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Accordo in Ue sul salario minimo, Orlando: «Un passo importante». Il M5s: «L’Italia cosa aspetta?»

Le reazioni alla nuova direttiva Ue, che punta a istituire un quadro che garantisca salari «adeguati ed equi»

La Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo (Empl) ha annunciato che è stato raggiunto l’accordo sulla direttiva Ue per il salario minimo. Adesso sia il Parlamento sia il Consiglio Ue dovranno approvare l’intesa in via definitiva. «Con l’accordo politico di oggi sulla nostra proposta su salari minimi adeguati, portiamo a termine il nostro compito. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi», ha commentato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Nel pieno rispetto delle diversità nazionali il provvedimento favorirà dei salari minimi adeguati nell’Ue e lo sviluppo della contrattazione collettiva», ha aggiunto la presidenza di turno francese dell’Ue.


Il Movimento 5 Stelle: «Da anni portiamo avanti questa battaglia»

Esulta in Italia il M5s, secondo cui l’accordo raggiunto nella notte è una tappa «storica»: «Il M5s da anni porta avanti questa battaglia. Non ci sono più scuse per nessuno: approviamo subito la nostra proposta, eliminiamo la vergogna degli stipendi da fame per milioni di lavoratori», ha commentato il leader del Movimento Giuseppe Conte. Fa eco l’europarlamentare grillina Daniela Rondinelli: «Per la prima volta l’Unione europea fissa dei criteri per salari minimi adeguati ed equi e per contrastare la concorrenza sleale e il dumping sociale». Le deputate e i deputati del partito, in una nota congiunta, sollecitano il governo a introdurre la misura anche nel nostro Paese: «Ora che ce lo chiede l’Europa, non sarà più possibile voltarsi dall’altra parte (…) Ora che l’Europa ha trovato la quadra sulla proposta di direttiva sul salario minimo, l’Italia che cosa intende fare? Vuole davvero stare a guardare?».


Anche se il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, puntualizza: «Non imporremo un salario minimo all’Italia, non è questo il punto. Spetta al governo italiano e alle parti sociali» raggiungere un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva. Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha commentato: «La direttiva europea rappresenta una rivoluzione per tutti quei Paesi che ancora oggi, assurdamente, non hanno introdotto» la misura. «A questo Paese serve un salario minimo, che deve essere approvato in questa legislatura».

Orlando: «Una prospettiva per contrastare il lavoro povero»

Secondo il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, dopo questa decisione «chi ha remato contro dovrà arrendersi e prenderne atto». La sua omologa al Ministero dell’Economia, Maria Cecilia Guerra, ai microfoni di Radio1 ha commentato: «In Italia noi abbiamo una contrattazione collettiva molto forte, per questo non abbiamo mai pensato ad un salario minimo», tuttavia, «nella situazione attuale, abbiamo bisogno di essere sicuri che questa contrattazione protegga tutti e al meglio». Da Parigi, il ministro del Lavoro Andrea Orlando aggiunge: «L’ok alla direttiva sul salario minimo apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso. Un passo importante per concretizzare l’Europa sociale e del lavoro».

Si tratta di «misure fondamentali per tutelare la dignità di lavoratori e lavoratrici, combattere il lavoro povero e difendere il potere d’acquisto di milioni di famiglie», dichiara il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. La «Repubblica fondata sul lavoro non può rimanere indietro» rispetto a questo «passo decisivo» per la costruzione dell’Europa sociale, conclude il vicesegretario del Pd, Peppe Provenzano.

Cosa prevede la direttiva

La nuova direttiva sul salario minimo europeo punterà a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi, anche se – stando alle ultime indiscrezioni – non saranno previsti massimi e minimi salariali. Attualmente il salario minimo esiste in 21 paesi su 27 dell’Unione Europea. Tra i sei Paesi che non hanno adottato la misura rientra anche l’Italia, insieme a Danimarca, Finlandia, Austria, Svezia, Cipro. Le istituzioni europee si sono mosse nella direzione del rispetto nei confronti delle diversità nelle tradizioni di Welfare dei diversi membri, puntando però a imporre la garanzia di un tenore di vita dignitoso e della riduzione delle disuguaglianze, oltre a mettere un freno ai contratti pirata.

Tra gli obiettivi, anche quello di «rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva». Nonostante il nostro Paese non abbia un obbligo di attuare la proposta di Direttiva, in Parlamento giacciono tantissime proposte di legge sul salario minimo: nel nostro sistema, tuttavia, sono già presenti alcune soglie minime fissate dai contratti collettivi siglati dalle rappresentanze dei lavoratori più rappresentativi e, che il datore di lavoro lo voglia oppure no, questi minimi devono essere rispettati da tutti.

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