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Le teorie del complotto sull’alluvione delle Marche, tra scie chimiche e il volo Nato

No le antenne degli aerei non possono provocare le alluvioni

Giovedì 15 settembre la regione Marche è colpita da una alluvione devastante. Un temporale a V autorigenerante precipita nell’arco di 6-7 ore, la stessa quantità di pioggia che ci aspetteremmo in 4-5 mesi. Il cambiamento climatico renderà questi fenomeni sempre più intensi e frequenti. Sulle ragioni per cui l’allerta meteo non è bastata a risparmiare la vita di 11 persone si sta indagando. Parallelamente, c’è chi invece di ragionare sulle reali ragioni della tragedia – in modo da poter agire meglio in futuro -, cerca a tutti i costi indizi per poter imbastire narrazioni complottiste. Così, qualcuno condivide su Facebook e TikTok, le immagini del tracciato di un volo militare avvenuto prima dell’alluvione. «Aereo nato nel cielo delle marche prima del disastro: cosa ci faceva?», titola Byoblu, fornendo un assist a vecchie teorie del complotto che mettono assieme Scie chimiche e cloud seeding (inseminazione delle nuvole). Il professor Piero Lionello, autore del sesto rapporto dell’IPCC (Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici) e direttore del Master in Meteorologia e Oceanografia Fisica dell’Università del Salento, spiega a Open le vere ragioni per cui avvengono alluvioni disastrose come quella delle Marche.

Per chi ha fretta:

  • L’idea che la Scie chimiche abbiano un ruolo nell’evento accaduto nelle Marche è priva di fondamento.
  • Non esistono tecnologie in grado di produrre eventi che producono nell’arco di poche ore una quantità di pioggia pari a quella che cadrebbe nell’arco di mesi (come accaduto nelle Marche)
  • La catastrofe che ha devastato le Marche si spiega già con la meteorologia.

Analisi

Ecco come Byoblu riporta la narrazione alternativa delle sospette operazioni aeree sopra le Marche:

Poco dopo il disastro, su Twitter ha iniziato a circolare un video che ritrae l’itinerario di un aeroplano tracciato dal sito Flightradar24, sito che riporta le tratte di qualsiasi velivolo si alzi in volo. Che cos’ha di speciale questo aereo? Si tratta di un Boeing E-3 Sentinella (NATO01) decollato il 13 settembre alle 12:35 dalla base NATO di Geilenkirchen in Germania con destinazione Konya, in Turchia. […]  Incredibile coincidenza: il velivolo NATO ha sorvolato molteplici volte la stessa zona che appena due giorni dopo è stata colpita da perturbazioni senza precedenti. Senigallia, Bettolelle, Trecastelli, alcune delle aree più colpite, sono state poco prima sorvolate dal misterioso aeroplano dell’Alleanza atlantica.

Scie chimiche e geoingegneria

Per rafforzare queste congetture alcuni citano un recente articolo di Reuters, che riporta l’appello di un partito ambientalista giapponese all’Onu. Gli attivisti avrebbero chiesto «una moratoria su progetti di “geoingegneria” come vulcani artificiali e vasti programmi di inseminazione delle nuvole per combattere il cambiamento climatico». Non ci pronunciamo in questa sede sull’eventualità – sollevata dagli ambientalisti giapponesi – che tale pratica sia inquinante o che contribuisca al riscaldamento globale. Come avevamo spiegato in precedenti articoli (per esempio qui, qui e qui), l’inseminazione delle nuvole riguarda il tempo atmosferico in ristrette aree. Anche così resta una tecnologia ancora pionieristica dai risultati incerti, quindi del tutto irrilevante su scala climatica.

Uno dei post Facebook dove circola il messaggio «Il volo killer»

Cos’è il Boeing E-3 Sentry

Chi sostiene queste narrazioni vorrebbe riscrivere anche quel che sappiamo sulle onde elettromagnetiche. L’aereo militare in oggetto è il Boeing E-3 Sentry, così come risulta dal tracciato di Flightradar24. Parliamo di un AWACS (Airborne Warning and Control System), ovvero un velivolo comunemente utilizzato dall’aviazione per la sorveglianza dello spazio aereo. Sostenere che sia collegato all’alluvione nelle Marche ricorda per livello logico quei titoli dove si riportava di anziane investite per strada poco dopo aver fatto il vaccino. Tanto più che parliamo di un episodio avvenuto due giorni prima, lungo una rotta (da Geilenkirchen in Germania a Konya, in Turchia) che non è affatto nuova.

Cosa è successo davvero nelle Marche

Come si è sviluppato il temporale autorigenerante che ha interessato le Marche? «Una componente fondamentale è il processo di condensazione dell’umidità presente nell’aria – spiega Lionello -. Quando viene portata in quota l’aria condensa l’umidità che contiene e produce delle precipitazioni. La condensazione riscalda l’aria e quindi intensifica il moto ascensionale. Possiamo immaginare una
colonna centrale che fa convergere alla sua base masse d’aria umida dalle zone circostanti, che ne
rinforzano il moto ascensionali in una sorta di retroazione positiva». Abbiamo letto di errori nelle previsioni e di allerta meteo inadeguata. «Non conosco i dettagli della previsione quindi non mi esprimo in merito».

Ma fino a che punto era possibile prevedere questo fenomeno? «La previsione eventi di questo tipo è soggetta a inevitabili imprecisioni – continua il professore – sulla loro intensità e posizione, elementi che hanno un ruolo chiave, specie in situazioni con orografia molto complessa. Occorre dell’esperienza con cui si imparano a interpretare queste situazioni, che sono naturalmente soggette a più errori di quando si vede con un ciclone di grandi dimensioni, che attraversa il Mediterraneo e che evolve più lentamente ed è meno sensibile ai dettagli della morfologia locale del territorio».

Tutte le previsioni sono soggette a delle incertezze. «Però attualmente le previsioni meteo hanno raggiunto una affidabilità notevole. Consentono spesso di prevedere l’evoluzione di queste situazioni. Poi occorre una corretta interpretazione su scala locale, con catene operative che prendano decisioni adeguate. Ma, come dicevo, continuano a esserci delle difficoltà oggettive nel prevedere l’intensità e dove si verificano questi processi».

Cambiamento climatico o cloud seeding?

C’è chi attribuisce questo fenomeno ai cambiamenti climatici. È corretta questa interpretazione? «Ogni evento meteorologico intenso è una conseguenza di molteplici fattori che sovrapponendosi – spiega Lionello – determinano un effetto che è superiore eventualmente alla somma delle cause, ed è tecnicamente problematico affermare, che quello specifico evento meteorologico non sarebbe potuto accadere, se non per effetto di un cambiamento climatico. Quel che possiamo dire è che il cambiamento climatico rende più frequenti e intensi questo tipo di eventi».

Come abbiamo visto all’inizio, chi nega i cambiamenti climatici tira in ballo il cloud seeding. Quanto è plausibile una cosa del genere? «A questo punto tanto vale dare la colpa ai marziani – spiega il professore -, diciamo che queste ipotesi non hanno nulla a che fare con l’analisi razionale degli eventi. Il cloud seeding facilita la formazione di goccioline d’acqua, quindi la precipitazione, ma, purtroppo
questi eventi accadono naturalmente, senza necessità di interventi artificiali. Inoltre occorre
che ci sia già un enorme quantitativo di umidità in atmosfera. Ma dove l’avrebbero presa
l’energia necessaria per introdurla nell’atmosfera e generare un evento così estremo?».

Sicuramente non basterebbero tutti gli aerei della Nato. «Al di là dell’ironia che possono
suscitare questi atteggiamenti, che mi auguro restino isolati – conclude Lionello -, sono pericolosi, perché inibiscono la nostra capacità di affrontare realmente i problemi».

Conclusioni

Da sempre quando avvengono degli eventi catastrofici siamo spaventati e indignati. Questo è comprensibile, però non dà la patente di legittimità a qualsiasi idea ci venga in mente. I fenomeni complessi come una alluvione di questa portata, non si possono risolvere facendo una ricerca da casa su Flightradar24. Abbiamo visto infatti, che l’alluvione nelle Marche si spiega già sufficientemente bene con le nostre conoscenze dei fenomeni fisici che determinano il clima.

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