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Accordo Pd, Verdi e Sinistra italiana, il patto solo per il Parlamento: l’allarme sulla Costituzione, i punti in comune e le regole sui collegi – Il documento

Che cosa prevede il patto per il voto del 25 settembre tra Letta, Fratoianni e Bonelli

Un accordo esclusivamente «elettorale» quello siglato tra Enrico Letta e Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, come ha specificato lo stesso segretario dem durante la conferenza stampa con i leader di Sinistra italiana e Verdi. Partiti che non hanno mai appoggiato il governo Draghi, ma con i quali Letta ha spiegato è stato inevitabile accordarsi per gli obblighi della legge elettorale, che «può portare la destra unita ad avere la maggioranza di 2/3 del Parlamento». È questo per Letta un «allarme», spiegando che questo tipo di accordo va visto in chiave di «difesa della Costituzione», che altrimenti «sarebbe a rischio». Ecco cosa prevede l’intesa tra Pd, Verdi e Sinistra italiana.


Le posizioni diverse

Siamo consapevoli delle differenze di posizioni che abbiamo espresso rispetto all’esperienza del Governo Draghi, che tra noi è stata sostenuta convintamente dal solo Partito Democratico. Ma sappiamo anche che per via della legge elettorale il prossimo Parlamento, in caso di mancato accordo elettorale tra le forze progressiste ed ecologiste rischia di essere dominato dalle destre. Non lo vogliamo e ci batteremo per evitarlo. Il nostro accordo nasce per rispondere a questa esigenza che consideriamo prioritaria per il futuro dell’Italia. Siamo consapevoli delle differenze fra di noi e ci presenteremo quindi alle cittadine e ai cittadini italiani ciascuno con il proprio programma elettorale, la propria lista, la propria leadership, la propria visione sul futuro dell’Italia, pur nella comune volontà di dare a questo paese una svolta in senso progressista ed ecologista.


L’accordo elettorale

Vogliamo che il prossimo Parlamento sia espressione di un’Italia che vuole avanzare e non arretrare sul terreno dei diritti civili, della lotta al cambiamento climatico e del progresso sociale. Per questo ci impegniamo attraverso questo accordo elettorale a eleggere il maggior numero possibile di parlamentari di orientamento progressista, democratico ed ecologista e ad evitare l’affermazione del blocco delle destre.

La difesa della Costituzione

Il nostro accordo è mosso dalla prioritaria volontà di difendere la Costituzione e la Democrazia. Ci impegniamo a contrastare ogni iniziativa mirata a modificare l’impianto della nostra Carta Fondamentale. In particolare ribadiamo la nostra opposizione al presidenzialismo, la volontà di difendere la centralità del Parlamento e l’unità nazionale contro ogni tentativo di alimentare le disuguaglianze tra territori. Vogliamo infine lavorare per riformare il diritto di cittadinanza e per aprire ulteriormente spazi di partecipazione democratica.

I punti in comune

Oltre a questi obiettivi che sono il cuore del nostro accordo riteniamo utile, nella logica del valorizzare ciò che unisce rispetto a ciò che divide, sottolineare il fatto che le nostre forze politiche hanno già sviluppato importanti convergenze in materia ambientale in particolare nel Parlamento Europeo dove abbiamo congiuntamente sostenuto il piano Fit for 55 e contrastato l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia europea. Ci unisce di conseguenza l’obiettivo per un piano ambizioso sulle energie rinnovabili e una legge sul clima finalizzati al raggiungimento degli obiettivi climatici europei al 2030 per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Vogliamo anche sostenere in sede europea la revisione del Patto di Stabilità per la transizione ecologica.

Le battaglie sociali

La crisi sociale in corso, acuita dalla pandemia prima e dalla guerra poi, ci impone di provare a sviluppare un forte impegno comune per contrastare le disuguaglianze sociali, territoriali, generazionali. La centralità del lavoro dovrà essere obbiettivo comune, a partire da una svolta nella lotta al lavoro povero e al lavoro nero. Vogliamo costruire convergenze per combattere la precarietà e incentivare il lavoro stabile prendendo ispirazione anche da recenti riforme introdotte da forze progressiste in paesi europei come la Spagna. Ci adopereremo convintamente per l’introduzione del salario minimo.

Le quote nei collegi

Tutto ciò considerato lavoreremo all’individuazione di candidature comuni nei collegi uninominali secondo un rapporto tra Pd da una parte e Verdi e SI dall’altra di 80 a 20, scomputando le candidature per le altre forze in coalizione. Questa percentuale verrà applicata alle diverse fasce di collegi. Lo stesso criterio, sempre vincolante unicamente nel rapporto tra PD da una parte e Verdi e SI dall’altra, verrà applicato anche alle regole di ripartizione degli spazi televisivi.

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