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Il dubbio «clinico» dietro l’insulto di Trump a Meloni, la furia della premier «preoccupata» e il gesto di lei sulla «figuraccia in pubblico»

20 Giugno 2026 - 06:05 Giovanni Ruggiero
Cosa è successo dopo che la premier ha scoperto le parole del presidente americano. I retroscena sulla notte tribolata e i sospetti sul perché Trump abbia attaccato in quel modo Meloni. L'analisi sulle parole del tyconn sulla prima pagina di Libero
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La faccia di Giorgia Meloni all’uscita laterale dell’Europa Building, racconta Marco Galluzzo sul Corriere della Sera, è «una maschera di irritazione, esasperazione, rabbia». La premier salta volutamente i cronisti, punta dritta verso le auto del corteo e prima di salire in macchina lascia ai presenti soltanto una battuta secca: «Certo che sono preoccupata, non credo sia finita qui». La versione raccolta da Ileana Sciarra sul Messaggero è ancora più ruvida e arriva da quel che la presidente del Consiglio avrebbe detto in privato ai collaboratori dopo aver visto lo sfottò mandato in onda a L’Aria che tira su La7 di Donald Trump: «Sarà pure il Presidente degli Stati Uniti d’America, ma io non mi faccio trattare così da nessuno, sia chiaro…».

Come ha preparato Meloni la risposta a Donald Trump

La risposta su Instagram, durissima, arriva dopo una notte di tribolazioni. Come ricostruisce il Corriere, giovedì la premier lascia il palazzo Justus Lipsius intorno all’una e mezza, poco dopo, all’hotel Amigò, riceve da Roma le telefonate che la informano in anticipo dell’attacco in arrivo. Alle due è già chiusa in camera a ragionare sulla controffensiva. Il post, in cui di fatto accusa il presidente americano di mentire e di marciare a braccetto con i nemici dell’Occidente, viene pubblicato la mattina dopo, circa un’ora dopo il lancio di La7. Il Messaggero aggiunge che, da Bruxelles, la premier è stata in continuo contatto per studiare le contromosse con il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, l’uomo di cui più si fida. Qualcuno le consiglia di prendere tempo, di aspettare almeno l’audio originale per capire il tono di Trump, ma lei tira dritto.

I dubbi «clinici» e la certezza di Libero

Ma come è venuto in mente a Trump di usare quelle parole per riferirsi a Meloni? Se sulla prima pagina di Libero oggi campeggia il titolo di apertura che trova una spiegazione più immediata: «Trump è un coglione», anche alla fine del Consiglio europeo il dubbio che non sia del tutto in sé serpeggiava. Il Corriere spiega che si è discusso anche della salute mentale del presidente americano, quando Meloni può finalmente tornare dal suo staff per un confronto con i collaboratori più stretti. Di spiegazioni particolari non se ne sarebbero cercate, trovando una spiegazione a quelle parole più che altro attribuendole al profilo clinico di Trump.

La prima pagina di Libero del 20 giugno 2026 dopo le dichiarazioni di Trump su Meloni
La prima pagina di Libero del 20 giugno 2026 dopo le dichiarazioni di Trump su Meloni

Cosa è successo davvero al G7 di Evian tra Meloni e Trump

Per capire da dove nasce lo strappo, La Stampa porta il calendario indietro di tre giorni, fino al G7 sul lago Lemano. Ilario Lombardo ricostruisce che la fotografia incriminata, quella dei due seduti sul divanetto al termine del vertice, è stata diffusa dallo staff italiano su richiesta di Palazzo Chigi, copione già visto al G7 in Canada del 2025. Lo scambio reale, scrive Lombardo, dura pochi secondi: la premier sorride con insistenza, Trump dice qualcosa, le stringe la mano e si alza. Nei corridoi del resort, racconta La Stampa, filtra una certa agitazione nella cerchia di Meloni, nel tentativo almeno di controllare il racconto dei contatti con il presidente americano. Lo confermerebbero i siparietti registrati dai circuiti video internazionali: il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa che chiede ai due «Siete ancora amici?», Meloni che risponde «Siamo sempre stati amici» e Trump che butta lì un «Mi hai abbandonato».

Perché Trump ha attaccato Meloni: il video diventato virale

A far scoppiare la reazione irritata di Trump sarebbe stato un video circolato fin troppo sui social per i gusti del presidente americano, che l’avrebbe vista come una brutta figura fatta in pubblico mentre sembra subire la premier italiana. Sono pochi secondi rubati dalle telecamere a circuito chiuso del G7: la presidente del Consiglio parla con Trump gesticolando, l’indice puntato verso di lui come a volergli spiegare qualcosa. Secondo Galluzzo sul Corriere, troppi video di quel tenore sono finiti in rete senza il via libera dello staff americano. Negli Stati Uniti la clip è girata parecchio fra gli elettori democratici e i detrattori del presidente, accompagnata spesso da commenti misogini. Difficile, scrivono entrambi i giornali, che la scena sia piaciuta al tycoon, che avrebbe deciso di rispondere a modo suo. Le parole pronunciate poi alla Casa Bianca, in cui sostiene di essere stato «implorato» da Meloni per una foto concessa solo perché lei gli «ha fatto pena», hanno tutto l’aspetto di una rappresaglia. La premier, dal canto suo, ripete a chi le sta vicino che la versione è «del tutto inventato: mai pietito una foto, figurarsi», scrive Il Messaggero.

Quali conseguenze sui rapporti tra Roma e Washington

Le prime ricadute concrete per ora si leggono sulle assenze. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha cancellato la missione a Miami in programma fra domenica e lunedì, dove era previsto un faccia a faccia con il segretario di Stato Marco Rubio. Per il 4 luglio, alla festa dell’Indipendenza ospitata nella residenza dell’ambasciatore Tilman Fertitta a Villa Taverna, il governo si appresta invece a dare forfait: «credo che il party andrà deserto», è la convinzione che circola fra i big di FdI raccolta dal quotidiano romano. Sciarra elenca poi la mappa delle frizioni accumulate negli ultimi mesi: il «nì» italiano al board of peace per Gaza, il no all’uso della base di Sigonella, la difesa della Groenlandia accanto agli europei, il niet al meccanismo Purl per gli acquisti di armi Usa destinate a Kiev, la frenata sulla difesa motivata anche dai prezzi dell’energia schizzati dopo il blocco di Hormuz. A pesare più di tutto, il rancore per l’attacco a doppia punta all’Iran del 28 febbraio, deciso senza avvisare gli alleati: da quel giorno, sostiene il Messaggero, Roma ha messo la sordina ai contatti con Washington.

Meloni-Trump è davvero finita? Il prossimo round al vertice Nato

La convinzione della premier, riporta il Corriere, è che lo scontro non sia chiuso. La prossima tappa è il vertice Nato di Ankara del 7 luglio, dove Meloni e Trump dovrebbero rivedersi di persona. Il Messaggero racconta che fino ad allora la presidente del Consiglio resterà in silenzio, decisa a mettere in chiaro che non accetterà più colpi bassi e stilettate a tradimento, pur restando ferma sull’idea che il rapporto con gli Stati Uniti vada salvaguardato a prescindere da chi siede alla Casa Bianca. In Italia, paradossalmente, la rottura le sta restituendo terreno: il video di replica è diventato virale anche oltreoceano, dove i critici del tycoon la celebrano come una nuova Giovanna d’Arco, e in un giorno i suoi follower social sono cresciuti di oltre 100mila utenti. Da FdI, riferisce Sciarra, leggono il dato con soddisfazione: «In termini elettorali la rottura paga. Il riscontro social parla chiaro». Resta alta la preoccupazione per le ricadute sull’alleanza atlantica e l’amarezza per un G7 che sembrava aver ricucito i rapporti, illusione durata, scrive Il Messaggero, «un soffio».

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