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Dal prossimo 1 ottobre la Germania avrà il salario minimo a 12 euro

La coalizione di governo ha votato compatta a favore dell’innalzamento del minimo orario promesso da Scholz. Letta spinge sull’Italia: «Lavoriamoci già in questa legislatura»

Il parlamento tedesco ha approvato l’aumento del salario minimo a 12 euro. La misura, che entrerà in vigore dal primo ottobre, era una delle più importanti promesse fatte dal cancelliere Olaf Scholz durante l’ultima campagna elettorale che ha portato l’Spd alla vittoria. Attualmente il salario minimo è di 9,82 euro, anche se già da luglio era previsto un aumento a 10,45 euro. La nuova legge, a firma del ministro del lavoro Hubertus Heil, ha avuto oggi il sostegno compatto della coalizione di governo, formata dai Socialdemocratici, dai Liberali e dai Verdi. Cdu, Csu e AfD, invece, si sono astenuti. Secondo la Zdf, il disegno di legge riguarderà circa 6,2 milioni di dipendenti, che al momento risultano avere una retribuzione oraria inferiore ai 12 euro. A beneficiarne particolarmente saranno le donne lavoratrici. Nel 2014 la Germania di Angela Merkel aveva approvato per la prima volta un salario minimo (8,50 euro), e nel 2015 era stata istituita la la commissione di monitoraggio. Nel 2021 era stato poi alzato a 9,82 euro.


Le reazioni italiane

Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno accolto con favore la novità tedesca sul minimum wage. Il segretario dem Enrico Letta ha detto di voler lavorare sulla proposta già in questa legislatura. Altrimenti, se non si riesce a farlo con questa maggioranza, il Pd «lo presenterà dentro il progetto per le prossime elezioni». «Il tema del salario minimo – ha detto Letta – sta prendendo giustamente piede in tante economie simili alla nostra e quindi è importante che anche noi facciamo un grosso passo avanti». A sperare in una svolta italiana in questa direzione è anche la presidente della Commissione lavoro del Senato, la cinquestelle Susy Matrisciano. «È il momento che la politica e i partiti dimostrino di esserci per i cittadini che li hanno votati. Non si può essere lavoratori poveri».


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