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Boom di contagi e zone gialle in arrivo nelle regioni: perché Draghi proroga lo stato di emergenza

Oggi convocato il Cdm per il via libera. Deciso per le previsioni di 30 mila positivi al giorno e 250 morti a Natale. E per i rischi di assembramenti durante le vacanze. Mentre preoccupa la variante Omicron. E si guarda con paura alla Gran Bretagna

I numeri dei contagiati e dei morti. La variante Omicron in arrivo. Il ritorno delle zone gialle oggi e, forse, di quelle arancioni domani. E una curva degli infetti che a gennaio raggiungerà un picco e solo da febbraio è prevista la discesa. Questo è il quadro a breve termine che Mario Draghi ha considerato nella decisione di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 marzo: oggi il Consiglio dei Ministri darà il via libera. Perché prolungarlo soltanto di un mese, una delle opzioni sul tavolo, avrebbe rappresentato «una pagliacciata». Mentre l’idea della nuova governance per la Protezione Civile e la creazione dell’unità di missione ad hoc avrebbero richiesto troppo tempo per arrivare al risultato.


Il Consiglio dei ministri

Non solo, spiega oggi il Corriere della Sera: sulla decisione del presidente del Consiglio ha influito anche quanto scrivevano alcuni giornali. Che dipingevano il premier come pronto a utilizzare lo stato di emergenza come merce di scambio politica nella partita per il Quirinale. Di qui la decisione di Draghi. Che oggi porterà al rinnovo della misura dichiarata la prima volta il 31 gennaio 2020 dal governo Conte II e poi sempre prorogata. Con lo stato di emergenza il governo può lasciar operare gli organismi creati per la pandemia, ovvero il Comitato Tecnico Scientifico e la struttura commissariale oggi guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Restano in vigore le procedure sullo smart working e le Regioni possono interfacciarsi con il governo nella Cabina di Regia. Infine, c’è il ricorso ai decreti ministeriali o Dpcm. Che è considerato un modo più veloce di legiferare e i giudici ne hanno riconosciuto la legittimità durante un’emergenza.


Repubblica spiega oggi perché per il rinnovo dello stato di emergenza ci vuole un decreto ad hoc: non è possibile rinnovarla automaticamente oltre il 31 gennaio 2022 perché in quella data scadono i due anni dalla prima decretazione. Mentre il testo del decreto legge studiato a Palazzo Chigi prima del Cdm si limita a congelare per un trimestre la situazione. Per questo Draghi ha deciso di predisporre il testo, chiedendo al sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli di occuparsene. Per due motivi: il primo è la corsa della variante Omicron in Europa e la diffusione che avrà nelle prossime settimane in Italia. Il secondo sono le vacanze di Natale con tutti i rischi di assembramenti. Con in mente quello che sta succedendo in Gran Bretagna. Dove si prevedono ricoveri e morti in aumento e la predominanza del ceppo identificato in Sudafrica.

30 mila positivi al giorno a Natale

Le previsioni più fosche parlano di 30 mila positivi al giorno e 200-250 morti entro Natale. E non solo. L’immunologo Sergio Abrignani, componente del Comitato Tecnico Scientifico e professore all’Università Statale di Milano, oggi con il Corriere della Sera torna a proporre l’obbligo vaccinale per tutti: «Se non lo facciamo il virus non sparirà. Si trasmette per via respiratoria e alle ultime varianti basta un niente per contagiare. Quando una malattia del genere è così diffusa non vaccinare tutti è volersi fare del male». E c’è di più. Perché, spiega oggi un retroscena su La Stampa, con questi ritmi la Omicron è destinata a soppiantare la Delta già verso la fine di Natale. Mentre è sbagliato farsi troppe illusioni sulla minore mortalità senza dati certi. Per questo il governo pensa soltanto a correre sulla terza dose. E spera che questo basti se non altro a limitare i danni di ricoveri in area medica e rianimazioni nel futuro prossimo.

Le regioni e la zona gialla

Ieri intanto nei reparti Covid d’Italia sono state ricoverate 254 persone in più: 60 i nuovi posti occupati nelle terapie intensive. Luca Zaia ha annunciato la zona gialla per il Veneto da lunedì prossimo. Ma a rischio ci sono anche altre regioni. La provincia autonoma di Trento è una delle candidate principali: 1 posto letto su 5 è occupato da malati di Coronavirus. Ma sono otto i territori con le terapie intensive in crescita, come certificato ieri da Agenas. Oltre a Trento ci sono le Marche (14%), il Lazio (12%), il Piemonte e l’Umbria (entrambi all’8%), la Campania, la Sicilia e la Toscana (tutte al 6%). Cresce anche in cinque regioni il tasso di occupazione dei posti letto nei reparti in area medica: a Bolzano (al 18%), in Calabria (al 17%), nella Pa di Trento (al 16%), in Emilia-Romagna e Sicilia (all’11%). Stabili oltre la soglia del 15% ci sono Liguria (al 13%), Valle d’Aosta (al 19%) e Friuli Venezia Giulia (al 23%). Tutte regioni candidate alla zona gialla verso la fine di dicembre o l’inizio di gennaio.

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