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Fabrizio Corona: «Contro di me un editto bulgaro. Dopo questa puntata vado da Trump»

26 Gennaio 2026 - 23:15 Alba Romano
La nuova puntata di Falsissimo non contiene nessuna indiscrezione, nessuna prova, nessuna notizia. È una lunga apologia del metodo Corona che autoproclama Falsissimo «l’unico vero programma di inchiesta rimasto in Italia»

Alla fine, la puntata finale di Fabrizio Corona sul «prezzo del successo» è uscita. Dura un’ora e 18 minuti. Un’ora e 18 minuti in cui l’ex paparazzo si scaglia contro tutti: Alfonso Signorini, i suoi due avvocati, Mediaset. Per raccontare quello che gli sta succedendo Corona parte da lontano, dal 2002: era l’anno dell’“editto bulgaro” con cui Silvio Berlusconi spinse la Rai a estromettere i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e il comico Daniele Luttazzi dai palinsesti, accusandoli di un uso «criminoso» della televisione pubblica.

Lo stop del tribunale

Il Tribunale civile di Milano aveva accolto il ricorso urgente di Alfonso Signorini per bloccare questa puntata di Falsissimo. Il giudice ha ordinato la rimozione dei video già pubblicati e il deposito di tutto il materiale utilizzato, minacciando una multa di 2.000 euro al giorno in caso di violazioni. Corona ha denunciato quella che definisce una «censura» (da qui il paragone con l’editto bulgaro di Berlusconi), sostenendo che il provvedimento limiti la libertà di cronaca, e ha già annunciato ricorso in appello. «Perché gli avvocati di Signorini si permettono di chiedere a YouTube, a Meta, a TikTok di togliere i miei contenuti? Perché hanno paura». Lo scontro nasce dai contenuti ritenuti diffamatori e lesivi della privacy di Signorini, riguardanti i presunti meccanismi di ingresso legati al Grande Fratello. Ma Corona ha tirato dritto e, seppur con mezzora di ritardo rispetto a quanto previsto, ha pubblicato la puntata del suo format Falsissimo.

La tesi di Corona

Nel racconto di Corona, il caso giudiziario diventa il punto di partenza per una tesi più ampia: l’esistenza di un «sistema» mediatico compatto. Mediaset, Rai, Corriere della Sera e Repubblica – sostiene – agirebbero come un unico blocco, funzionale a una narrazione condivisa e interessata. Una tesi che, nel video, si intreccia a considerazioni politiche: Corona parla di una convergenza di interessi volta a «distruggere la destra», salvo poi tornare subito sul caso Signorini e sul ruolo di Mediaset. Secondo l’ex paparazzo, la scelta dell’azienda di sostenere Signorini e di non prendere le distanze sarebbe legata a equilibri interni e a un codice etico che, se violato, potrebbe avere conseguenze anche sul piano finanziario. Tutto questo viene presentato come la prova di una tutela del potere e non dell’informazione.

Accuse, ricostruzioni e chat

La parte centrale della puntata è un lungo susseguirsi di accuse, ricostruzioni e testimonianze riferite. Corona insiste in particolare sul ruolo di Alfonso Signorini come snodo di un presunto sistema di potere mediatico: parla di materiali fotografici e video che sarebbero stati acquistati e poi ritirati per evitare la pubblicazione, di servizi giornalistici mai usciti e di rapporti personali usati – secondo lui – come leva di influenza. Nel video richiama casi di cronaca del passato molto noti, come quello di Piero Marrazzo, raccontando di materiale video che sarebbe circolato tra forze dell’ordine e redazioni e che, a suo dire, sarebbe stato ritirato per impedirne la pubblicazione. Cita poi episodi che riguardano Lapo Elkann, sostenendo che alcune fotografie compromettenti sarebbero state acquistate e poi archiviate. Corona parla anche di presunti ricatti costruiti attraverso il controllo delle testate e delle copertine. A supporto della sua tesi manda in onda telefonate e interviste a terzi, racconti di ex collaboratori e riferimenti a chat e documenti che sostiene di aver consegnato o di essere pronto a consegnare alla magistratura, presentandoli come elementi di un sistema che – sempre secondo lui – avrebbe operato per anni nel mondo dell’informazione e dello spettacolo.

Un futuro negli Stati Uniti?

Nel racconto ricompare anche Paolo Zampolli, l’imprenditore che si definisce, nel suo profilo Instagram “Inviato speciale del Presidente degli Stati Uniti per le partnership globali”. Corona fa ascoltare la telefonata in cui Zampolli gli dice che «al presidente piacciono queste robe nuove» e che «tu devi essere full accredited per il numero di viewers che hai». Così, con maglia bianca sul solito sfondo nero, Fabrizio Corona annuncia: «Dopo questa puntata me ne vado alla Casa Bianca dal mio amico Zampolli che mi presenta il mio amico Trump». In perfetto stile Corona, nel finale della puntata l’ex paparazzo annuncia nuove puntate e nuovi materiali, citando interviste già registrate e testimonianze che – a suo dire – riguarderebbero figure storiche della televisione e i rapporti interni a Mediaset.

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