«Una bambina di 9 anni si può sposare, dopo il primo ciclo mestruale è adulta», le frasi shock dell’Imam di Brescia finiscono in un’interrogazione parlamentare

Finisce in Parlamento il servizio trasmesso dal programma di Rete 4 «Fuori dal coro» dove un inviato, fingendosi un cittadino interessato a convertirsi all’Islam, è entrato in una moschea di Brescia e ha registrato alcune dichiarazioni di un Imam tramite un traduttore. Al centro dell’interrogazione, ci sono proprio le affermazioni dell’uomo, relative ai matrimoni tra adulti e minorenni. Secondo quanto mostrato nel servizio, l’Imam ha infatti spiegato che, nella tradizione islamica da lui interpretata, una ragazza potrebbe considerarsi adulta dopo i nove anni e quindi sposarsi. «Nel nostro Islam dopo i 9 anni una ragazza diventa adulta, il Corano dice che si può fare: può sposare anche un uomo di 30, 40 anni. La religione islamica dice che, se i genitori sono contenti e tutti sono d’accordo, una bambina si può sposare anche a 9 anni. L’Islam dice così», aveva detto. Per poi aggiungere: «Tua moglie ora è proprietà tua. A 18 anni puoi farla venire in Italia per farle avere i documenti. Dio non ti dice che non puoi sposarle, qua invece lo Stato ti blocca». Le dichiarazioni erano state rilasciate in modo spontaneo perché c’erano le telecamere nascoste. A telecamere aperte, invece, l’Imam ha ritrattato quelle dichiarazioni.
L’interrogazione parlamentare
Oltre a lui, anche un altro religioso praticante aveva confermato l’interpretazione data. «Al primo ciclo mestruale la donna è adulta e si può sposare, è una tradizione. Se il nostro Profeta ha sposato una bimba di 12 anni, perché gli altri non lo possono fare?», aveva dichiarato. Tutte queste dichiarazioni, in netto contrasto con i diritti e le leggi del nostro Paese, hanno portato l’onorevole Cristina Almici di Fratelli d’Italia a presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Almici chiede se il ministero sia a conoscenza dei fatti e quali verifiche siano state avviate dalle autorità competenti. L’interrogazione sollecita poi approfondimenti «finalizzati anche all’adozione di provvedimenti di allontanamento o espulsione, nei confronti di soggetti stranieri che, sul territorio nazionale, sostengano, diffondano o giustifichino l’idea delle cosiddette “spose bambine”, contribuendo a creare un clima di sopraffazione e di violenza incompatibile con l’ordinamento democratico».
