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La seconda telefonata Biden-Putin in un mese: la mossa del Cremlino per il disgelo sull’Ucraina

Il presidente russo: «Nuove sanzioni sarebbero un errore colossale: attendiamo risultati concreti sulle garanzie di sicurezza». Il presidente statunitense: «I progressi sono possibili solo in un clima di de-escalation»

È durata 50 minuti la telefonata tra Joe Biden e Vladimir Putin per discutere del destino dell’Ucraina. Al centro del colloquio odierno, il secondo nell’arco degli ultimi 30 giorni, il presidente russo si è detto «soddisfatto» della telefonata, aggiungendo che Putin ha messo in guardia Biden dall’adottare sanzioni contro Mosca, ritenendole «un errore colossale». Il presidente russo, infatti, attende «risultati concreti» sulle «garanzie di sicurezza richieste» da Mosca. In tutta risposta, il presidente statunitense Biden si è detto disponibile a sostenere una soluzione diplomatica, mettendo però in chiaro che «gli Stati Uniti, così come i suoi alleati, risponderanno in modo risoluto se la Russia invaderà ulteriormente l’Ucraina». E dunque, dalla Casa Bianca sottolineano che i «progressi sostanziali» nella ricerca di una soluzione diplomatica possono avere luogo «solo in un clima di de-escalation anziché di escalation».


Il colloquio, iniziato alle 21.35 ora italiana, questa volta è stata richiesto dal presidente russo all’omologo statunitense. È il segnale che il Cremlino è pronto ad avviare un percorso di allentamento delle pressioni su Kiev. «Sono convinto che possiamo andare avanti e stabilire un dialogo russo-americano efficace, basato sul rispetto reciproco e sulla considerazione degli interessi nazionali reciproci», ha detto Putin nel messaggio di auguri inviato alla Casa Bianca per le feste natalizie. La distensione dei rapporti è propizia alla serie di discussioni che inizieranno il prossimo 10 gennaio a Ginevra: la questione dei confini Ucraini sarà affrontata prima nei negoziati bilaterali Usa-Russia, poi nel consiglio Nato-Russia e infine nella riunione dell’Ocse


«La Russia ha messo le proprie preoccupazioni sul tavolo e siamo pronti a discuterle, ci aspettiamo che anche Mosca sia preparata a discutere le nostre e quelle dei nostri alleati, sulla base della reciprocità», ha dichiarato un alto dirigente della Casa Bianca prima della telefonata tra i due leader. Gli Stati Uniti, tuttavia, si sono detti pronti a perseguire tanto «una via diplomatica» quanto, se necessario, un’azione muscolare. Nel caso Mosca non procedesse con una de-escalation – che parta dalla riduzione delle truppe russe stanziate lungo il confine ucraino -, la Casa Bianca risponderebbe con sanzioni economiche «ben più pesanti» di quelle del 2014, successive all’annessione della Crimea. Non solo: tra le varie ipotesi di reazioni ci sarebbe quella di incrementare le forze Nato dispiegate sul fianco dell’Europa orientale e un programma di assistenza militare a Kiev.

Le misure americane rispetterebbero comunque il principio del nothing about them without them, ovvero prese di concerto con gli alleati: «Nessuna decisione che riguardi altri Paesi presa senza il loro coinvolgimento». Al momento, gli Stati Uniti non vogliono presentare un documento scritto con le proprie richieste, come fatto dai russi. Il Cremlino ha già espresso di voler rinegoziare i trattati che regolano gli equilibri sul confine dell’Europa orientale. Chiede, inoltre, garanzie contro l’espansione della Nato verso oriente e lo stop alle operazioni militari occidentali vicine al confine russo. Insomma, il desiderio di Putin di mantenere la propria influenza sui territori dell’ex Urss si tradurrebbe con l’interdizione alla Nato dei Paesi che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica. Richieste in buona parte già definite «inaccettabili» dall’amministrazione Biden che, però, vede all’orizzonte la possibilità di un compromesso.

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