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Partygate, Boris Johnson non si dimette: «Mi scuso con tutto il cuore, ma resto per combattere Putin»

È tornato a scusarsi il premier britannico, sotto attacco dell’opposizione alla Camera dei Comuni che vuole solo le sue dimissioni

Boris Johnson si scusa ma non si dimette: nel suo intervento alla Camera dei Comuni il premier britannico si è espresso in merito al «Partygate», lo scandalo che lo ha fatto finire al centro delle polemiche per la violazione delle norme anti Covid introdotte dal suo stesso governo. Deluse così le aspettative dell’opposizione, che speravano nel suo ritiro dalle scene: Johnson ha affermato che «resterà al suo posto» per svolgere il suo dovere con «umiltà», oltre che per contrastare Vladimir Putin e rafforzare il sostegno del Regno Unito all’Ucraina. Ha poi aggiunto: «Mi scuso con tutto il cuore». Scuse non accettate dal leader dell’opposizione laburista britannica Keir Starmer, che ha definito «una barzelletta» le «scuse contorte» di quello che ha definito un presidente «disonesto», che dovrebbe dimettersi «se avesse un minimo di dignità».


La multa per la festa durante il lockdown

Una settimana fa, Boris Johnson ha ricevuto la multa di Scotland Yard per aver partecipato a un evento in occasione del suo compleanno, nel giugno 2020, durante il quale sono state violate le norme anti-Covid. Oltre a lui, è stato sanzionato anche il suo ministro dell’Economia Rishi Sunak, mentre la moglie del premier risulta tra gli indagati. La polizia britannica sta indagando su 12 feste che sarebbero state organizzate a Downing Street e Whitehall durante il periodo di lockdown per la pandemia, secondo quanto riporta la Bbc. A causa dello scandalo, lo scorso febbraio è salito a 15 il numero del parlamentari Tory che hanno chiesto la sfiducia al governo Johnson.


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