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TikTok, Instagram e YouTube sotto accusa, il processo a Los Angeles: «Danni alla salute dei giovani»

26 Gennaio 2026 - 08:27 Alba Romano
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Alphabet, ByteDance e Meta sono chiamate a rispondere per presunti meccanismi capaci di generare dipendenza, soprattutto tra i minori. La prima accusatrice è una giovane donna di 19 anni

I colossi dei social network hanno progettato consapevolmente piattaforme capaci di creare dipendenza nei minori? È questo il nodo centrale del procedimento giudiziario che prenderà avvio questa settimana a Los Angeles e che potrebbe segnare una svolta senza precedenti nel diritto statunitense. Sotto accusa ci sono Alphabet, ByteDance e Meta, i giganti tecnologici che controllano rispettivamente YouTube, TikTok e Instagram. Martedì 27 gennaio inizierà la selezione della giuria presso il tribunale statale della California e, secondo molti osservatori, una sentenza sfavorevole alle aziende potrebbe aprire la strada a una valanga di cause analoghe in tutto il Paese.

Le accuse

Le società di social media sono già bersaglio di centinaia di azioni legali che le accusano di aver sviluppato prodotti deliberatamente progettati per catturare l’attenzione degli utenti più giovani, favorendo comportamenti compulsivi e causando gravi conseguenze sulla salute mentale. Tra i danni denunciati figurano depressione, disturbi alimentari, ricoveri in strutture psichiatriche e, nei casi più estremi, il suicidio. Le strategie legali adottate dai querelanti richiamano apertamente quelle utilizzate negli anni ’90 e 2000 contro l’industria del tabacco, travolta allora da un’ondata di contenziosi simili.

Il processo a Los Angeles

Il processo, che si svolgerà davanti alla giudice Carolyn Kuhl, dovrebbe entrare nel vivo nella prima settimana di febbraio. Al centro del caso vi è la vicenda di una giovane donna oggi diciannovenne, identificata con le iniziali K.G.M., che sostiene di aver riportato gravi danni psicologici a seguito di una dipendenza sviluppata durante l’adolescenza dall’uso dei social network. 

«È la prima volta che un’azienda di social media deve rispondere davanti a una giuria per i danni arrecati a dei minori», ha dichiarato Matthew Bergman, fondatore del Social Media Victims Law Center, il cui studio è coinvolto in oltre mille procedimenti di questo tipo. «Il solo fatto che K.G.M. e la sua famiglia possano confrontarsi in tribunale, ad armi pari, con alcune delle aziende più potenti e ricche del pianeta rappresenta già una vittoria di enorme valore simbolico», ha concluso Bergman.

Foto copertina: PEXELS / BASTIAN RICCARDI

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