Sergej Lavrov ospite del congresso dei rosso-bruni. Marco Rizzo a Open: «Bombe sull’Ucraina? No, parlerà di pace e multipolarismo»

Ci sarà anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov tra gli ospiti del prossimo congresso di Democrazia sovrana popolare, il partito di tendenza «rosso-bruna» fondato da Marco Rizzo nel 2023. Il congresso è in programma a Roma il prossimo weekend, sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio. L’intervento (in collegamento) di Lavrov, lanciato dal partito con tanto di card, promette di essere il piatto forte di sabato pomeriggio. Piatto indigesto per chi (gli ucraini) da quasi quattro anni muore o congela sotto le bombe sganciate dalle forze di Vladimir Putin, di cui Lavrov è da 22 anni il fedele ministro degli Esteri. Specie se si aggiunge che al congresso del partito di Rizzo Mosca sarà rappresentata pure sul palco dall’ambasciatore in Italia Alexey Paramonov. Lavrov ospite d’onore della kermesse, dunque? «Ma no – fa il modesto l’ex deputato comunista al telefono con Open – di ospiti importanti ne avremo almeno altri tre. Senza contare quelli in fila per esserci e a cui abbiamo detto di no…».
Il pantheon sovranista a Roma e l’intervento di Lavrov
Chi sarebbero gli altri special guest più attesi sul palco dell’Ergife? Nell’ordine, il polemista MAGA Joe Hoft, fondatore della testata complottista The Gateway Pundit; monsignor Antonio Suetta, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo balzato agli onori delle cronache per aver deciso di far suonare le campane della sua diocesi ogni sera «in ricordo dei bambini non nati a causa dell’aborto»; e Ľuboš Blaha, politologo ed eurodeputato slovacco vicinissimo al premier «rosso-bruno» di Bratislava Robert Fico. Quanto basta per farsi un’idea dei riferimenti politico-culturali cui il movimento di Rizzo guarda al di fuori dei confini italiani. Resta il fatto che a fare notizia sabato, è facile prevedere, sarà soprattutto l’intervento di Lavrov in collegamento con l’assise di Roma. Monologo, intervista, talk? «Questo non glielo posso dire, lo sveleremo all’ultimo». D’accordo, ma di cosa è stato invitato a parlare? «Del mondo multipolare», dice Rizzo, che ricorda come sul palco compariranno gli ambasciatori pure di molti altri Paesi, dal Brasile al Sudafrica sino alla Palestina. Perché noi «siamo per la pace e il mondo multipolare, non come il Corriere», affonda il colpo il politico torinese polemizzando con l’intervista a Lavrov di cui il giornale a novembre ha bloccato la pubblicazione per non dar spazio alla sua «propaganda».

La «diplomazia» di Rizzo e quella di Meloni
Nello sforzo di agguantare la pace, dunque, Rizzo o i suoi chiederanno conto con l’occasione a Lavrov dei bombardamenti quotidiani sull’Ucraina e dei continui niet a qualsiasi sforzo negoziale per cessare le ostilità che non implichi la capitolazione di Kiev? «Speriamo che ci porti buone notizie sulla pace», taglia corto il leader di Democrazia sovrana popolare. Che ricorda come, d’altronde, sia stata la stessa premier nella conferenza stampa d’inizio anno a dire che per arrivare alla pace «bisogna parlare con la Russia». Rizzo con l’ospitata a Lavrov farà quindi un favore a Meloni? «Facciamo un favore all’Italia», gonfia il petto l’ex deputato, sottolineando l’importanza della presenza sullo stesso palco anche dell’«uomo di Trump» Joe Hoft. D’altra parte, «la verità nuda e cruda l’ha detto il segretario di Stato Marco Rubio: questa non è una guerra tra Russia e Ucraina, ma tra gli Usa (di Biden) e la Russia». Combattuta sulla pelle degli ucraini, che però al congresso del movimento non sono stati invitati, conferma Rizzo a Open: «Direi che sono rappresentati a sufficienza…». Con buona pace della democrazia “sovrana e popolare”.
