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M5S, l’ipotesi di chiamare gli iscritti al voto on line su Draghi. Ma Conte (per ora) smentisce

Il Consiglio nazionale del Movimento si sta riunendo per decidere la strategia del prossimo futuro. Al momento, il leader Conte non ha chiesto ai suoi ministri di ritirarsi dall’esecutivo

Anche se con un po’ di ritardo, il Consiglio nazionale del Movimento Cinque Stelle è iniziato attorno alle 10.30. Il leader Giuseppe Conte si è collegato con la sede romana di via di Campo Marzio dalla propria abitazione. E la novità principale, come riportato da Adnkronos, sarebbe la proposta di una consultazione online su un’eventuale fiducia al premier Mario Draghi, in vista del discorso di mercoledì 20 luglio, quando il presidente del Consiglio si presenterà in Senato per raccontare le ragioni della crisi ed eventualmente aprire ad una verifica di maggioranza. Dopo la pubblicazione della notizia di Adnkronos, a proposito dei contatti per attivare Skyvote in tempo per mercoledì, una nota Ansa, attribuita al “presidente Conte e ai vertici del MoVimento” afferma invece che nessuna decisione sul voto online sarebbe stata presa, il che non esclude che la scelta possa però essere fatta nelle prossime ore.


Intanto, da Skyvote, che ha sostituito Rousseau nei servizi digitali al M5s, spiegano ad Adnkronos come funziona il voto: «Va attivato 24 ore prima per consentire agli iscritti di esprimere la propria opinione». Alla consultazione potrebbero partecipare, almeno come “aventi diritto“, quasi 150 mila persone e le 24 ore di anticipo non sono una semplice questione tecnica, «ma una regola dello statuto del Movimento». Quindi i responsabili di Skyvote affermano che l’ultimo momento utile per far partire la votazione sono «le 8 di lunedì mattina».


Continua a circolare anche l’ipotesi che il Movimento ritiri dall’esecutivo i propri ministri. Uno scenario che verrà discusso nel corso del Consiglio nazionale di oggi, ma che per il momento è stato accantonato esplicitamente da uno dei tre interessati. Stefano Patuanelli, che è ministro Cinque Stelle con Federico D’Incà e Fabiana Dadone, ha dichiarato che «il presidente Conte non ha mai chiesto ai ministri di dimettersi», ma che comunque sarebbe disposto a farlo «qualora lo chiedesse. Non siamo degli aspiranti Di Maio». Proprio dal neo partito fuoriuscito dal Movimento, ovvero Insieme per il futuro, arriva la critica più aspra nei confronti di Conte. «Sono passati alcuni giorni dall’innesco della crisi», dice Vincenzo Spadafora coordinatore politico di Ipf, «e il partito di Conte ancora non ha delineato una linea chiara». Per il gruppo di Luigi Di Maio sarebbe «segno di spaccatura e totale inadeguatezza».

Lo spiraglio

Ad oggi, però, lo scenario più probabile vede Draghi a Palazzo Madama definire irrevocabili le dimissioni date lo scorso giovedì in Consiglio dei ministri e respinte poco dopo da Mattarella. Una mossa che porterebbe al termine l’avventura al governo dell’ex presidente della Bce. Intanto, i due non si sarebbero più sentiti. Il premier lunedì sarà ad Algeri per firmare una serie di accordi necessari al Paese per affrontare l’emergenza energetica e c’è chi non esclude che possa anticipare quello che dirà mercoledì prima al Senato e poi alla Camera. Nonostante ciò, l’esito non appare del tutto scontato. Il presidente del Consiglio, infatti, potrebbe annunciare un passo indietro. Ipotesi remota, visto che lui stesso ha detto che «non ci sarà un Draghi bis».

Tuttavia, secondo alcune forze politiche ci sarebbe ancora una speranza che permetterebbe a questa legislatura di arrivare indenne alle elezioni previste per il 2023. Tra queste, c’è il Pd di Enrico Letta. Nel suo discorso pronunciato durante il Congresso nazionale del Partito socialista italiano, il leader dem si dice convinto del fatto che «nel Paese non c’è nessuna voglia e nessuna spinta per una crisi che porterebbe a un avvitamento e alle elezioni il 25 settembre». Letta ha poi rivolto un appello anche al Movimento «perché sia della partita mercoledì», assicurando che nell’eventualità di elezioni anticipate «noi ci saremo».

Sicuro di voler andare avanti con un «Draghi bis» è Matteo Renzi. All’assemblea di Italia Viva, il leader conferma che il suo partito «non si rassegna alla catastrofe voluta da Giuseppe Conte e dal Movimento». Dello stesso avviso è Roberto Caon, deputato di Forza Italia: «Il presidente Draghi deve restare a Palazzo Chigi whatever it takes».

Meloni, Salvini e le elezioni anticipate

In poche parole, se i leader politici e i capigruppo mercoledì chiedessero al presidente di restare in modo da affrontare le grandi emergenze del Paese fino al termine della legislatura, allora forse Draghi potrebbe tornare sui suoi passi. Cosa che per la più grande forza di opposizione al governo, Fratelli d’Italia, non sarebbe nemmeno in discussione. La sua presidente Giorgia Meloni, infatti, insiste nel dire che questo governo sia giunto ormai alla sua fine: «Smettiamola con questo triste teatrino sulla pelle degli italiani», scrive su Twitter, «restituiamo la parola al popolo sovrano». Meno deciso è invece Matteo Salvini, che in un post su Facebook assicura i propri elettori del fatto che «la Lega sceglierà per il bene dell’Italia», e che intende lasciare «capricci e minacce ai signori del No, cioè ai 5Stelle e ai loro amici del Pd».

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