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Stretta sulla sicurezza, il Governo lavora a due testi: nel decreto giro di vite su coltelli e tutela degli agenti. Presto in Cdm

07 Gennaio 2026 - 17:46 Sofia Spagnoli
matteo piantedosi giorgia meloni
matteo piantedosi giorgia meloni
Accanto al decreto, un disegno di legge con le battaglie identitarie e securitarie del centrodestra: la Lega spinge sulla stretta ai ricongiungimenti familiari. Forza Italia lavora in autonomia a un testo sulla polizia municipale

Giro di vite su ordine pubblico e criminalità. Approderanno presto in Parlamento un decreto e un disegno di legge in materia di sicurezza, provvedimenti sui quali ha lavorato direttamente l’Esecutivo. Lo riferiscono ad Open fonti di maggioranza. Un tema che non ha mai abbandonato il dibattito pubblico e politico (e sul quale ora sta puntando i piedi anche il centrosinistra), ma che è tornato con forza al centro dell’agenda del governo dopo l’omicidio di Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, ucciso a coltellate nella notte del 5 gennaio in un parcheggio nei pressi della stazione di Bologna. Per il delitto è accusato il cittadino croato Marin Jelenic. Proprio ieri, 6 gennaio, quando si è stato diffuso il nome del presunto assassino, dalla Lega avevano avvertito di «essere pronti» a portare in Aula «una proposta molto netta e severa» sulla sicurezza e sull’immigrazione.

Decreto legge: rafforzare la sicurezza delle forze di polizia

Il decreto legge dovrebbe approdare a breve in Consiglio dei ministri e conterrà misure definite «urgenti», destinate in particolare a rafforzare la sicurezza delle forze di polizia. Su questo punto è tornato più volte anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che negli ultimi question time alla Camera ha richiamato i dati sugli operatori delle forze dell’ordine feriti durante le manifestazioni. «Oltre 330 operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti, il 53% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno», aveva dichiarato. Parallelamente, Forza Italia sta lavorando in autonomia a un testo dedicato alla polizia municipale. Ma il nuovo testo introdurrà anche un inasprimento delle norme sul porto di strumenti atti a offendere, come i coltelli, in particolare limitando il possesso e l’acquisto ai maggiorenni.

Nel ddl i temi identitari dei partiti

Quanto al disegno di legge, anch’esso in materia di sicurezza, l’impostazione sarà diversa rispetto al decreto. Al suo interno finirà, – per usare le parole di un esponente leghista – «tutto lo scibile umano»: un contenitore ampio destinato a raccogliere una serie di disposizioni meno urgenti, ma ad alto tasso politico. Misure e temi sui quali le forze politiche sono tornate più volte nel corso della legislatura.

Nel caso della Lega, per esempio, nel disegno di legge dovrebbero confluire alcuni dei punti già presentati nella proposta di legge del deputato Jacopo Morrone, a partire dall’introduzione di requisiti più stringenti per l’accesso alla cittadinanza e da una stretta sui ricongiungimenti familiari. Tornerà anche il tema degli sfratti e degli sgomberi, posto che le esecuzioni degli sgomberi proseguono secondo un elenco di priorità stabilito anni fa, soprattutto per quanto riguarda il caso Roma. Nel ddl confluirà anche un provvedimento che punta ad aumentare il numero degli agenti in servizio: attualmente non è possibile assumere più unità di quelle previste, perché la soglia è fissata da una norma e la sostituzione del turnover avviene al 100%. Proprio per questo si rende necessario un disegno di legge che consenta di innalzare quel limite.

Una pdl per lo scudo penale degli agenti

E poi c’è un altro tema spinoso: quello della tutela penale per gli operatori dell’ordine pubblico. Norme pensate per tutelare gli appartenenti alle forze dell’ordine quando, nell’esercizio delle loro funzioni, compiono atti che danno seguito ad inchieste penali, anche qualora la scriminante dell’azione nell’ambito delle proprie funzioni è palese fin dal principio. Molto probabilmente anche su questo punto servirà una norma ad hoc, da introdurre attraverso una proposta di legge, trattandosi di una modifica che incide direttamente sull’assetto delle competenze della magistratura e sulle garanzie procedurali.

Verso la fine della legislatura?

Proprio la natura del provvedimento, un disegno di legge che – a differenza del decreto – prevede un iter parlamentare più lungo e articolato tra Camera e Senato, ne rafforza il valore politico. All’interno della maggioranza c’è chi lo legge già come un atto destinato ad accompagnare la fase finale e la chiusura della legislatura guidata da Giorgia Meloni: un provvedimento “bandiera”, pensato per «raccogliere in un unico quadro» le priorità securitarie del centrodestra. «Stiamo ponendo rimedio a decenni di lassismo e sottovalutazione. Ed è proprio per questo che non intendiamo arretrare di un millimetro e puntiamo a fare sempre di più. Continueremo a rafforzare, migliorare e intervenire» aveva scritto a novembre la premier sui social ribadendo la centralità del tema.

Le misure securitarie

Solo il 4 giugno scorso è arrivato il via libera definitivo al decreto Sicurezza, con la votazione finale in un clima incandescente e risse sfiorate nell’Aula del Senato. Il provvedimento riscrive diversi articoli del codice penale e di procedura penale, introducendo nuovi reati che spaziano dalla resistenza passiva alla cosiddetta norma «anti Gandhi» (così ribattezzata dalle opposizioni), fino alla stretta sulla cannabis light, a un nuovo regime per le detenute madri e alle norme anti «No Tav» e anti «No Ponte». A novembre, poi, Matteo Salvini, che non ha mai nascosto le proprie ambizioni di tornare al Viminale, ha annunciato un pacchetto di 14 proposte di legge su «sicurezza, giustizia e immigrazione», molte delle quali erano già state depositate singolarmente in Parlamento da esponenti leghisti.

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