Navi Usa verso l’Iran, gli uomini di Trump in Israele. Ora il regime teme il peggio: «Khamenei s’è rifugiato in un bunker»

L’Ayatollah Ali Khamenei si è spostato in un bunker speciale sotto terra, a Teheran, mossa precauzionale in vista di un possibile attacco americano all’Iran, o contro di lui personalmente. Lo scrive Iran International, testata vicina all’opposizione iraniana. Secondo il sito basato a Londra, la Guida suprema al potere a Teheran dal 1989 sarebbe “calato” nelle ultime ore in un sito fortificato sotto terra che comprende anche un dedalo di tunnel interconnessi, dopo che alti funzionari del regime hanno valutato come aumentato il rischio di un attacco Usa. Secondo le fonti di Iran International, la gestione quotidiana dei poteri e delle comunicazioni dell’Ayatollah sarebbe stata assunta per il momento da Masoud Khamenei, terzo figlio della Guida suprema, che ha 86 anni.
Attacco Usa sì o no? I dubbi di Trump
Tra il 14 e il 15 gennaio scorsi gli Stati Uniti erano parsi vicinissimi a lanciare un nuovo attacco militare contro l’Iran, nel tentativo di «punire» il regime degli Ayatollah per la repressione delle proteste di massa nel Paese, che proseguono ininterrottamente dal 28 dicembre. Ma Donald Trump aveva poi cambiato idea e bloccato ogni azione militare. Ufficialmente con la motivazione che il regime aveva «rinunciato a eseguire le pene di morte contro i manifestanti». Dietro le quinte, più realisticamente, convinto da alleati chiave nella regione che lo strike avrebbe rischiato di incendiare il Medio Oriente, senza garantire in alcun modo oltretutto di ottenere un difficilissimo cambio di regime a Teheran. Gli Usa continuano però a mantenere alta la pressione sull’Iran, in termini militari, economici e comunicativi. Mercoledì Trump ha minacciato di «cancellare dalla faccia dalla terra» il regime, venerdì ha avvertito che una «armata» di navi Usa è in rotta verso l’Iran e che è pronto a lanciare un attacco che farebbe sembrare «noccioline» quello di giugno se il regime procederà a eseguire le pene di morte contro i manifestanti.
Le navi Usa in avvicinamento e i colloqui in Israele
La marina Usa ha fatto sapere in effetti che la portaerei Abraham Lincoln e tre cacciatorpedinieri di supporto hanno lasciato il Mare Cinese del Sud in direzione ovest all’inizio della settimana. Una fonte ufficiale ha precisato però a Fox News che il gruppo di navi è ancora in navigazione nell’Oceano Indiano e arriverà in Medio Oriente tra diversi altri giorni. Quando arriveranno, comunque, si aggiungeranno ad altre tre navi da guerra stazionate in Bahrein e due altri cacciatorpedinieri che si trovano nel Golfo persico. E alle migliaia di truppe Usa di stanza nelle varie basi della regione, prima fra tutte quella di Al Udeid in Qatar, verrebbero così ad aggiungersi altri 5.700 soldati circa. Il comando centrale Usa ha rivelato che nella regione è ora presente pure un Air Force F-15E Strike Eagle, mentre secondo gli analisti decine di altri aerei militari Usa si stanno spostando verso la regione. Mosse tattiche o preparativi per qualcosa di più? Nell’incertezza volutamente lasciata, a parlarne oggi in Israele con gli interlocutori dell’esercito e degli apparati di sicurezza è stato il Comandante Usa Brad Cooper. Mentre sul piano politico a Tel Aviv sono atterrati pure i plenipotenziari di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner. Per parlare col premier Benjamin Netanyahu della fase 2 da spingere a Gaza dopo il lancio del Board di Pace. Almeno ufficialmente.
