Alessandra Giudicessa senza la gemella a Belve Crime: «È ai domiciliari». Dai film ai furti veri e l’arresto: «Perché non sono una ladra» – Il video

Sullo sgabello di Belve Crime, il programma ideato e condotto da Francesca Fagnani in onda martedì 19 maggio alle 21.20 su Rai 2, si accomoda Alessandra Giudicessa, una delle due gemelle cleptomani rese celebri dai film «Come un gatto in tangenziale» di Riccardo Milani. Un copione che, nel suo caso, ricalca quasi alla lettera la biografia: lei e la sorella Valentina hanno davvero fatto del furto un mestiere, cresciute con un padre che campava di rapine. Il successo cinematografico, però, non ha riscritto il finale. «I soldi sono finiti subito. Ci siamo ritrovate come prima, anzi, pure peggio. Perché alla fine ci sono arrivate tutte le denunce della gente che, guardando il film, poi si è ricordata che eravamo andate a rubare davvero…», racconta a Fagnani.
«Le commesse mi seguono ovunque»: il prezzo della notorietà
La popolarità delle due sorelle ha inevitabilmente portato ogni loro uscita in pubblico in uno spettacolo paradossale, sempre preso con una certa dose di autoironia. «Dove entriamo ci vengono dietro le commesse. Magari vado ad accompagnare i miei figli a comprarsi una cosa e ci sono dieci commesse che mi vengono dietro. Lasciano perfino le casse libere e stanno tutte a seguire me. Che poi magari entra un altro e gli porta via tutto. A me viene da ridere ma intanto mi viene da piangere», confida. All’osservazione della conduttrice sull’etichetta di «ladra», Alessandra reagisce con una contraddizione tutta sua: «Mi offendo perché non mi sento una ladra, lo faccio per necessità. Ci rimango male se la gente mi dice che sono ladra, però lo sono!». L’assenza della gemella in studio ha una ragione precisa, come spiega lei stessa: «In questo momento sta agli arresti domiciliari e quindi non è potuta venire».
Come mettevano a segno i «furti con destrezza»
Davanti a Fagnani, che ricorda come le contestazioni siano sempre state per furto con destrezza, Alessandra svela il meccanismo a quattro mani perfezionato con la sorella: «Perché siamo due, magari una distrae e l’altra prende, capito? Quindi per loro il reato di destrezza è quello. Una parla alla commessa e l’altra ruba». L’intervista scivola poi sui ricordi più dolorosi, quelli di un’infanzia senza punti di riferimento: «Nostro padre era sempre in galera e mamma ci ha messo in collegio da bambine. Siamo cresciute io e mia sorella da sole». Provando a guardarsi indietro, Giudicessa ammette tutto il rimpianto del loro stile di vita: «Vorrei poter tornare indietro e cambiare tutto, mi taglierei le mani per avere una vita nuova».

