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Antonio Tajani e la soddisfazione per la liberazione di Trentini. Decisivo il pressing di Lula e una lettera partita da palazzo Chigi – Video

12 Gennaio 2026 - 16:30 Sara Menafra
Il ministro degli Esteri: «Felici, accelerazione dopo l'annuncio delle liberazioni». I tentativi di questi mesi, i fallimenti e la svolta nell'ultima settimana. La famiglia di Trentini verso Roma

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha tenuto un rapido punto stampa per rivendicare la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò davanti alla sede della Farnesina: «Siamo felici per la liberazione di due italiani, a cominciare da Trentini, il più conosciuto. La svolta c’è stata quando la presidente e il presidente Rodriguez hanno detto che ci sarebbe stata una liberazione di prigionieri politici. Ieri sera il ministro degli Esteri del Venezuela mi ha comunicato la liberazione di alcune persone», ha detto, ricordando poi che altri 42 italiani, con doppio passaporto, sono detenuti e si lavora al suo rilascio. «Adesso abbiamo 42 detenuti italo venezuelani, quelli politici sono 24, lavoriamo perché siano liberati prima possibile».

Trentini che, arrivato nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, ha brevemente dichiarato di stare bene, dovrebbe arrivare all’aeroporto di Roma Ciampino stanotte o, più probabilmente, domattina. La sua famiglia si è già messa in viaggio da Venezia Lido per accoglierlo.

La Farnesina e gli altri attori

A quello che spiegano persone vicine al dossier, Tajani ha lavorato alla liberazione di Alberto Trentini e degli altri quattro italiani usciti dalle carceri venezuelane soprattutto a partire dall’estate scorsa, quando sono stati liberati gli italo venezuelani Americo De Grazia e Margherita Assenza, ma gli sforzi e i contatti si erano fatti insistenti dopo l’autunno, in seguito alla canonizzazione dei primi santi venezuelani, Jose Gregorio Hernandez e madre Maria Carmen Rendiles, avvenuta a San Pietro il 19 ottobre 2025, momento utile a portare una delegazione di venezuelani a Roma. Occasione propizia anche a rafforzare il canale vaticano, che ha sempre pressato per la liberazione dei detenuti “politici” e in particolare di Alberto Trentini.

I segnali di Maduro

Quel pressing però non era andato a buon fine, mancava soprattutto il segnale politico a sostegno del governo venezuelano, che invece a novembre ha consentito alla Francia di ottenere la liberazione di Camilo Castro, dopo la condanna da parte di Parigi dell’assedio americano via mare. Il clima si era fatto particolarmente fosco nel corso delle festività natalizie, quando Nicolas Maduro aveva anche liberato decine di prigionieri ma senza mettere nel conto gli italiani. La lettera della madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso, il 1 gennaio aveva acceso ulteriormente la tensione, anche politica. Poi, invece, l’arresto del presidente il 3 gennaio e la sua sostituzione con la vice Delcy Rodriguez hanno ovviamente riaperto molte possibilità.

Anche perché, al di là di come si evolverà il regime venezuelano da qui in avanti, per la premier Giorgia Meloni, schierata a favore di Donald Trump su tutta la politica estera e in particolare nella vicenda venezuelana, è diventato più fattibile dare il riconoscimento che a Maduro non era mai stato dato. Un comunicato pubblico di riconoscimento di Delcy Rodriguez, poco prima dell’inizio della conferenza stampa di inizio anno, e una lettera che sarebbe partita da palazzo Chigi (ma non c’è conferma ufficiale, anche se si sottolinea che ogni atto utile alla trattativa è stato fatto) in cui si parla anche dei detenuti italiani, hanno avuto un peso determinante.

Il fratello di Rodriguez e il peso di Lula

Parlando coi giornalisti, Tajani ha specificato espressamente il ruolo de «la presidente e il presidente Rodriguez». Non è un particolare privo di importanza. Proprio a Jorge Rodriguez, presidente dell’Assemblea parlamentare venezuelana e fratello maggiore della presidente Delcy, si deve l’annuncio, lo scorso 8 gennaio, della «liberazione di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri» come atto «unilaterale» e «per arrivare alla pace». E lui stesso ha preso parte alla gestione della trattativa. Su cui ha pesato, pare più dei rapporti con gli americani, il pressing internazionale arrivato dall’ex premier spagnolo Jose Luis Zapatero e, tra gli altri, del presidente brasiliano Lula. La volontà del Venezuela di chiudere la fase della cosiddetta «politica degli ostaggi» avrebbe fatto il resto. Ora, il capitolo più complicato riguarderà la liberazione dei cittadini italo-venezuelani con doppio passaporto, anche perché alcuni sono detenuti per reati non politici.

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