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Covid, ancora mascherine? Bassetti: «L’obbligo è una follia». Crisanti: «Proteggono i fragili» – Le interviste

Secondo il professore di microbiologia all’università di Padova ci sono «troppi decessi di fragili vaccinati». Oggi la decisione del governo su Green pass e mascherine

Oggi 28 aprile il governo, e in particolare il ministro della Salute Roberto Speranza, dovrà decidere, una volta per tutte, cosa fare: dove mantenere le mascherine obbligatorie, dove eliminarle e soprattutto come comportarsi al lavoro e nelle aule scolastiche. La linea, anche a fronte dei dati di ieri 27 aprile che parlano di 186 morti e 87.940 contagi in appena 24 ore, sembra essere quella della prudenza (pur tornando quasi alla normalità): il Green pass servirà solo per le visite in ospedale mentre le mascherine dovrebbero restare obbligatorie sui mezzi pubblici, come bus, metro e tram ma anche aerei e treni, a scuola dai 6 anni in su e sui luoghi di lavoro. Ma in quest’ultimo caso si sta valutando semplicemente di raccomandarle. Mascherine anche per cinema, teatri e discoteche (ma non mentre si balla). Il decreto anti-Covid, ancora in vigore, scade il 30 aprile, tra due giorni, e si è già in netto ritardo. Ancora, infatti, non si conoscono con esattezza le nuove regole.


A metà giornata Speranza ha spiegato: «Alla Camera è stato appena approvato un emendamento in commissione che prevede la proroga in alcuni ambiti dell’uso delle mascherine al chiuso: nei trasporti a lunga percorrenza e locale, gli ospedali e presidi sanitari, le Rsa, tutti gli eventi in cinema e teatri e i palazzetti dello sport. Raccomandiamo la mascherina in tutte le situazioni con rischi di contagi fino al 15 giugno. Oggi firmerò un’ordinanza che farà da ponte nel tempo necessario alla conversione del decreto». Ma appunto, c’è ancora qualche margine di aggiustamento. «Questo dimostra che c’è tanta confusione. Non si capisce chi decide, un giorno dicono una cosa, il giorno dopo un’altra. La gente non sa più che fare. La mascherina va bene se utilizzata in ambiti particolari, come ospedali, Rsa e per i sanitari. Per tutti gli altri no, Omicron gli fa un baffo. Cerchiamo piuttosto di tornare a vivere come prima», a dirlo è Matteo Bassetti, infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova, a Open.


«Il Green pass? Fuori dal mondo e dal tempo»

Il Green pas cesserà praticamente di esistere: servirà solo per gli ospedali e le Rsa, non più per palestre, piscine, feste e cerimonie, discoteche, cinema e teatro, né per prendere aerei, treni o per andare al lavoro. «Il certificato verde è fuori dal mondo e dal tempo. Ha esaurito il suo compito: serviva solo a far vaccinare la gente, non rendeva più sicuro un luogo. Pensate che, qualche giorno fa, partendo da Milano Malpensa per Lisbona, mi è stato chiesto il Green pass. A Lisbona, invece, di rientro in Italia, no. Che senso ha così?». Quello che più infastidisce Bassetti è l’uso della mascherina, a suo dire ormai pressoché inutile se non in alcuni casi: «Non abbiamo mai spiegato alle persone a cosa servivano davvero. Non ho mai visto qualcuno portarla perché serviva, la indossavano e la indossano solo per non farsi multare. La conseguenza? Non ci ha fatto ridurre i contagi. Infatti, se oggi siamo come siamo è grazie ai vaccini, non alle mascherine». Un uso inutile, quello fatto da molti, secondo Bassetti, visto che c’è «chi usa le Ffp2 per giorni, chi le rilava, rendendole di fatto inefficaci. Abbiamo attuato, quindi, la logica delle mascherine “alla cinese”, ovvero un’imposizione e basta».

«Si è scelta la linea cinese, tanta politica e poca scienza»

Chi deve mettersela allora? «Gli anziani, i fragili, in posti come supermercati, farmacie e sui mezzi pubblici». Non, dunque, i giovani o chi è perfettamente in salute. Nei cinema e nei teatri, invece, «è davvero una stupidaggine». «Se ne assumeranno le responsabilità – tuona – Molti non verranno in Italia a fare le vacanze solo perché all’estero c’è la sensazione che siamo ancora nel pieno della pandemia. E, invece, abbiamo il 90 per cento di vaccinati». L’nfettivologo dell’ospedale San Martino di Genova è poi contrario all’uso della mascherina a scuola, al cinema e sul lavoro: «Che senso ha? È una grande stupidaggine, i ragazzi la mettono solo in classe. Prima delle lezioni e dopo, ma anche nel pomeriggio quando si vedono fuori, no. Stesso discorso vale per gli stadi, ma chi la mette nelle gradinate? O ancora al cinema: la metto solo se non mangio i pop-corn, se mangio invece posso toglierla per tutto il tempo della durata del film. Al lavoro, invece, immaginate un operaio che deve tenerla per tutte quelle ore. Siamo folli, questa è follia, si è scelta la linea cinese (il riferimento è a quello che sta accadendo a Pechino e soprattutto a Shangai con un lockdown rigidissimo e imposizioni mal tollerate dalla popolazione locale, ndr). Insomma, tanta politica e poca scienza nel prendere queste decisioni».

«Troppi decessi di fragili vaccinati»

Non la pensa così, invece, Andrea Crisanti, professore di microbiologia all’università di Padova, secondo cui le mascherine servono eccome. «Non per bloccare il contagio» ma «per proteggere i fragili anche perché – precisa – c’è un numero molto elevato di decessi di fragili vaccinati, questo è il problema», dice a Open. E fa un esempio concreto: «Se una famiglia ha un bambino con la leucemia, farà di tutto per proteggerlo e se questo bimbo va a scuola deve avere la stessa garanzia di sicurezza. Le mascherine servono per questo motivo, quindi sì sui mezzi pubblici e nelle aule scolastiche, no chiaramente in discoteca o al ristorante». «Sui luoghi di lavoro, poi, è stata fatta una legge “a cavolo”, frutto dell’ideologia di Brunetta (ministro per la Funzione pubblica, ndr). È stato un errore, infatti, cambiare la norma che di fatto costringe tutti i lavoratori pubblici, compresi i fragili, a lavorare in presenza. Rischiano loro mentre tutti gli altri devono essere molto attenti e prudenti, indossando sempre le mascherine e, dunque, non esponendoli al contagio. Se chiedi ai dipendenti di tornare in ufficio, devi metterli nelle condizioni di lavorare in sicurezza, di proteggerli, quindi devono tenere le mascherine», aggiunge.

«Ora c’è chi muore con il Covid e non per il Covid»

Rispetto al numero di contagi giornalieri in Italia il numero totale dei morti sembrerebbe essere «normale» secondo Crisanti: «I vaccinati fragili si ammalano e muoiono ancora oggi con questo livello di contagio. Quindi mettiamoci le mascherine per proteggerli, specialmente in determinate circostanze», conclude il professore di microbiologia all’università di Padova. Per Bassetti, invece, nei primi mesi del 2022 «non è stato registrato un eccesso di mortalità rispetto ai tempi pre-Covid», cosa che invece «era stata segnalata nel 2021» quando c’erano migliaia di vittime: «Ora sono molte le persone decedute con il Covid e non a causa del Covid. Dunque morte anche per altre ragioni».

Foto in copertina da UNSPLASH

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