Gelo tra Salvini e Vannacci, l’avvertimento del leader del Carroccio: «C’è chi pensa solo alla poltrona. Chi esce dalla Lega finisce nel nulla»

La tre giorni della Lega in Abruzzo si chiude con un intervento senza giri di parole del segretario Matteo Salvini, davanti a oltre mille partecipanti accorsi per ascoltare il discorso conclusivo. Tra il pubblico, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Non c’è nessun nome pronunciato, ma il riferimento a Roberto Vannacci, vicesegretario ed eurodeputato leghista sul punto di annunciare la fondazione di un nuovo partito ultrasovranista, è evidente. Salvini non lascia spazio a dubbi: «C’è chi pensa solo alla poltrona… Sciocco chi esce dalla Lega: finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio: senza rancore e col sorriso».
Le tensioni tra Salvini e Vannacci
Il leader del Carroccio sottolinea la necessità di lasciare andare chi, lungo il percorso, si rivela un “peso improduttivo”: «Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Qualcuno ritiene che il suo seggio sia più garantito da altre parti: vai. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla».
Il conflitto in Ucraina e il Mercosur
Oltre alla questione interna al partito, Salvini tocca altri temi caldi, tra cui il conflitto in Ucraina, con un invito diretto al presidente Zelensky: «Hai perso la credibilità, scegli tra una disfatta e una sconfitta», e la necessità di aprire a un accordo di pace con la Russia. Il segretario rivendica anche l’autonomia della Lega all’interno della compagine di governo: «Stare in coalizione, ma esprimendo la propria soggettività». Un esempio è il Mercosur, approvato dal governo nonostante la contrarietà del Carroccio a Bruxelles: «I nostri europarlamentari rispondono alla propria coscienza».
Il nuovo pacchetto sicurezza
Prima del discorso di Salvini, Piantedosi ha partecipato a un panel sul nuovo pacchetto sicurezza, confermando la norma che impedirà l’iscrizione di poliziotti e carabinieri nel registro degli indagati: «Noi dobbiamo invertire alcuni ambiti culturali. Va bene incrementare le attività di controllo sul territorio, ma va ripristinato un senso di autorità e di presunzione di liceità delle forze di polizia». Il ministro ha aggiunto che per troppo tempo «l’azione dei pubblici poteri e soprattutto delle forze di polizia sono state presentate come illecite».
