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Ucraina, la prudenza dell’Occidente sulle sanzioni alla Russia. La Nato non attacca, Bruxelles frena sul gas

Durante il Consiglio europeo Bruxelles ha deciso sul nuovo pacchetto di sanzioni da destinare alla Russia. Mentre Biden parla di «decisioni devastanti per il sistema economico russo», l’Ue punta a difendere la democrazia

Durante il Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles nella serata di oggi, 24 febbraio, gli alleati si sono chiesti cosa fosse più giusto e soprattutto più efficace fare contro «l’aggressore russo». Nelle ore precedenti al vertice straordinario le minacce di sanzioni pesanti contro la Russia si sono alternate nei discorsi dei leader occidentali. Da Boris Johnson a Mario Draghi, da Joe Biden a Macron, l’Occidente insieme alla Nato è al suo ennesimo tentativo di fermare un’invasione che da più di 12 ore è ormai diventata realtà. «Diciamo con una sola voce che la democrazia prevarrà sull’autocrazia», ha tuonato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg poco dopo il G7 tenutosi nel pomeriggio con i leader mondiali. «La libertà prevarrà sull’oppressione e la violenza», ha aggiunto dal suo profilo ufficiale. Se da un lato l’Organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa dichiara ferma opposizione alle scelte guerrafondaie di Vladimir Putin, dall’altro tenta ancora una volta di applicare prudenza evitando, almeno per il momento, qualsiasi attacco di risposta in difesa dell’Ucraina.


Sanzioni per Russia e Bielorussia

L’arma scelta dall’Occidente in queste ore è ancora una volta la democrazia e il tentativo di imporsi contro le scelte di Putin continua a percorrere la strada delle sanzioni, definite anche dallo stesso Joe Biden «devastanti per il sistema economico russo». Il vertice europeo ha chiamato Bruxelles a decidere quale nuovo pacchetto di “punizioni” mettere sul tavolo per fermare la guerra cominciata dalle forze russe, e quello che le fonti avevano annunciato a poche ore dall’inizio si è rivelato veritiero. Il Consiglio europeo ha concordato sulla messa in campo di misure restrittive che, come ha fatto sapere ufficialmente l’Ue, «copriranno il settore finanziario, dei trasporti, l’export di beni e finanziario, la politica dei visti e l’inserimento nella lista nera di personalità russe». Nessuna decisione sul fronte dell’energia, uno dei freni più grossi che l’occidente continua a dare nelle decisioni sulle sanzioni. I leader Ue hanno inoltre annunciato nuove punizioni anche per la Bielorussia, assicurando che «l’intenzione è quella di adottare il pacchetto senza ritardi».


I freni su cui si discute

A parlare di sanzioni dopo il G7 avvenuto nel pomeriggio di oggi, 24 febbraio, è stata in primis Ursula von der Leyen: «Insieme adotteremo massicce sanzioni per assicurarci che Putin paghi un prezzo pesante per questa aggressione», aveva scritto su Twitter. Nel frattempo le fonti dell’Ue hanno cominciato a fornire dettagli sul nuovo possibile pacchetto discusso a Bruxelles: «Le sanzioni contro Mosca saranno innanzitutto finanziarie», fanno sapere, «e colpiranno settori strategici per la difesa e per l’esercito». Più prudenti invece le discussioni su due temi importanti: il sistema Swift e l’energia.

Sul primo punto le fonti avevano riferito che «lo stop all’accesso al sistema Swift è sul tavolo ma potrebbe anche slittare ad un successivo pacchetto». Un’anticipazione che è stata poi confermata al termine dello stesso Consiglio. Per ora la Russia non verrà esclusa dal programma Swift. Si tratta di un sistema creato nel 1973 che permette di scambiare le informazioni necessarie per le transazioni finanziarie da un Paese a un altro. Negli anni ’70 ha sostituito il Telex, lo strumento utilizzato in precedenza per comunicare la disposizione di spostamenti di denaro tra banche di nazionalità differente. Lo Swift trasmette una rete di informazioni finanziarie preziose (e non vero denaro) da cui la Russia in caso di sanzioni sarebbe esclusa. Sul tema però non si può trascurare un importante elemento: solo una parte delle banche russe ha aderito al sistema. Mosca nel frattempo si è rivolta a Pechino che a sua volta ha realizzato un altro sistema alternativo di scambio delle informazioni, il Cips (Cross-Border Interbank Payment System).

Per il momento non ci sono ancora state collaborazioni, ma la strada proposta dalla Cina sarebbe una delle possibilità che Putin avrebbe a disposizione nel caso di una decisione definitiva. Senza contare l’esistenza di un sistema interno alla Russia, il Spsfs, che il Cremlino ha elaborato negli ultimi anni proprio per garantirsi stabilità nel caso di una minaccia al sistema Swift. «Nelle misure a cui sta lavorando Bruxelles non è incluso il settore energetico». Tra le anticipazioni delle fonti europee c’è stato anche l’ulteriore freno che Bruxelles ha poi deciso ufficialmente di porre al pacchetto delle sanzioni destinate alla Russia. Sul mercato europeo il prezzo del gas è salito fino agli 80 euro per megawattora, in aumento di quasi il 10 per cento in un solo giorno. Il timore principale è quello di contromisure russe sulle forniture. A questo proposito Bruxelles valuta anche un possibile piano di emergenza per far fronte a un eventuale blocco delle forniture alla luce dei forti aumenti del gas.

Johnson ha già cominciato

Durante l’ultimo discorso alla Camera dei Comuni il primo ministro inglese ha annunciato pesanti sanzioni nei confronti della Russia che, insieme agli altri leader occidentali, il Regno Unito prevederà nei prossimi giorni. Nelle ore precedenti alla decisione del Consiglio, Boris Johnson aveva già deciso per alcune azioni punitive: «Saranno messe al bando immediatamente tutte le banche russe del mercato finanziario di Londra. Al bando nel Regno Unito anche Aeroflot, mentre saranno sanzionati altri 100 individui, entità e società russe. In ultimo ci saranno anche misure per limitare i capitali depositabili dai cittadini russi in conti bancari del Regno».

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