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Giorgia Meloni premier e l’idea di Panetta e Cingolani ministri (mentre Draghi va verso Bruxelles nel 2024)

I nomi dei papabili per il prossimo esecutivo di centrodestra. L’ipotesi di una continuità forte con quello di Draghi

Mentre il governo Draghi toglie le “castagne” dal fuoco a Giorgia Meloni premier, per il governo di centrodestra prossimo venturo ci sono due nomi molto cari a SuperMario. Ovvero quelli di Fabio Panetta, indicato come prossimo ministro dell’Economia. E di Stefano Cingolani, che manterrebbe il suo posto alla Transizione Ecologica. Le voci su una vicinanza tra il premier in carica e quella in pectore si rincorrono da mesi. Tanto che la Lega qualche tempo fa lanciò l’allarme sul “pericolo” dei ministri di Draghi nel prossimo governo di centrodestra. Mentre i nomi di Panetta e Cingolani fanno parte da tempo del toto-dicasteri. E proprio per l’attuale presidente del Consiglio dalle parti di Fdi si pensa a una carica di grande prestigio: ovvero l’indicazione del suo nome come presidente della Commissione Europea dopo von der Leyen nel 2024.


I possibili nomi del governo di Giorgia

Da qualche tempo i retroscena dei giornali raccontano della vicinanza tra Meloni e Panetta, attuale componente italiano del board della Banca Centrale Europea. Oggi Il Fatto Quotidiano torna sull’argomento, premettendo che è stato proprio Draghi a fare il nome di Panetta per via XX Settembre alla presidente di Fdi. Il suo, ragionano ai piani alti del partito, è un background sicuramente adatto alla carica. Con le competenze in Banca d’Italia e lo standing internazionale necessario per la carica. Ma c’è un problema. L’attuale governatore di via Nazionale Ignazio Visco vedrà la scadenza del suo incarico nel 2023. E Panetta potrebbe essere più interessato a Bankitalia che al ministero dell’Economia. Se non altro perché quel mandato è meno soggetto alle intemperanze della politica.


In questo caso potrebbe tornare in auge il nome di Giulio Tremonti. Che sarebbe un necessario trait d’union con i governi di centrodestra guidati da Berlusconi. Un altro nome indicato come possibile è quello di Cesare Pozzi, docente dell’università Luiss. Per la transizione ecologica, oltre a Cingolani, è caldo il nome dell’attuale ad di Terna Stefano Donnarumma. Per il Viminale, oltre all’autocandidatura di Salvini, circola il nome dell’attuale presidente del Copasir Adolfo Urso. Gli esteri invece sembrano destinati già da oggi ad Antonio Tajani di Forza Italia.

Draghi a Bruxelles nel 2024?

C’è poi l’ipotesi di mandare Draghi alla presidenza della Commissione Europea nel 2024. Qui però ci sono prima tante incognite da superare. La prima è quella del voto alle elezioni europee, che potrebbe cambiare i rapporti di forza all’interno del Parlamento Europeo. Dove d’altro canto oggi Meloni è all’opposizione così come Salvini. Prima della proposta quindi sarebbe necessario almeno un rimescolamento delle alleanze. Ma, spiega oggi Il Messaggero, su questo fronte già qualche segnale è in arrivo. Visto che Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, ha già definito il programma del centrodestra a trazione Meloni come «una garanzia» per l’Europa.

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