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L’ultimatum di Salvini al governo Draghi: risposte o via a settembre. Ma il leader rischia il commissariamento

Il Capitano vuole risposte dal premier entro il raduno di Pontida del 18. Ma nel partito c’è maretta

Se non è un ultimatum, poco ci manca. Il leader della Lega Matteo Salvini attende “risposte” da Mario Draghi. Entro l’estate. Perché «ci sono temi su cui non siamo disposti a transigere», dice in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Altrimenti? «Temo un autunno molto difficile. Torneremo sul pratone di Pontida il 18 settembre. Per quella data vogliamo risposte». Ecco perché nella location dalla quale storicamente la Lega ha annunciato tutte le sue battaglie il Carroccio potrebbe annunciare l’addio al governo. Per reagire al risultato delle elezioni comunali, dove la Lega ha raccolto in media il 6,4% nei 26 capoluoghi in cui si è presentata. E per inseguire Giorgia Meloni, che ha tratto giovamento dalla collocazione di Fratelli d’Italia all’opposizione. Anche se, spiega Repubblica, c’è un altro scenario sul tavolo. Ovvero quella di commissariare il leader.


Pontida caput mundi

Andiamo con ordine. Ieri del risultato elettorale del Carroccio hanno parlato il leader e il suo vice Lorenzo Fontana. Indossando i panni del poliziotto buono e di quello cattivo. Il segretario leghista ha detto che continuerà a sostenere il governo, ma ha anche ammesso in pubblico i malumori crescenti nel partito: «Non c’è alcuna tentazione di staccare la spina ma ci aspettiamo discontinuità soprattutto sui temi economici». Poi il lungo elenco di provvedimenti economici al termine della riunione del consiglio federale: rinnovo dello sconto carburanti, adeguamento di pensioni e stipendi al costo della vita, rottamazione delle cartelle esattoriali, superamento della legge Fornero, e istituzione di un tetto europeo allo spread.


Fontana è stato più diretto, premettendo di parlare a livello personale. «Se per la Lega sarà più difficile stare al governo questo autunno? Fosse per me, io sono abbastanza stanco …», ha risposto il responsabile esteri del Carroccio. «Sono un uomo libero e dico che se l’obiettivo di questo governo era quello di tentare che non ci fosse o che ci fossero il meno possibile problemi economici dopo la pandemia era giusto provarci e sono convinto che quella scelta sia stata giusta in quel momento. Se però poi non vedo gli effetti sui cittadini – e non lo dico per quanto riguarda i nostri ministri che stanno cercando di fare il possibile – nel momento in cui non vedo che i nostri cittadini, a fronte di una situazione economica pericolosa che ci sarà questo autunno, hanno un riscontro positivo, la Lega risponde all’elettorato, non a qualcun altro, risponde ai propri cittadini».

Un Salvini dimezzato

C’è però un altro fronte interno al Carroccio. Ovvero quello dei governisti. Emanuele Lauria spiega oggi che i nomi sono i soliti: Giorgetti, Fedriga, Zaia. Vogliono evitare rotture con il governo Draghi. Reclamano anche una linea politica univoca e coerente. Senza oscillazioni sull’economia o sulla politica estera, come i viaggi a Mosca o i paragoni tra Italia e Grecia sulle intenzioni della Banca Centrale Europea. Perché inseguire Meloni fuori dalla maggioranza sarebbe un errore. A loro lo stesso Salvini ha fatto pervenire attraverso il caposegreteria Andrea Paganella una proposta. Quella di entrare in un comitato politico ristretto all’interno della Lega. Per allargare “la responsabilità” (e quindi la collegialità) delle scelte politiche e per evitare spaccature fino alle elezioni.

Una scelta che porterebbe però a dimezzare, a essere buoni, la figura politica di Salvini. Che però, spiega oggi l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, rischia di fare la fine di Renzi: «Esiste un mugugno critico, mettiamola così. Io vivo la pancia della vecchia Lega: il malcontento, che era forte prima, ora è fortissimo. E moltissimi parlamentari con posizioni di rilievo, che conosco da quando erano ragazzi, riservatamente si sfogano. Per il resto, che dirle? Ci sono delle associazioni che fanno sentire la loro voce in modo sempre più forte. Noi, con “Autonomia e libertà”, facciamo la nostra parte: e il 26 giugno, a Pontida, si terrà un’assemblea. Verranno in tanti, vedrà…».

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