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Vendita Repubblica e Stampa, chi sono Kyriakou e Antenna Group: «Dietro c’è Renzi»

12 Dicembre 2025 - 05:36 Alessandro D’Amato
vendita repubblica stampa john elkann theodore kyriakou matteo renzi antenna group
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La scarsa trasparenza del gruppo greco. L'invito ai Berlusconi: comprateli voi. Il fondo sovrano del Qatar e il leader di Italia Viva. E l'agitazione della politica, a destra e a sinistra

È prevista per oggi la convocazione dei vertici di Repubblica e Gedi e del Cdr per la vendita al gruppo dell’editore greco Kyriakou. Intanto Pier Silvio Berlusconi dice: «Mi dispiace che Repubblica finisca in mani straniere». Ma l’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio è stata già respinta. Dopo lo sciopero a La Stampa oggi tocca a Repubblica. E Il Foglio chiede “uno sforzo” a Marina Berlusconi. Intanto si parla di Antenna Group, impero fondato nel 1988 e accusato di scarsa trasparenza. E c’è chi, come La Verità, dice che dietro tutto c’è Matteo Renzi.

Vendita Repubblica e Stampa: chi sono Kyriakou e Antenna Group

Antenna Group si occupa di tv, streaming, cinema, media digitale e radio in Grecia, Cipro, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Balcani, Nord America e Australia. Possiede e controlla 37 canali e tv e servizi in streaming in 12 paesi europei. Ma, spiega Nicola Borzi sul Fatto Quotidiano, la trasparenza si ferma qui. Non si conoscono i bilanci consolidati e la sua struttura azionaria. Così come per Athenian, base delle ricchezze della famiglia Kyriakou. E nemmeno di K Group, holding lussemburghese riconducibile ai tre fratelli Theodore, Xenofon e Athina. Theodore Kyriakou, azionista principale di K Group e presidente di Antenna Group, è nato nel 1974. Dopo la laurea alla Georgetown University di Washington è entrato nelle aziende di famiglia.

Il fondo sovrano del Qatar e Renzi

Il fondo sovrano del Qatar (Qia) e K Group a giugno 2024 hanno creato un fondo di investimento da 1 miliardo di dollari per investire in vari settori sia in Grecia che all’estero. Secondo le indiscrezioni sull’accordo con gli Elkann Gedi sarà acquisita da una società olandese: Antenna Group Bv. In vendita ci sono: i quotidiani La Repubblica e La Stampa, il sito HuffPost.it e le radio, Deejay e Capital. L’attuale partner di affari è il principe saudita Mohammed Bin Salman Al Saud, che tre anni fa ha investito 225 milioni di euro per acquistare il 30% di Antenna Group. E secondo La Verità Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha un ruolo di mediazione in questa operazione. Renzi avrebbe pure già in mente il nuovo direttore di Repubblica. Il prescelto sarebbe Emiliano Fittipaldi, attuale direttore del quotidiano Domani.

La politica

La vendita in arrivo ha scatenato la politica. Per la segretaria del Pd Elly Schlein «le informazioni che circolano sulla vendita del gruppo Gedi sono allarmanti». La leader Dem non nasconde la preoccupazione per i rischi «di indebolimento o addirittura di smantellamento di un presidio fondamentale della democrazia». E l’opposizione insieme Avs-Pd-M5s, chiede che il governo riferisca sulla vendita. Solidarietà ai giornalisti anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa che si propone come intermediario: «Credo che le vostre preoccupazioni siano giustificate e che le proprietà hanno diritto a cambiare, cedere, vendere ma non hanno il diritto di imporre linee di condotta univoche alla redazione. Le vostre preoccupazioni non solo le capisco ma sono a vostra disposizione, anche come intermediario perché abbiate soddisfazione nelle risposte che attendete riguardo alle vostre preoccupazioni».

Il governo Meloni

Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo sottolinea che «La Stampa e La Repubblica sono un patrimonio storico dell’informazione e della cultura del nostro Paese». A suo avviso «La stampa deve continuare ad avere proprietà trasparenti e solide, capaci di garantire ancora quella libertà di informazione che è storicamente uno dei capisaldi della nostra Repubblica. Per questo considero necessario che, nel caso di un passaggio di proprietà, siano illustrati piano industriale e conseguenti garanzie occupazionali».

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti dice che «sarà al fianco dei colleghi e di tutti i lavoratori del gruppo Gedi per una giusta battaglia in difesa della dignità del lavoro e dell’autonomia della professione». Intanto a proporre una soluzione al governo è il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia: «Di fronte a quanto sta avvenendo nelle redazioni di Repubblica e Stampa, il governo italiano non può restare silente e fermo. Palazzo Chigi deve assumere un’iniziativa immediata di fronte a quella che appare come una vera e propria dismissione di un patrimonio della democrazia italiana. Per la tutela di beni e capitali strategici di interesse nazionale viene spesso evocato il Golden Power. Utilizzato da questo governo per molto meno».

Addio Elkann

Nel frattempo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, senatore della Lega, pur garantendo l’attento monitoraggio dell’evolversi della situazione nella consapevolezza del ruolo strategico che l’informazione ricopre per il Paese, rileva che «la trattativa sulla cessione dell’ex Gruppo Espresso è un’occasione da cogliere per aprire finalmente una stagione di maggiore pluralismo e concorrenza ma può essere anche il segnale del definitivo trasloco degli Elkann dall’Italia con tutte le conseguenze del caso». E secondo il leader di Azione Carlo Calenda la cosa non finirà qui: «Dopo le elezioni del 2027 chiuderanno anche le fabbriche (semivuote) di Stellantis».