Decreto sicurezza, Meloni spinge per accelerare. I paletti di Piantedosi: fermo preventivo per massimo 12 ore, no alla cauzione

Il pacchetto sicurezza si farà, al consiglio dei ministri di mercoledì, non più tardi. E’ la decisione presa oggi al vertice convocato da Giorgia Meloni, con la partecipazione dei due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani (collegato), oltre che dei ministri Guido Crosetto, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, oltre alla presenza di Alfredo Mantovano.
La riunione, assicura chi era presente, è servita soprattutto a ridefinire, anche rispetto a quanto concordato nelle scorse settimane, quali parti debbano andare in un decreto e quali nel disegno di legge. Se fino alla scorsa settimana, ad esempio, si pensava che – tra le norme più discusse e considerate dal governo decisive in questa fase – solo l’intervento sui divieti di coltelli ai minori sarebbe andato nel decreto legge, mentre le tutele penali agli agenti sarebbero andati nel disegno di legge e sul fermo preventivo si sarebbe addirittura, secondo alcuni, aspettata una seconda occasione, ora i fatti recenti, in particolare il caso Rogoredo e gli scontri di Torino, danno al governo l’assist per agire d’urgenza anche su questi temi.
Il fermo preventivo
Sul fermo preventivo di polizia, cioe sull’idea che i soggetti considerati pericolosi vengano portati in questura prima delle manifestazioni ma comunque per un periodo di tempo limitato, la proposta arrivata dal Viminale è di estendere, di fatto, quanto già accade con il Daspo urbano e con il foglio di via. La novità sarebbe che davanti a precedenti penali specifici o a condotte pericolose (ad esempio armi o oggetti pericolosi trovati durante un controllo) la persona sia fermata preventivamente, ma per un tempo che non preveda l’intervento di un magistrato o la predisposizione di un dispositivo di tutela paragonabile a quello che si attua in caso di arresto. Di qui il limite massimo di 12 ore.
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No alla cauzione
Dunque, ha chiarito Piantedosi e, a quanto spiega a Open chi era presente, diversi ministri si sono detti d’accordo, fermi più lunghi sarebbero più difficili da gestire e controproducenti. Durante il vertice si è convenuto che la proposta di una cauzione da pagare preventivamente per chi indice una manifestazione – come proposto da Matteo Salvini – sarebbe controproducente e persino pericolosa, visto che aumenterebbero le manifestazioni non comunicate preventivamente alla Questura. Quel punto, si assicura, non sarà nel pacchetto sicurezza.
Lo “scudo” per gli agenti (che non è uno scudo)
Il tempo passato rispetto alle prime proposte di intervento sulla sicurezza, servito anche a limare la proposta sulla parte più delicata dell’intervento, quello della tutela degli agenti che abbiano agito con chiare scriminanti di legittima difesa e uso legittimo delle armi. Dati i rischi di incostituzionalità o di allungare i procedimenti invece di accorciarli, la proposta affinata ora è di dare al magistrato la possibilità, non solo per gli agenti ma per tutti i cittadini, di andare direttamente alla richiesta di archiviazione, quando il caso di legittima difesa sia evidente e supportato da elementi terzi, come ad esempio un video.
Il caso Masini
Il caso di scuola viene considerato quello del luogotenente Luciano Masini che a Rimini, ripreso dai passanti in un video, la notte di capodanno 2025, sparò ad un uomo che si avvicinava con un coltello e aveva già ferito altre persone. L’inchiesta ha richiesto sei mesi di tempo, secondo il governo si potrebbe superare quel periodo per arrivare ad una rapida archiviazione. Al magistrato, però, spetterebbe sempre l’onere di valutare se il caso sia palese o siano necessari accertamenti. Iscrivendo al registro degli indagati chi ha agito, eventualmente, per difendere se o altri.

