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Assange ha avuto un ictus in cella: «I segni evidenti all’udienza per l’estradizione»

La compagna del fondatore di Wikileaks: «Gli Usa giocano sporco: è una guerra di logoramento e questo sta avendo un impatto pericoloso su di lui»

Il fondatore di Wikileaks Julian Assange, detenuto da ormai quasi tre anni in custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh nel Regno Unito, lo scorso 27 ottobre durante un’apparizione davanti all’Alta Corte «è rimasto con la palpebra dell’occhio destro cadente, ha accusato problemi di memoria e segni di danni neurologici» compatibili con un mini-ictus transitorio. A rivelarlo è stata la compagna del fondatore di Wikileaks, Stella Moris. Secondo la donna, il problema medico è la conseguenza di «questa partita a scacchi, battaglia dopo battaglia, di questo stress estremo» dovuta all’azione giudiziaria da parte degli Stati Uniti, dove Assange è incriminato ai sensi del cosiddetto Espionage Act, né di collusione con Paesi stranieri e per cui rischia una pena fino a 175 anni di detenzione, bensì riguardano la pubblicazione di migliaia di documenti militari e diplomatici classificati, utilizzati però per finalità giornalistiche.


L’udienza del 27 ottobre

Durante l’udienza del 27 ottobre, racconta ancora Moris, Assange «si sentiva davvero male, troppo male per seguire l’udienza, ed è stato capito dal giudice, ma non ha potuto lasciare la sala video della prigione». E ora, racconta ancora Moris, «Julian sta lottando, ma temo che il mini-ictus possa essere il precursore di un attacco più grave e aumenta le nostre paure sulla sua capacità di sopravvivere più a lungo va avanti questa lunga battaglia legale». Come raccontato ancora da Moris, «durante il periodo in cella Assange è rimasto per lunghi periodi a corto di aria fresca e luce solare, di una dieta adeguata e degli stimoli di cui ha bisogno. Gli Stati Uniti giocano sporco: è una guerra di logoramento come si vede dal mini-ictus, questo sta avendo un impatto pericoloso su di lui».


Gli appelli degli attivisti e il ricorso contro l’estradizione

Dopo la decisione dell’Alta Corte britannica dello scorso 10 dicembre, che ha accolto il ricorso del governo statunitense ribaltando la sentenza del gennaio 2021 in cui veniva negata l’estradizione negli Usa a causa del rischio concreto di suicidio di Julian Assange, ora i legali del fondatore di Wikileaks avranno tempo fino al prossimo 23 dicembre per presentare ricorso contro l’ultima sentenza rivolgendosi alla Corte Suprema del Regno Unito. Ma anche in caso di ricorso i tempi della giustizia potrebbero essere molto dilatati, e il caso Assange potrebbe rimanere in bilico per mesi, se non anni. Al contempo, i sostenitori di Assange, nonché organizzazioni per i diritti umani e per la libertà di stampa continuano a richiedere che Assange venga protetto dall’azione degli Stati Uniti. Tra questi si è espresso anche il Guardian che ha accusato il governo australiano «di fare orecchie da mercante», dichiarando di «seguire il caso Assange da vicino» senza però intervenire in difesa concreta del giornalista e informatico australiano, «continuando a rispettare il corso legale, inclusi i futuri ricorsi in Appello alla giustizia britannica».

Foto in copertina di repertorio: ANSA

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