Tajani al Senato sulla tragedia a Crans-Montana: «Una ferita inferta a tutte le famiglie italiane. Esigiamo che ogni responsabilità venga accertata»

La gioia per la liberazione dei due italiani Alberto Trentini e Mario Burlò dopo una lunga detenzione in Venezuela cede rapidamente il passo al dolore nel ricordare i giovani italiani morti nella notte di San Silvestro, in Svizzera. «È giusto che l’Italia chieda di costituirsi parte civile nel processo perché questa è una ferita che è stata inferta non a qualche famiglia ma a tutte le famiglie italiane». A parlare è il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenuto nell’Aula del Senato per aggiornare sui tragici fatti avvenuti nella notte di Capodanno a Crans-Montana, dove nel locale “trappola” Le Constellation hanno perso la vita sei giovani italiani.
Prima dell’intervento del vicepremier, i senatori hanno osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime. Nel corso del pomeriggio Tajani riferirà sullo stesso tema anche alla Camera dei deputati, aggiornando, inoltre, sulle situazioni in Venezuela e Iran. Visto che su Crans-Montana è prevista una mozione bipartisan, i due argomenti sono stati separati.
«Una ferita aperta per l’intera comunità nazionale»
Una tragedia incommensurabile e «una ferita aperta per l’intera comunità nazionale», spiega visibilmente emozionato il vicepremier. «Poche volte, in tutta la mia vita e nella mia lunga attività pubblica, ho percepito e condiviso un dolore così straziante, un’angoscia così profonda. Il sentimento che ho provato quando sono entrato nel locale della Constellation, vedendo decine di scarpe per terra, giacconi, è stato veramente un colpo al cuore». Una scena «tremenda», continua, «perché ognuno di noi poteva avere un figlio o un nipote. Sono cose che non devono accadere, che non possono accadere».
Ti potrebbe interessare
- Il mancato allarme, la fuga, le ustioni assenti: perché Jessica Moretti ora rischia il carcere per Crans-Montana
- Strage Crans-Montana, il titolare Jacques Moretti rimane in carcere ma potrebbe essere rilasciato su cauzione
- Trentini e Burlò rientrati in Italia, l’arrivo a Ciampino e l’abbraccio coi familiari. Meloni: «Bentornati a casa» – Foto e video
«Un momento di disperazione»
«Era un momento di disperazione – prosegue – c’erano donne e uomini che non sapevano dove fossero i loro figli, se fossero vivi o morti». Momenti di grande concitazione, nei quali, sottolinea, «tutto il nostro personale diplomatico, tutti coloro che lavorano presso la nostra ambasciata a Berna e il consolato a Ginevra hanno dato il massimo per fornire un’assistenza umana». L’azione italiana «è stata immediata. Siamo stati in grado di garantire cure tempestive ai feriti e supporto psicologico alle famiglie, dimostrando ancora una volta l’efficienza del nostro sistema di gestione dell’emergenza». Una reattività che il titolare della Farnesina ha definito «ben al di là del normale dovere professionale».
«Non abbandoneremo i giovani feriti»
Un pensiero ai ragazzi feriti, ricoverati al Niguarda in gravi condizioni, e alle loro famiglie: «Si dice che chi salva una vita, salva il mondo intero. Per questo oggi rivolgiamo un pensiero di speranza ai quattordici giovani connazionali feriti. Garantiremo loro tutte le cure possibili. Saremo al loro fianco, non li abbandoneremo e non spegneremo i riflettori».
«Ogni responsabilità venga accertata»
Quanto alle responsabilità, negli scorsi giorni è emerso che oltre all’amministrazione comunale, che da cinque anni non effettuava controlli, la colpa ricade soprattutto sui proprietari del locale, Jacques Moretti e la moglie Jessica. «Chiediamo e continueremo a esigere che ogni responsabilità venga accertata e che sia fatta piena chiarezza», sottolinea Tajani, richiamando sui «comportamenti di negligenza evidenti agli occhi di tutti»
