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La storia di Davide, si converte all’Islam e apre un bar senza alcol a Torino: «Lo spritz? Qui non esiste»

10 Gennaio 2026 - 14:35 Alba Romano
«L’alcol? Copre il gusto e fa male», racconta Piastra che ha aperto il locale nel 2024

Davide Piastra si è convertito all’Islam nel 2019. Da quella scelta personale, maturata lontano dai riflettori e senza proclami, è nato cinque anni dopo uno dei locali più insoliti del Torinese, «Atipico», un bar dove l’alcol non entra nemmeno per sbaglio. Il locale ha aperto a maggio 2024 a Settimo Torinese, proprio davanti al municipio, in mezzo al via vai quotidiano di impiegati e residenti. Alla richiesta di drink alcolici, racconta il Corriere di Torino, la risposta è sempre: «Qui non li facciamo, non serviamo alcol. Ma abbiamo cocktail alternativi». Atipico, oggi, è un unicum nella cintura torinese. Niente superalcolici, niente vino, niente birra tradizionale. Al loro posto, drink costruiti con vini, prosecco e liquori dealcolati, versioni completamente rivisitate degli aperitivi più noti, dall’Amaro Lucano in poi. All’estero questo tipo di locali si chiama Temperance bar, e stanno crescendo soprattutto nel Nord Europa. In Italia restano un’eccezione. «Io non ne conosco altri simili», dice Piastra.

«L’alcol? Copre il gusto e fa male»

La sua non è solo una scelta imprenditoriale. È la conseguenza di un percorso. «Io non posso fare del male a me e agli altri, e dare alcol significa danneggiare l’altro e chi gli sta intorno. Non c’è un obbligo religioso immediato, ma con il tempo, se si ha la possibilità economica, i musulmani che lo vendono dovrebbero togliersi da questo sistema. Non sempre però è possibile», spiega Davide, che lavora nella ristorazione da vent’anni, sempre a Settimo. Ha servito per anni cocktail ad alta gradazione, ha studiato i prodotti alcolici, frequentato corsi, fatto esperienza dietro al bancone. «Quando oggi propongo una bevanda so cosa bevevi prima e cosa ti sto dando adesso». La sfida, spiega, è soprattutto sensoriale: «L’alcol copre il gusto. Qui invece si sentono tutti. È un’esplosione in bocca. Ma per arrivarci serve ricerca, studio, sperimentazione continua».

«Le donne sono più aperte degli uomini»

«Abbiamo una linea chiara, un’identità. Non costringiamo nessuno. Qualcuno resta sbigottito, ogni tanto qualcuno se ne va. Ma a un anno e mezzo dall’apertura sono soddisfatto. Siamo ancora qui», prosegue. Il pubblico è variegato. «Le donne sono più aperte, gli uomini fanno più fatica, sono più rigidi. Il nostro target sono le signore sopra i 35 anni e le persone della terza età. Vengono a fare aperitivo, una cosa che prima qui non avevo mai visto», conclude.

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