I numeri e i profili di due boss nella rubrica di Maria Rosaria Boccia, lo strano furto al negozio del fratello dopo le chat con Ranucci: i precedenti in famiglia

È dalla rubrica telefonica e dei rapporti sui social di Maria Rosaria Boccia che emergono nuovi dettagli controversi contenuti negli atti dell’inchiesta della procura di Roma. L’imprenditrice di Pompei è accusata di 33 episodi di stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Come scrive Rita Cavallaro sul Giornale, dopo le chat con Sigfrido Ranucci con le teorie del complotto sulla presunta lobby gay di destra, dagli atti emergono numeri nella rubrica telefonica di Boccia e legami social con esponenti del clan camorristico Ridosso-Loreto.
Il clan Ridosso-Loreto e l’omicidio di Angelo Vassallo
Si tratta di figure coinvolte nell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010. Secondo il fascicolo del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e del pm Giulia Guccione, la Boccia avrebbe messo in atto «condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo» nei confronti di Sangiuliano, provocandogli uno stato di ansia tale da costringerlo alle dimissioni.
I precedenti familiari e il furto nell’atelier
Anche nella famiglia di Maria Rosaria Boccia non mancano i precedenti con la criminalità organizzata. Ricorda Cavallaro che lo zio Francesco nel 2005 era stato arrestato per aver ospitato in casa il pericoloso latitante Mario Fabbrocini, condannato per l’omicidio di Roberto Cutolo, figlio del boss della Nuova camorra organizzata Raffaele. Ieri, dopo la pubblicazione delle chat tra Ranucci e la Boccia, qualcuno ha svaligiato l’atelier del fratello dell’imprenditrice, Gaetano Boccia, arrestato lo scorso marzo per furto di energia elettrica.
Ti potrebbe interessare
- Le chat di Ranucci e Boccia sulla “lobby gay” di destra, ma lui smentisce: «Dialoghi manipolati»
- Le chat tra Maria Rosaria Boccia e Report nell’inchiesta per stalking di Sangiuliano
- Usa il logo della Camera ma non può, Maria Rosaria Boccia pizzicata sui social: i post sulle diete e i ritocchi estetici dopo il flop elettorale
- Campania, flop di Maria Rosaria Boccia: solo 160 voti. Sangiuliano secondo a Napoli, il seggio è assicurato
L’amicizia social con i Ridosso e i numeri in rubrica
Gli inquirenti hanno analizzato un allegato contenente l’intera rubrica di Boccia, tra contatti telefonici e amicizie sui social. Sei i nomi finiti sotto la lente, ma due pesano particolarmente: l’amicizia Facebook con Romolo Ridosso, boss del clan di Scafati diventato collaboratore di giustizia per l’omicidio Vassallo e ora direttamente implicato nel delitto. E soprattutto suo figlio Salvatore, di cui la Boccia avrebbe memorizzato ben due numeri di cellulare. Secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale, quest’ultimo avrebbe lavorato anche nei negozi della famiglia dell’imprenditrice pompeiana.
Il ruolo chiave nell’inchiesta sul sindaco Vassallo
Proprio Salvatore Ridosso ha dato la svolta alle indagini sul delitto Vassallo. È stato lui a raccontare di un sopralluogo ad Acciaroli effettuato due giorni prima dell’omicidio insieme al padre Romolo e all’imprenditore Giuseppe Cipriano. Temendo di essere incastrato nel caso, il figlio del boss aveva coinvolto nell’omicidio il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e l’ex sottufficiale Lazzaro Cioffi, già condannato a 15 anni per collusioni con i narcotrafficanti di Caivano. Ridosso aveva collegato l’assassinio del sindaco a un giro di droga che partiva da Secondigliano, passava dal porto di Acciaroli e veniva smistato tra Cilento e Calabria. Dietro il traffico di stupefacenti, il boss scafatese Raffaele Maurelli, che avrebbe tentato invano di corrompere Vassallo per ottenere la concessione di una parte della spiaggia. Il rifiuto del sindaco, pronto a denunciare, gli è valso come una condanna a morte. Le indagini però hanno ipotizzato ora che il movente sia da ricondurre a interessi economici legati a concessioni e licenze comunali.
