Maria Antonietta e Colombre al Festival: «Frullatore Sanremo? Meglio affrontarlo insieme». L’intervista
La felicità e basta, si intitola così il brano scelto da Maria Antonietta e Colombre per il loro debutto sul palco del Festival di Sanremo. Non si tratta di un duo, chi vuole farli passare forzatamente come riempiposto degli ei furono Coma_Cose, semplicemente, non sa di cosa sta parlando. Letizia Cesarini e Giovanni Imparato, così all’anagrafe, sono sì una coppia nella vita, ma provengono da un percorso parallelo, molto raffinato, intellettuale, pur nell’accessibilità dei loro brani, da solisti e insieme. Per accertarsene basta andarsi a riscoprire Luna di miele, il loro unico joint album, uscito a settembre, di certo uno dei migliori dell’annata 2025. Sanremo per loro, singolarmente, è un traguardo che si sono meritati sul campo dell’indie, contromovimento culturale del quale sono stati due dei maggiori protagonisti. Una chiamata che arriva anche in forte ritardo considerata la qualità del prodotto offerto, ma il Festivàl, si sa, ci mette un po’ ad inquadrare certe cose.
Quando avete scoperto di essere nel cast di Sanremo ’26, vi siete detti: “Andiamo a Sanremo per…”?
Maria Antonietta: «Per fare una rapina! No, scherzo, andiamo a Sanremo per portarci tutti gli anni di canzoni scritte, ognuno parallelamente con i suoi dischi, i suoi progetti, i suoi concerti, andare a portare in quello spazio tutte le esperienze, tutte le persone incontrate. Poeticamente, simbolicamente, ho pensato a questo. Cioè, vederlo non come un punto d’arrivo ma come una tappa dell’avventura».
Colombre: «Sì, anche con la volontà di mettersi in gioco facendo qualcosa che non hai mai fatto. Per curiosità, ti direi».
Maria Antonietta: «Anche, sì».
Colombre: «Per voglia di scoprire qualcosa che non conosci. Che alla fine è il succo un po’ di tutto, no? Sennò sarebbe tutto molto noioso».
Voi provenite dalla pubblicazione recente di un bellissimo joint album, come mai avevate scelto proprio questa canzone per Sanremo?
Colombre: «Perché quando abbiamo chiuso il disco questa canzone non esisteva. Poi l’estate scorsa sono andato a un karaoke e ho ascoltato una canzone di Lola Young che non conoscevo, la stavano cantando delle ragazze, e mi è venuto un flash melodico, così me lo sono un po’ appuntato. Tornato a casa a Lety è piaciuto un sacco, quindi ho cominciato a scrivere un po’ le parole. Sono venute fuori in maniera molto molto leggera, in maniera molto veloce, molto sentita, quindi abbiamo capito che poteva essere una canzone nuova per noi da mettere nel caveau».
Maria Antonietta: «Quando ci hanno chiesto se volessimo presentare una canzone, per fortuna era già scritta, perché se devi scriverla da zero, a tavolino, con l’obiettivo sicuro, per mia esperienza personale, non funzionerà mai».
Colombre: «Avevamo quella lì perché era venuta fuori in quel momento e quando l’abbiamo presentata ovviamente ci abbiamo pensato, dicendo: “Ok, devi presentare una canzone che ti rispecchi a livello di intensità, a livello di poetica”, più che altro per rispetto dei percorsi che abbiamo avuto fin qua.».
Maria Antonietta: «Sì, ci sembrava in linea con quello che era il disco che avevamo pubblicato. C’era un sapore, c’era comunque un’onda che era la stessa, però al tempo stesso non era una canzone d’amore e questo ci premeva molto: andare in uno spazio così generalista, che giustamente non ci conosce, magari per larga parte, perché veniamo da due percorsi molto indipendenti. Quindi andarci insieme per noi era cruciale farlo con una canzone che non fosse d’amore e che avesse un messaggio, se vuoi anche un po’ politico. Siamo una coppia nella vita ed è un dato, non c’è nulla da nascondere, però ci tenevamo che questa nostra partecipazione non si appiattisse».
Colombre: «…ed eccoci qua.».
Molti pensano che voi siate nel cast di Sanremo per occupare il posto che fu dei Coma_Cose, ma significa non avere idea di cosa si sta parlando…
Maria Antonietta: « È un po’ ciò che accade quando fai la cantautrice: basta che sommi “genere biologico femmina”, “strumento chitarra” e “scrive le sue canzoni” e automaticamente fai la stessa musica di tutte le donne del mondo. Cioè il cantautorato al femminile si ritrova questa etichetta, per cui, non so, Patti Smith e Katy Perry sono la stessa cosa, devono necessariamente avere qualcosa in comune. Qua c’è invece il concetto di coppia: stanno insieme, fanno musica, uguale Albano e Romina, Coma_Cose, etc etc…che è una grande semplificazione, mi sembra un pochino limitante per tutti i coinvolti, ma è un meccanismo di semplificazione molto diffuso».
Colombre: «Sì, la differenza è che se noi mai dovessimo lasciarci o cose del genere, e non me lo auguro, comunque rimarremmo autonomi nello scrivere le canzoni, perché veniamo da due carriere parallele, separate, non siamo nati insieme per fare una cosa, abbiamo comunque i nostri percorsi, che a un certo punto si sono semplicemente incrociati».
Se proprio vogliamo tirare per la coda un paragone, probabilmente è più azzeccato quello con Colapesce e Dimartino. Loro però sono rimasti incastrati in questa trappola, molti sono convinti che siano un duo…
Colombre: «Io penso che loro siano rimasti incastrati semplicemente per il fatto che Colapesce e Dimartino suona benissimo, Maria Antonietta e Colombre non suona bene, quindi secondo me è una questione di eufonia».
Maria Antonietta: «Siamo destinati alla singolarità».
Il vostro brano, secondo una media fatta da Domani considerando tutti i pagelloni usciti dopo i preascolti su quasi tutti i giornali, vi mette al secondo posto, il brano quindi è molto piaciuto alla stampa. Ma voi ci pensate alla possibilità di vincere e che il vostro pezzo diventi estremamente popolare?
Colombre: «Io penso semplicemente che la canzone quando nasce è come se avesse la volontà di farsi ascoltare il più possibile, la musica è condivisione, quindi è ovvio che se tu hai scritto una canzone, se hai l’occasione di farla ascoltare a più persone possibili che possano capirla, che possano non capirla, evviva. Poi se non la capisci va bene uguale, però magari ci sono delle persone che non ti conoscevano, che magari la canzone gli è piaciuta e magari cominciano a seguirti e riscoprono le cose che hai fatto prima, quindi in realtà uno fa musica per se stesso ovviamente, perché è una necessità, però quando incontra anche il fatto che ci siano più persone che sanno quello che fai e che comunque apprezzano il tuo lavoro, è una cosa bellissima, innegabile».
È più facile affrontare il frullatore Sanremo assieme?
Colombre: «Assolutamente. È più facile insieme, ma soprattutto per mettere il tuo ego da una parte, e secondo me ogni tanto, soprattutto in situazioni così complicate. Non è semplice andare là sopra, comunque c’è una preparazione da fare. Poi noi ci teniamo molto, vogliamo scegliere dalla prima all’ultima nota, fino al bottone della camicia, quindi ci teniamo molto da questo punto di vista a mettere l’ego da una parte. C’è questo documentario incredibile su We Are the World, Quincy Jones aveva messo questo bellissimo cartello fuori dallo studio di registrazione che diceva: “Lascia l’ego fuori da questa porta”, perché sapeva che dentro avrebbe avuto poi tutti gli artisti più incredibili del mondo. Quando vai in due devi essere anche bravo ad accettare innanzitutto i tuoi limiti, ad ascoltare l’altra persona, che ti dà la forza magari in un momento di difficoltà e soprattutto far sì che anche l’altro ti aiuti nella missione, quindi il tuo ego deve starsene un attimo seduto e imparare ad ascoltare ancora di più la persona che hai scelto per andare là e che deve essere la persona giusta, perché altrimenti è un inferno…come altri maestri insegnano».
Qual è la prima cosa che vi viene in mente pensando alla parola “felicità”….?
Colombre: «Libertà».
Maria Antonietta: «Bello, giusto, sono d’accordissimo. Se non c’è libertà non ci può essere felicità, è proprio la condizione imprescindibile, le due cose sono forse la stessa cosa».
Colombre: «Perché tu ti devi prendere anche la libertà di fare delle scelte per te stesso. Ti devi prendere la libertà di dire “Non me ne frega niente. Io sono come sono sono e questa è la mia felicità: ti piace? Bene. Non ti piace? Pazienza».
Maria Antonietta: «Io me la prendo comunque, ho bisogno di doverla meritare, di sgobbare, d’essere la prima della classe sempre….basta! Basta! È proprio una cosa ansiogena che ti riempie di senso di colpa, di aspettativa. Voglio dire: sei vivo, è una chance unica, incredibile, cioè sei un debuttante, perché tutti abbiamo una vita sola (pare) e pare per alcuni no, ma è affascinante la visione della nostra civiltà occidentale. Abbiamo una vita, noi siamo tutti debuttanti, sbagliamo continuamente, ok, però è anche una chance assurda, e quindi dobbiamo essere felici, cioè possiamo essere felici e non deve essere un privilegio la felicità non deve essere una ricompensa cioè sono viva sono qua me la prendo».
Colombre: «E poi riflettevo anche su questa cosa della felicità e basta. Cioè, tu arrivi a metà del ritornello, noi ovviamente ci abbiamo pensato, e ti accorgi che ognuno ha la sua visione della felicità, quindi ce la prendiamo e basta la felicità, è il cielo luminoso in una sera di maggio…ognuno ha la sua formula, qui nessuno vuole dettare le formule della felicità degli altri».
Per la serata delle cover farete un duetto con Brunori SaS, potreste darci un indizio sulla canzone? Basta anche una parola…
Maria Antonietta: «Canteremo “Il mondo”».
Colombre: «Ci siamo voluti complicare la vita, abbiamo detto: “Proviamo a fare questa canzone, che è incredibile, che è un evergreen intramontabile».
C’è un brano della storia di Sanremo che vi sarebbe piaciuto scrivere o interpretare?
Maria Antonietta: «Tantissimi, una mia grande passione è Non ho l’età, di cui ho fatto anche una cover tantissimi anni fa. È un pezzo totale, mi emoziona molto, è incredibile la Cinquetti».
Colombre: «Una canzone totale è Perdere l’amore ovviamente, che gli devi dire? Quella cosa lì è inarrivabile.».
Finite la frase: “Se vinco Sanremo…”
Maria Antonietta: «Scappo in Thailandia».
Colombre: «Se vinciamo Sanremo vado in vacanza subito…In Thailandia? Stavo pensando ai Monti Sibillini. Però sì sì, in realtà Thailandia, mare, meglio».

