Jacques Moretti e la moglie su Crans-Montana: «Anche noi vittime». Lo scaricabarile davanti ai pm: «Sulla sicurezza era tutto ok dopo i controlli»

Quasi 10 ore di interrogatorio per Jacques Moretti, indagato con la moglie Jessica Maric per l’incendio di Capodanno al Constellation dove sono morte 40 persone. Un’audizione fiume, ma non risolutiva. Per ora l’uomo rimane in carcere e la sua libertà, con una cauzione di 200 mila franchi che un amico della coppia è disposto a pagare, è appesa a un filo. «Ho risposto a tutte le domande, ma in molti casi non ci ha convinto», ha dichiarato uno dei legali, uscendo dal palazzo di giustizia.
Le domande degli inquirenti hanno riguardato la dinamica di quel terribile rogo, divampato alle 1:26 del primo gennaio dopo che una candeline pirotecnica, legata al collo di una bottiglia di champagne, ha infiammato la spugna fonoassorbente del soffitto provocando un incendio generalizzato nel salone sotterraneo. «Siamo vittime anche noi», ha dichiarato Moretti. «Certo», ha puntualizzato, «non vittime sullo stesso piano dei morti e dei feriti, ma soffriamo profondamente anche noi».
Lo scaricabarile sulle responsabilità
Durante l’interrogatorio, gli inquirenti hanno assistito a un continuo scaricabarile di responsabilità, che ha chiamato in causa Comune, dipendenti e fornitori. In tema di sicurezza, Moretti – scrive il Corriere della Sera – ha affermato di non avere responsabilità dirette, attribuendo eventuali mancanze a chi non lo avrebbe obbligato ad adottare misure più stringenti per prevenire i rischi. In pratica, le responsabilità vengono spostate su altri soggetti, in particolare sul Comune.
Quando invece affronta il tema delle bottiglie di champagne con le candele scintillanti portate in sala, la responsabilità viene attribuita allo staff. «Era una prassi adottata dai dipendenti, non una mia iniziativa, ma non l’ho mai vietata», afferma, riprendendo di fatto quanto già dichiarato nel primo interrogatorio dalla moglie Jessica. Un elemento tutt’altro che secondario, poiché appare sempre più evidente che l’incendio possa essere stato innescato proprio dalle scintille entrate in contatto con la schiuma dei pannelli fonoassorbenti installati sul soffitto.
Accuse indirette anche nei confronti del fornitore di quei pannelli: «Ho acquistato la schiuma, ma nessuno mi aveva detto che fosse infiammabile», sostiene, precisando di aver chiarito che il materiale era destinato a un locale aperto al pubblico. «Durante i controlli effettuati – tre fino al 2019 e poi più nulla – nessuno ha sollevato obiezioni sui pannelli». Quanto agli altri rilievi, sulla sedia che ostruiva una via di fuga afferma che sarebbe stata posizionata da un cliente il giorno precedente. Sulla porta del piano terra chiusa a chiave, ammette che fosse effettivamente serrata, ma dichiara di non conoscerne il motivo, aggiungendo che si trattava comunque di una porta di servizio e non di un’uscita di sicurezza.
Oggi un nuovo interrogatorio
Dopo l’audizione di ieri di Jacques, durata quasi 10 ore senza essere stata completata, oggi – mercoledì 21 gennaio – verrà sentita la moglie Jessica Maric. Non è certo, come invece era trapelato ieri, che l’interrogatorio del marito, che si trova ancora in stato di arresto, nonostante un amico della coppia avrebbe pagato la cauzione, possa proseguire già oggi.
