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30 mila soldati, 30 paesi, gli Usa: come sarà la forza multinazionale per la difesa dell’Ucraina

17 Dicembre 2025 - 05:06 Alessandro D’Amato
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Il progetto per la pace con la Russia. Le basi americane pronte all'intervento. Il piano B con l'Onu. E le azioni militari in caso di rottura dell'intesa con il Cremlino

Una forza multinazionale da schierare in Ucraina. Insieme a un meccanismo simile all’articolo 5 della Nato. E all’impegno a correre in soccorso del partner aggredito. Le garanzie di sicurezza che secondo la formula di Berlino dovrebbero fermare la Russia sono pronte. Con “il sostegno” degli Usa (il famoso backstop) anche all’interno dei confini ucraini. Chi ne farà parte, e con quali compiti, è ancora presto per dirlo. L’Italia, come previsto, non invierà soldati in Ucraina, benché si sia detta disposta a partecipare in altre forme. Ma in cambio chiedono un vero impegno da parte dell’Europa. Che si gioca gran parte della sua credibilità politica.

La forza multinazionale

Il Corriere della Sera spiega che l’impegno per la sicurezza dell’Ucraina da parte degli Usa era già previsto in un allegato al piano di 28 punti russo-americano. Kiev ha chiesto di fissare l’impegno con un voto del Congresso. Washington sembra aver assentito. Ma la Casa Bianca vuole per ora mantenere i vincoli introdotti da Joe Biden. E il Pentagono non invierà soldati sul territorio. La protezione dell’Ucraina sarà garantita con le informazioni di intelligence Usa. E con una forza di interposizione dislocata sul territorio. Guidata da Francia e Regno Unito. Ma Washington ordinerà alle basi americane nell’Est Europa, in particolare in Polonia, di usare la contraerea. Con i missili Patriot, i droni o di far decollare immediatamente i jet da combattimento.

30 mila soldati

L’impegno iniziale prevedeva 30 mila soldati da impegnare nella sorveglianza alle infrastrutture strategiche. Il comando lo avrebbero i generali francesi e britannici. Pronte a inviare militari anche la Finlandia, la Danimarca, la Norvegna. Mentre la Germania si mostra prudente. E la Spagna aspetta l’accordo prima di decidere. Gli ucraini hanno anche parlato di Canada, Australia e Nuova Zelanda. Con compiti «dall’intelligence, alla logistica ai contributi militari», come ha fatto sapere Volodymyr Zelensky. Per ora i russi però non accettano lo schieramento di militari in Ucraina da parte di paesi che fanno parte della Nato o della Coalizione dei Volenterosi.

Il piano B

Il piano B quindi prevede un contingente dell’Onu. Anche se c’è chi fa notare che la disponibilità a modificare la conformazione del contingente potrebbe essere usata da Zelensky come pedina di scambio nella trattativa con Vladimir Putin. Con i Volenterosi «abbiamo redatto un documento, ma abbiamo deciso di non condividerlo: dopo il cessate il fuoco sarà pronto e vedrete come contribuirà ogni capitale», ha precisato Zelensky. Oltre «trenta Paesi» sono disposti a contribuire alle garanzie di sicurezza – ha aggiunto – ma, per l’appunto, «non tutti con le truppe» (si parla ad esempio di logistica o intelligence). Roma non esclude un ruolo nell’addestramento delle forze ucraine, sempre però al di fuori dei confini. Tutto fa brodo, diciamo. Ma non è certo ciò su cui punta prioritariamente l’Ucraina (e nemmeno gli Usa).

L’invasione

L’obiettivo è evitare un’altra invasione da parte di Mosca e a tal fine serve una deterrenza vera e tangibile. Il che significa infrangere il tabù dei tabù: un possibile scontro militare con la Russia. Ecco perché le regole d’ingaggio saranno un elemento chiave della proposta. E qui si passa al simil articolo 5 della Nato. La dichiarazione menziona esplicitamente «un impegno giuridicamente vincolante, soggetto alle procedure nazionali, ad adottare misure volte a ripristinare la pace e la sicurezza in caso di un futuro attacco armato». Con misure che possono includere «l’uso della forza armata, l’assistenza in materia d’intelligence e logistica, azioni economiche e diplomatiche». I Paesi sono Francia e Gran Bretagna, seguite a ruota dai Baltici e dai Nordici (Olanda, Danimarca, Svezia e Finlandia).

Azioni militari

Gli Usa – lo ha confermato il premier polacco Donald Tusk – si dicono pronti ad “azioni militari” qualora il Cremlino dovesse infrangere l’intesa. Ma in cambio chiedono un vero impegno da parte dell’Europa. In sintesi. Se le cose si metteranno male bisognerà combattere al fianco degli ucraini nelle trincee e gli americani non saranno in prima linea. Quando dicono che il Vecchio Mondo deve assumersi la responsabilità per la sua sicurezza intendono proprio questo e il cambio di mentalità deve partire da ora. Il vero nodo è qui. Il resto è negoziabile.