Andrea Agnelli a Pavel Nedved, da Stefano Cerrato a Fabio Paratici, da Marco Re a Stefano Bertola). Le operazioni di calciomercato spesso sarebbero state «aggiustate»: in altre parole, la quotazione dei giocatori sarebbe stata decisa a tavolino in più occasioni.


Cosa è successo

Le operazioni sospette, in tutto, sono 42 e riguardano anche altre società di Serie A, non solo la Juve. Il sistema delle plusvalenze – come scrive oggi la Gazzetta dello Sport – viene definito da chi indaga come «gestione Paratici»: il riferimento è a Fabio Paratici, ex responsabile dell’area sportiva, ora al Tottenham, artefice della pianificazione preventiva delle plusvalenze di cui però i vertici del club e Agnelli sapevano eccome. E c’è di più: sempre secondo i pm, alcuni procuratori avrebbe avuto mandati fittizi per portare avanti alcune trattative. A volte i pagamenti non corrispondevano nemmeno alle operazioni concluse. Sarà, dunque, una settimana piena di impegni per la procura di Torino: nei prossimi giorni potrebbe essere convocato Paolo Morganti, segretario nel club bianconero, a seguire a Giovanni Manna, responsabile dell’Under 23, e probabilmente anche Cesare Gabasio, avvocato e responsabile degli affari legali della Juve che risponde direttamente ad Andrea Agnelli.

Il nome di Gabasio, tra l’altro, sarebbe stato tirato fuori in un’intercettazione, quella in cui si parla della scrittura privata con il calciatore Cristiano Ronaldo. Tra gli indagati sarebbero già stati chiamati a presentarsi Stefano Bertola, ex chief corportare e financial officer, Marco Re, ex dirigente finanziario, e Stefano Cerrato, attuale chief corporate e financial officer della Juve. Non convocati, al momento (ma è probabile che la convocazione possa arrivare presto): Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Fabio Paratici. La Procura, comunque, potrebbe anche decidere di non sentirli. L’obiettivo è quello di chiudere gli interrogatori in due settimane. Inevitabili le conseguenze sulla Borsa: il valore del titolo – una volta avviate le indagini – è sceso del 7,5 per cento, salvo poi recuperare qualcosa e chiudere di nuovo con un -6,3 per cento. Il club, intanto, si difende sostenendo di aver agito con trasparenza: sabato scorso Agnelli ha parlato con la squadra in occasione di Juventus-Atalanta e ha riunito i dipendenti per rassicurarli.

L’affare Cristiano Ronaldo

Infine c’è il caso Cristiano Ronaldo, forse quello che più ha destato interesse. Dirigenti della Juve, Ronaldo e i suoi agenti, nell’estate del 2018, si sono incontrati in una villa nel Varesotto. Lì è stato firmato il contratto da 31 milioni netti a stagione per Ronaldo, un quadriennale, record per la Serie A (numeri alla mano, si tratta di 55 milioni di euro a stagione per lo stipendio lordo da moltiplicare per tre anni oltre ai 112 milioni del trasferimento). Tre anni dopo, però, CR7 lascia e va altrove. Ma del suo contratto non si smette (mai più) di parlare. Il motivo è presto detto. La Procura di Torino, infatti, nell’ambito di questa inchiesta, parla di una scrittura privata concernente il rapporto contrattuale e le retribuzioni arretrate di Ronaldo con la Juve. Poi cita un’intercettazione in cui parla di una «carta famosa che non deve esistere teoricamente». Forse una scrittura privata con tutte le retribuzioni arretrate del calciatore. Questo perché il club, nelle stagioni più colpite dalla pandemia del Coronavirus, si è accordato con i suoi calciatori chiedendo di posticipare o cancellare il pagamento di alcune mensilità. L’affare Ronaldo non è tra le operazioni di mercato oggetto dell’indagine.

Elkann: «Fiducioso nell’operato della magistratura»

«La società sta collaborando con gli inquirenti nelle indagini in corso e confida che sarà fatta luce su tutti gli aspetti indagati. Sono fiducioso nell’operato della magistratura». Queste le parole di John Elkann, presidente di Exor, la holding che ha tra le sue partecipate la Juventus. Elkann ha commentato i risultati al di sotto delle attese della Juve e le difficoltà societarie legate all’inchiesta sulle plusvalenze nel corso di un incontro con la stampa in occasione dell’Investor Day: «Nell’affrontare le difficoltà ci si rafforza», ha concluso.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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