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Quirinale, Renzi: «Pronti a votare un candidato del centrodestra, ma non Berlusconi. La sua corsa ha fatto un passo indietro»

Il leader di Italia Viva ha messo in allerta Meloni e Salvini: «Rischiano la “sindrome di Bersani”», ha detto con riferimento alle presidenziali del 2013

Matteo Renzi, prima di riunirsi in privato con i grandi elettori di Italia Viva per discutere di Quirinale, ha parlato pubblicamente del post Mattarella. E lo ha fatto su Radio Leopolda, la nuova emittente di partito diretta da Roberto Giachetti, vecchio lupo delle frequenze di Radio Radicale, coadiuvato dai vicedirettori Alessio De Giorgi, capo storico della comunicazione renziana, e Marco Di Maio, deputato di Italia Viva. I temi con cui ha esordito sono i soliti: il merito di aver portato Draghi e Figliuolo a sostituire Conte e Arcuri, attacchi al Csm e qualche ironia su Silvio Berlusconi. Poi, si è addentrato nella questione Colle. «Sull’elezione del presidente della Repubblica dobbiamo essere competenti, appassionati e uniti. Ma non sarà quella del Quirinale che decide il futuro di Italia Viva», ha aggiunto dando risalto all’appuntamento delle suppletive di Roma in cui è candidato, per Iv, Valerio Casini.


«Non credo che lunedì 24 la prima votazione porterà molto lontano: attenzione ai trucchi e alle difficoltà dell’elezione del presidente della Repubblica, l’ho detto anche al centrodestra. Il rischio di una “sindrome di Bersani”, che nel 2013 era convinto di giocare un ruolo e purtroppo lo giocò non in positivo, è un rischio molto alto, soprattutto per Meloni e Salvini», ha sottolineato Renzi. Poi, ha parlato di tre scenari possibili. Il primo per il Colle: «Un uomo o una donna di centrodestra che gode però di apprezzamento che va oltre gli elettori di centrodestra. Quello che è accaduto oggi nella riunione del centrodestra con un’indicazione su Berlusconi che è un’indicazione a metà – ha detto Renzi – è stato un passo indietro e non in avanti per Berlusconi. In queste ore l’ipotesi di una candidatura di centrodestra è un’ipotesi importante che dovrà essere presentata a tutte le altre forze politiche nel corso della prossima settimana».


Renzi ha dato la disponibilità del proprio gruppo a votare un candidato del centrodestra «se risponde all’interesse degli italiani, ma devono portare un nome diverso da quello Berlusconi». Secondo scenario: «Andare a chiedere all’italiano più forte in questo momento, Mario Draghi, di lasciare la presidenza del Consiglio per andare al Quirinale. Con due possibili strade: un governo Ursula senza Salvini e la Lega o un governo dei leader con tutti i partiti e tutti i leader». E infine, il terzo scenario per lui plausibile: «Berlusconi candidato unico del centrodestra per andare all’elezione al quarto scrutinio. Anche qui ci sono due possibilità: non andare in aula, come ipotizzato da Enrico Letta, per chi non sostiene Berlusconi, oppure – ha spiegato – andare in aula e puntare su un’altra personalità del centrodestra. Se il Pd decide di fare l’Aventino su Berlusconi, come fece il centrodestra su Prodi nel 2013, secondo me non è una buona idea».

La precedente battaglia quirinalizia di Renzi

Le cronache degli ultimi tempi raccontano che l’acme del tatticismo renziano è stato raggiunto con la defenestrazione di Giuseppe Conte e l’investitura di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Succedeva esattamente un anno fa. Ma il vero capolavoro strategico Matteo Renzi lo realizzò nel 2015, alle elezioni presidenziali. Primi tre scrutini, il centrosinistra consegna le schede in bianco. Quarta chiama, secca: Renzi dà l’ordine di votare per Sergio Mattarella. Il siciliano viene eletto a colpo sicuro, grazie anche ai voti del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e a una cinquantina di franchi tiratori di Forza Italia. Renzi aveva sacrificato il patto del Nazareno, tradendo Silvio Berlusconi, per la partita del Quirinale. E la vinse.

Sette anni dopo quell’elezione, Renzi continua a giocare a carte coperte fino all’ultimo giorno utile. Non rivela le mosse nemmeno ai suoi grandi elettori che, a poche ore dall’incontro sul tema del Quirinale, non sapevano come avrebbe agito il loro leader. Avrà indicato loro una strategia, sì. Una delle quattro che adotterà nei prossimi giorni. L’ex premier si muoverà su più piani e non è inverosimile che la risposta al difficile tetris del Colle possa essere anche la più semplice. Draghi presidente della Repubblica. Il timore per l’instabilità di Palazzo Chigi, come manifestato anche da Ettore Rosato questa mattina, è sincero. Ma la scommessa che potrebbero fare i renziani è questa: chi avrà il coraggio di non accordare la fiducia al prossimo presidente del Consiglio incaricato da Draghi in vesti quirinalizie?

Le sensazioni dei grandi elettori di Italia Viva

La suggestione che Draghi, poi, possa patrocinare la nascita di un governo con i leader dei partiti, al momento, resta tale. Ma non è da escludere in assoluto e potrebbe essere il modo per dare stabilità a un esecutivo orfano dell’ex governatore della Bce. Tornando a Italia Viva, diversi grandi elettori scommettono che la partita del Colle si chiuderà il 27 gennaio: confidano che al quarto scrutinio, senza soglia dei due terzi dei parlamentari, sarà eletto il successore di Mattarella. Esprimono contrarietà a un secondo mandato per il siciliano. A margine dell’incontro con il leader, alcuni grandi elettori ci dicono che Italia Viva non può che attendere «le mosse vere» del centrodestra, che ha la maggioranza relativa. «Ma nessuna disponibilità sul nome di Berlusconi», assicurano. Renzi avrà chiaro come sia meglio muoversi per Italia Viva. Ma un grande elettore, sentito da Open, assicura di no: «Matteo non ha ancora deciso su chi puntare e quale strategia adottare». Sarà, ma la sensazione è che Renzi mantenga coperte le carte anche agli occhi dei suoi fedelissimi. Ma che quelle carte, dal mazzo, le abbia già pescate.

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