Elezioni amministrative, l’8 e il 9 giugno si vota (anche) per i sindaci di 3.715 Comuni e per il presidente del Piemonte: numeri, sfide e curiosità della tornata

Tra le città, sei capoluoghi di Regione vedranno rinnovate le proprie amministrazioni: Bari, Cagliari, Campobasso, Firenze, Perugia e Potenza

“Election day” lo si definirebbe con un gergo abbastanza recente: l’8 e il 9 giugno, in contemporanea con le Europee, sono state programmate altre consultazioni elettorali. Tutti i cittadini italiani avranno l’opportunità di inserire nelle urne una scheda per rinnovare il Parlamento europeo, ma i residenti di 3.715 Comuni avranno a disposizione anche un secondo foglio con cui indicare il nome del prossimo sindaco. C’è di più: chi abita in Piemonte potrà votare per confermare il presidente uscente, Alberto Cirio, o aprire le porte della Regione al suo successore, da scegliere tra Giovanna Pentenero, Sarah Disabato, Francesca Frediani e Alberto Costanzo. Seggi aperti dalle 15 alle 23 di sabato e dalle 7 alle 23 di domenica. Poi inizierà subito lo spoglio, partendo però dalle schede per Strasburgo. Le operazioni di scrutinio per le Comunali, invece, non dovrebbero cominciare prima delle 14 di lunedì 10 giugno. E, in molti casi, per conoscere l’esito definitivo del voto bisognerà attendere altre due settimane: nei Comuni con più di 15 mila abitanti, se nessun candidato superarà il 50% delle preferenze, bisognerà ricorrere ai ballottaggi, che si terranno il 23 e il 24 giugno.


La competizione sabauda

I leader dei principali partiti italiani, nell’ultimo mese, sono scesi in campo per sostenere i futuri primi cittadini delle città al voto: poter amministrare i 29 capoluoghi di Provincia le cui giunte sono in scadenza ha dei risvolti sul piano della politica nazionale. Ma anche in Piemonte si gioca una partita che non resta circoscritta territorialmente. Cirio, di Forza Italia, punta al secondo mandato. Negli ultimi sondaggi disponibili sembravano distanti le candidate del Partito democratico, Pentenero, e del Movimento 5 stelle, Disabato: qui, a differenza della Sardegna, Elly Schlein e Giuseppe Conte non sono riusciti a concludere una alleanza. Chiunque vincerà, potrà contare su un premio di maggioranza in Consiglio regionale che garantisce un minimo di 55% dei seggi. Se le percentuali del candidato più votato superassero il 45% dei voti, il premio salirebbe al 60% dei seggi. L’ultimo scaglione previsto è quello di un consenso superiore al 60%, che comporta una quota di seggi in Consiglio pari al 64%.


Regioni e inchieste giudiziarie

Mediaticamente, l’inchiesta che ha coinvolto prima Puglia e poi Liguria ha fatto più rumore di quella piemontese. Con impianti accusatori diversi, ovviamente, le procure dei rispettivi capoluoghi accusano politici e amministratori di aver coltivato dei rapporti torbidi con associazioni criminali. In Piemonte, al centro delle polemiche è finito Raffaele Gallo, capogruppo del Pd in Regione. Lui è estraneo all’indagine “Echidna” della procura di Torino, ma suo padre, Salvatore “Sasà” Gallo, è invece accusato di estorsione, peculato e violazione della normativa elettorale. Quando la notizia è emersa, il figlio si è ritirato dalla corsa per le Regionali. Succedeva a inizio aprile. Due mesi più tardi, nella stessa settimana in cui si aprono le urne, un altro candidato ha dovuto fare un passo indietro. Questa volta si tratta di Marco Allegretti, dei 5 stelle. Sarebbero due i fascicoli aperti a suo carico, entrambi per reati fiscali.

I capoluoghi di Provincia

In Piemonte si voterà per rinnovare 20 amministrazioni comunali, tra cui quelle di tre capoluoghi di provincia: Biella, Verbania e Vercelli. Gli altri 26 capoluoghi che partecipano alla tornata sono – in ordine alfabetico – Ascoli Piceno, Avellino, Bari, Bergamo, Biella, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Cesena, Cremona, Ferrara, Firenze, Forlì, Lecce, Livorno, Modena, Pavia, Perugia, Pesaro, Pescara, Potenza, Prato, Reggio Emilia, Rovigo, Sassari, Urbino, Verbania, Vercelli e Vibo Valentia. Sarà un appuntamento particolare per le città di Cesena e Urbino che hanno ottenuto lo status di capoluogo di Provincia appena lo scorso gennaio. Comunque, tra le 29 città elencate, sei sono anche capoluoghi di Regione: Bari, Cagliari, Campobasso, Firenze, Perugia e Potenza. Ed è per questi centri urbani che i rappresentanti nazionali dei partiti, dopo lo spoglio delle Europee, saranno in fibrillazione.

I capoluoghi di Regione

C’è un po’ di tutto in queste sei sfide. C’è la politica che tenta un moto di orgoglio dopo gli interventi della magistratura, ci sono le divisioni del centrosinistra e il ricorso a candidati civici del centrodestra, ci sono le omonimie, le alleanze che non rispecchiano le coalizioni nazionali, c’è la consapevolezza che non si tratta di un mero voto territoriale. A cominciare dalle due città più popolose, Firenze e Bari. Entrambi i sindaci uscenti, Dario Nardella e Antonio Decaro, esauriti i due mandati possibili si sono candidati alle Europee nelle liste del Pd. Tanto in Toscana quanto in Puglia, però, non hanno lasciato un terreno fertile affinché le maggioranze che hanno sostenuto le loro giunte si presentassero unite alle Comunali.

Un tedesco per strappare Firenze alla sinistra

Mai il centrodestra ha governato Firenze. La culla del Rinascimento è uno degli ultimi bastioni rossi in Italia, quelle città dove la sinistra non ha mai mancato un colpo. Nel 2018, spinti dall’exploit legista, sono caduti i feudi di Massa, Pisa e Siena. L’anno prima era toccato a Pistoia. Ma Firenze ha un’altra storia e l’ha dimostrato alle scorse Politiche, dove la circoscrizione del capoluogo toscano ha visto prevalere con un buon margine il centrosinistra, sia alla Camera sia al Senato. Forse proprio per non imporre un nome “troppo a destra” Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno deciso di candidare un civico a Palazzo Vecchio: Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi, ha preso l’aspettativa dal recentissimo incarico a Capodimonte per partecipare alla sfida.

Ballottaggio in vista per Palazzo Vecchio

La favorita della vigilia resta la candidata del Pd Sara Funaro. L’assessora uscente al Welfare è stata “imposta” dal Nazareno, che ha rifiutato le primarie chieste da Italia Viva e da un’altra assessora della giunta Nardella, Cecilia Del Re. Così, nella città che è stata il trampolino della sua attività politica, Matteo Renzi ha deciso comunque di partecipare con la sua candidata, Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana. Correrà comunque anche Del Re, che ha lasciato il Pd e ha formato la lista Firenze democratica. I 5 stelle sostengono, invece, Lorenzo Masi. La gemmazione del centrosinistra pare aver sottratto a Funaro la possibilità di chiudere la partita al primo turno. Al ballottaggio, il supporto dei renziani e delle altre anime del centrosinistra potrebbe risultare decisivo.

Anche a Bari è probabile il secondo turno

Nel capoluogo pugliese, a differenza di quello toscano, era tutto pronto per celebrare le primarie del centrosinistra. Le ha fatte saltare all’improvviso il M5s, accusando il Pd locale di complicità con ambienti poco vicini alla criminalità. L’inchiesta per voto di scambio diventa il pretesto per sciogliere il campo largo e così, sulle schede, compariranno sia il nome del Dem Vito Leccese, sia quello di Michele Laforgia, scelto dai grillini. È quasi certo che si andrà al ballottaggio, in una corsa a tre – per i due posti disponibili nel secondo turno – con il candidato del centrodestra, il leghista Fabio Romito. Troppo staccati gli altri due candidati, Sabino Mangano e Nicola Sciacovelli. Leccese e Laforgia hanno già annunciato che si sosterranno a vicenda, qualora solo uno dei due passasse al secondo turno.

L’ex calciatore che sogna Perugia e il caso di omonimia a Cagliari

Il capoluogo umbro vede cinque candidati contendersi l’entrata a Palazzo dei Priori per succedere ad Andrea Romizi, il forzista che ha governato la città negli ultimi 10 anni. Le due principali contendenti sono la meloniana Margherita Scoccia e la civica Vittoria Ferdinandi, appoggiata da centrosinistra e 5 stelle. Gli altri nomi sono quelli dell’ex socialista Massimo Monni, che si muove da tempo nell’area del centrodestra, del comunista Leonardo Caponi e dell’outsider Davide Baiocco, ex calciatore che ha militato nel Perugia e in squadre più blasonate come la Juventus. A Cagliari, orfana del sindaco Paolo Truzzu – che è uscito sconfitto dalle elezioni regionali sarde dello scorso febbraio, sono in vantaggio per il ruolo di primo cittadino due “Zedda”: con un incredibile caso di omonimia, Massimo – già eletto sindaco nel 2011 – ci riprova con il centrosinistra, Alessandra è invece supportata dal centrodestra.

A Potenza c’è il centrodestra allargato, a Campobasso la sindaca uscente sceglie di non ricandidarsi

Il capoluogo lucano è il solo, tra i 52 Comuni della Basilicata al voto, che supera i 15 mila abitanti e, dunque, l’unico dove è possibile il ballottaggio. Ipotesi tutt’altro che remota: quattro uomini e una donna si sfidano per il ruolo di primo cittadino. Il leghista Francesco Fanelli, già vicepresidente della giunta regionale, è appoggiato dal centrodestra allargato a Italia Viva e Azione, la stessa formazione che ha garantito a Vito Bardi la riconferma a governatore, lo scorso aprile. Ci sono poi Francesco Giuzio, spinto da Basilicata possibile, Maria Grazia Marino di Forza del Popolo, Pierluigi Smaldone, che riunisce tre liste tra cui il M5s, e Vincenzo Telesca. Quest’ultimo, sostenuto da buona parte Pd e da diverse liste civiche, non ha nel ventaglio il simbolo del Nazareno, a causa di una spaccatura interna al partito locale di Schlein. Campobasso, infine, vede tre candidati in corsa: Aldo De Benedittis per il centrodestra, Marialuisa Forte per il centrosinistra e Pino Ruta per il Cantiere civico. Ha scelto di non ricandidarsi, la sindaca uscente Paola Felice, entrata in carica appena un anno fa in sostituzione di Roberto Gravina, eletto nel frattempo consigliere regionale. «Decisione sofferta, ma convinta», ha affermato l’esponente grillina.

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